Premio IQU 9, Il senso ritrovato della città post-industriale: una proposta per l’area ex SNIA Viscosa di Varedo

Progettazioni Architettura – Il senso ritrovato della città post-industriale: una proposta per l’area ex SNIA Viscosa di Varedo

Referente progetto: Marcello Modica

 

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Questo lavoro scaturisce dall’esperienza personale maturata dall’autore in oltre dieci anni di ricerca storica e documentazione fotografica del patrimonio industriale dismesso italiano ed europeo. L’interesse verso le forme di recupero e le possibilità di reinserimento di questi luoghi nella città si esplicita, dopo gli studi in pianificazione urbana, nel progetto di riqualificazione dell’ex SNIA Viscosa di Varedo, il primo luogo esplorato e documentato tout court. Area dismessa tra le maggiori della regione metropolitana milanese (oltre 800.000 mq) e monumento alla storia industriale italiana, la SNIA di Varedo rappresenta il “territorio” ideale per sperimentare quella ricercata (ma raramente perseguita) coesistenza tra il valore economico dell’area dismessa, connesso alle potenzialità di trasformazione urbanistica, e quello simbolico, legato all’eredità materiale e immateriale. In questo progetto, dunque, le esigenze reali di trasformazione si integrano con la conservazione e la valorizzazione di un complesso industriale che, per le sue caratteristiche di estensione, unitarietà architettonica e volumetrie, costituisce un unicum a livello europeo. La volontà di ripensare una parte di città a partire dalla lettura interpretativa dei segni del territorio – in questo caso il “contenuto” dell’area dismessa – pone il progettista di fronte ad un compito ben più arduo dell’attuare una semplice “sostituzione” del vecchio con il nuovo. L’obiettivo a cui puntare diventa quello di restituire alla città il suo luogo-artefice, recuperando, in forme nuove, quella relazione di mutua utilità che ha caratterizzato il binomio fabbrica-città nell’epoca industriale.

 

Nel caso della SNIA di Varedo la vastità dell’area di trasformazione – estesa per un terzo della superficie oltre i confini dello stabilimento dismesso – e la sua favorevole localizzazione consentono di integrare l’operazione di “patrimonializzazione” in un intervento urbanistico che mira a configurarsi come una nuova, rilevante centralità metropolitana. Il progetto è guidato da un masterplan, i cui obiettivi-guida sono:

1) preservare il nucleo storico (1936-1949) del grande complesso industriale, destinandone le parti più significative a funzioni culturali di pregio;

2) concentrare le nuove edificazioni in un sistema urbano compatto e multifunzionale, con elevate dotazioni di spazio pubblico;

3) assicurare l’integrazione con la città circostante, assecondando la continuità dei percorsi, del verde, dei fronti edificati e delle volumetrie;

4) favorire la mobilità sostenibile tramite il potenziamento/riqualificazione del trasporto pubblico locale (ferrovia, tram, bus) e l’integrazione dello stesso con la rete stradale e i percorsi ciclopedonali;

5) destinare un terzo dell’intera superficie di progetto a parco paesaggistico, quale parte di una rete ecologica di interesse locale e sovralocale;

6) garantire l’ecosostenibilità dell’intervento, tramite l’implementazione di specifiche soluzioni energetiche e architettonico-ambientali.

 

Il contesto circostante, ovvero un sistema urbano quasi esclusivamente residenziale e privo di funzioni catalizzanti, è alla base della scelta di costruire un mix funzionale particolarmente orientato al lavoro e alla cultura. Il cuore storico dello stabilimento, caratterizzato da imponenti architetture di stampo funzionalista e spazi interni estremamente flessibili, si rigenera tramite la creazione di un “hub culturale” (incentrato sul binomio museo/centro di documentazione sulla SNIA Viscosa e centro studi sul patrimonio industriale, a cui si aggiungono una serie di spazi accessori) e soluzioni live&work più orientate all’uso privato (spazi per piccole imprese, start-up, laboratori artigiani, studi professionali, attività creative, factory loft, ecc.). Il tutto attraverso la riqualificazione non solo degli edifici ma anche, e soprattutto, dello spazio aperto tra gli stessi, con la creazione di piazze monumentali e boulevard pedonali, limitando l’accesso alle auto e favorendo così la ricostruzione di una dimensione urbana da “centro storico”: da qui la definizione di “cittadella SNIA”. Il nuovo quartiere circostante, che accoglie volumetrie importanti senza per questo impattare negativamente sulla città esistente, è orientato in gran parte a funzioni terziarie e commerciali (70% della slp complessiva), con una quota importante di edilizia residenziale (25%, in gran parte social housing e temporanea) e servizi connessi. Anche in questo ambito grande importanza viene data allo spazio pubblico, il cui disegno complessivo assicura una totale continuità dentro e fuori il perimetro dell’area di trasformazione. Un parco paesaggistico di oltre 20 ettari di estensione, infine, ricopre la duplice funzione di polmone ambientale sovralocale e luogo deputato al biorisanamento dei terreni inquinati.

 

Lentamente, ma con efficacia, il progetto sta raccogliendo l’interesse del territorio (cittadini, amministrazioni coinvolte, proprietari fondiari) e sarà a breve oggetto di un pubblico confronto.

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