Premio IQU 9, Complesso di S.Umiltà a Faenza. Applicazione delle metodologie di post-occupancy evaluation nel progetto di riqualificazione del Liceo Scientifico Severi

Progettazioni Architettura –

Referente progetto:

 

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Il complesso di S. Umiltà, composto da due chiostri collegati tra loro e inseriti nel tessuto del centro storico faentino, è un’architettura che non nasce con vocazione scolastica, ma, come raccontano alcune notizie di archivio, ha origini quattro-cinquecentesche legate a funzioni monacali unitamente all’omonima chiesa, odierno Auditorium di S. Umiltà.

 

Come spesso accade nel nostro Paese, siamo quindi di fronte ad un esempio di riuso del patrimonio religioso storico per attività educative, in particolare per una didattica di ordine secondario superiore. Il progetto propone la riqualificazione ambientale e la rifunzionalizzazione del complesso alla luce delle trasformazioni degli ultimi 30 anni derivanti da una nuova gestione della didattica e dalla crescente affluenza di nuovi studenti.

 

Il lavoro di tesi si può dividere in due fasi: una prima di analisi dell’esistente, inteso sia come stato di fatto delle strutture che come condizione attuale degli occupanti, attuata attraverso metodologie di post-occupancy evaluation che valutano i livelli di benessere di questi ultimi in relazione agli spazi e alle attività svolte; una seconda, invece, propriamente progettuale, sviluppata conseguentemente ai risultati in precedenza ottenuti, in modo tale da elaborare un intervento funzionalmente ad hoc in grado di soddisfare le esigenze emerse dalle diverse fasce di utenza che quotidianamente vivono il complesso.

 

Se dovessimo riassumere il nostro intervento sul Liceo Severi in pochi spot tematici di sicuro ci serviremmo di termini chiave come quello di “riqualificazione”, perché già nel suo significato richiama quelle situazioni di base che si verranno ad affrontare per far fronte ai bisogni dell’edificio: fenomeni di obsolescenza, inadeguatezza delle condizioni di benessere igrotermico, insufficienti dimensioni degli spazi, nuove esigenze di sicurezza, comfort e accessibilità. Con questa parola, quindi, si definisce già l’obiettivo dell’intervento: garantire le nuove esigenze espresse dall’utenza e migliorare le prestazioni dell’edificio.

 

Forse, però, il nostro lavoro è andato oltre alla visione tecnologica di riqualificazione ed è più assimilabile al concetto teorico di Sustainability Science, cioè l’utilizzo di un metodo transdisciplinare che prenda in considerazione le interazioni dinamiche tra i sistemi naturali, sociali ed economici fino a trovare la soluzione per gestire il complesso sistema senza comprometterne il delicato equilibrio storico e attuale. Per raggiungere questo risultato ci siamo serviti proprio dell’analisi di Post Occupation Evaluation che ha avuto il compito di individuare, descrivere e valutare le identità e le qualità architettoniche del complesso in modo da organizzare gli opportuni strumenti decisionali e operativi per selezionare le azioni necessarie al raggiungimento dei risultati attesi dagli occupanti.

 

Anche l’apparato normativo, trattandosi di un complesso scolastico pubblico gestito dall’amministrazione provinciale, parla in maniera chiara di ciò che si intende per progettazione e riqualificazione: un’attività che ha <come fine fondamentale la realizzazione di un intervento di qualità e tecnicamente valido, nel rispetto del miglior rapporto tra i benefici e i costi globali di costruzione, manutenzione e gestione e non prescinde da principi di minimizzazione dell’impegno di risorse materiali non rinnovabili e di riutilizzo delle risorse naturali, di durabilità e compatibilità dei materiali ed agevole controllabilità delle prestazioni nel tempo> (DPR 554/1999) o come il <grado in cui un insieme di caratteristiche intrinseche soddisfa i requisiti> (UNI EN ISO 9000:2000).

 

Il progetto, quindi, si inserisce in maniera congrua in quella che possiamo definire è una visione reale, attuabile totalmente, capace di uscire dal concetto accademico di esercitazione universitaria: a questo punto si apre la seconda parte dello studio di tesi che comprende la progettazione vera e propria.

 

È ad analisi concluse che ci si rende davvero conto di quanto un organismo di ampie dimensioni, apparentemente univoco nelle forme e nelle funzioni possa in realtà nascondere infinite sfaccettature e problematiche derivanti anche solo dal rapporto che gli occupanti hanno con l’edificio. Allo stesso tempo, alla luce di quello che abbiamo visto, si scopre che anche il processo di riqualificazione si ramifica in ambiti molto diversi che richiamano in campo altrettante problematiche da risolvere: possiamo dire che l’approccio progettuale ci offre davvero del filo da torcere. E’ proprio a questo punto, arrivati ad un passaggio cruciale del percorso di tesi, che dal problema è nata la soluzione e quello stesso filo da torcere ha assunto i giusti connotati per abbracciare e intessere la tela della nostra proposta progettuale.

 

Il contesto d’intervento ha dato del filo da torcere e la risposta che da parte nostra ci siamo sentite di dare è stata semplice: abbiamo colto l’opportunità.

 

Nella prima fase le tematiche, i problemi e le situazioni da risolvere che sono emersi sono state di vario tipo e si sono man mano intrigate le une con le altre creando un gomitolo piuttosto aggrovigliato che vogliamo districare proprio con il nostro progetto: abbiamo cominciato a sciogliere e torcere a nostro favore un vero e proprio filo che è così diventato il materiale conduttore della strategia d’intervento.

 

Il tema del filo ci permette di lavorare con grande libertà e agire puntualmente laddove gli occupanti hanno evidenziato delle mancanze, perché, non bisogna dimenticare che la particolarità di questo progetto è data proprio dallo scaturire direttamente e ad hoc dall’analisi di POE svolta.

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