Premio IQU 9, Greenapsi

Progettazioni Architettura – Greenapsi

Referente progetto: Studio di Architettura e Mobilità R_oma

 

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Roma, come la maggior parte delle città contemporanee è in continua crescita e diviene sempre più difficile combattere l’ipertrofia metropolitana che la caratterizza; cosi che spesso i tentativi di produrre luoghi di scambio e di relazione, hanno portato alla creazione di non luoghi, ovvero spazi privi di identità, relazioni e storia. I vuoti urbani sono diventati perimetri di zonizzazioni  incontrollate, luoghi di attraversamento, con un’idea di spazio pubblico museificato che ha assunto valore unicamente in relazione al tessuto di cui è margine sterile e acritico.

 

Oggi l’idea stessa di spazio pubblico è assente nelle conurbazioni periferiche diffuse, oppure è sostituito da concentrazioni specializzate del commercio. Conseguentemente, anche l’identificazione dell’abitante con il proprio spazio di vita si fa sempre più difficile individuo non ha più bisogno di definire la propria identità attraverso lo scambio sociale, ma casualmente si trova parte integrante di flussi di attraversamento indefiniti. Il vuoto deve essere ripensato e percepito come uno spazio pubblico multifunzionale, come luogo di vita personale in cui trascorrere il proprio tempo, come spazio aggregativo e di crescita della vita sociale collettiva. Il viadotto dei presidenti costruito nel 1993 e aperto al pubblico dopo il 1996,  nasce come il ramo di un asse viario che avrebbe dovuto collegare l’intera parte est della città da Fidene alla Laurentina.Viene costruito solo l’ultimo tratto e predisposto per il passaggio di una ferrovia leggera. Ma dal momento della sua costruzione lo spazio destinato alla ferrovia è stato trascurato e lasciato in abbandono. Gli accessi sono rimasti incompiuti e le strutture già realizzate sono state degradate ed utilizzate impropriamente.

 

Questa superficie abbandonata fatta di cemento e rifiuti è stata lasciata in balia del degrado ed è diventata uno scenario inconsueto e surreale che taglia ogni connessione all’interno del municipio, sia ambientale che insediativa che sociale. Questo vuoto urbano lasciato tra auto sfreccianti e natura incolta, dall’atmosfera sospesa e incompiuta, deve essere recuperato dai cittadini e per i cittadini, creando uno spazio pubblico lineare che come una linea verde leghi le diverse aree urbane e lo spazio verde tutto insieme. Non solo una connessione fisica tra i quartieri quindi, ma un percorso sociale e di iniziative culturali e commerciali che può diventare un segno identitario del territorio: un attrattore sociale che stimoli le persone a vivere il luogo cosicché proprio attraverso le persone questo spazio possa evolversi e arricchirsi di nuove funzionalità.Greenapsi si configura come un intervento progettuale che individua spazi perduti, per riappropriarsi del tempo libero e rallentare i ritmi di vita. In una città in preda all’affannoso sviluppo del completamento delle metropolitane, dove i soldi per i nuovi interventi e le demolizioni sono sempre meno, il recupero di denari spesi negli anni passati, con il reintegro di una vecchia struttura mai utilizzata, sembra l’unica via rimasta da percorrere. In questa direzione, il viadotto dei Presidenti potrebbe essere un esempio, con il quale sviluppare una politica di recupero estesa a tutte le periferie e borgate romane.

 

Il Municipio III di Roma, l’area in questione, ha da sempre convissuto con la mancanza della metropolitana, nonostante sia un territorio estremamente esteso. Solo negli ultimi anni è stato realizzato un prolungamento della linea B della metropolitana che serve soltanto una parte del territorio, lasciando scollegati ancora numerosi quartieri. Sono previsti ulteriori prolungamenti della linea nell’area municipale, ma i tempi e i fondi per la realizzazione sono ancora una chimera per le amministrazioni romane. In questa prospettiva il viadotto può essere un progetto importante per integrare e colmare quei vuoti lasciati dalla mobilità locale, garantendo cosi una valida alternativa alla macchina. Il progetto connette diverse aree lontane dalle nuove stazioni della metropolitana, facilmente raggiungibili così anche in bici. Esso garantisce non solo importanti miglioramenti all’assetto dei collegamenti locali, ma anche vantaggi dal punto di vista degli aspetti ambientali, estremamente importanti in una area che è sottoposta a una continua cementificazione.

 

La ciclabile collega direttamente i due principali polmoni verdi del quadrante nord-est della città, il Parco delle Sabine e il Parco Talenti. Il viadotto si riconfigurerà come elemento di unione del verde e non rappresenterà più un elemento di divisione;il Parco delle Sabine, diviso fin’ora in diverse porzioni dal viadotto stesso, si ricomporrà in un unico sistema capace di mettere in relazione i diversi quartieri. Il Parco potrà sfruttare i suoi 160 ettari di estensione, avendo così una sua identità ben precisa con la riqualificazione di quelle aree che sono inaccessibili a chiunque. Questo corridoio è arricchito dagli spazi verdi abbandonati dislocati lungo il percorso,  ad oggi visti come aree residuali tra carreggiata e abitato. La sinapsi verde è generata dai collegamenti che questi spazi avranno tra loro, per mezzo di ponti ciclopedonali, attraversamenti stradali e sottopassi.Solo riqualificando il verde  quindi, si può migliorare il livello della vita delle periferie, e la qualità del progetto.

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