Premio IQU 8, Restauro del giardino ottocentesco di Villa Lazzaroni Municipio IX Roma

Realizzazioni Architettura – Restauro del giardino ottocentesco di Villa Lazzaroni Municipio IX Roma
Arch. Maria Cristina Tullio (Studio PAESAGGIepaesaggi)

 

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Si tratta del restauro di un giardino ottocentesco vincolato, sito lungo l’Appia nuova e in un quartiere densamente costruito e che fungeva da parco pubblico.

 

Lo spazio di circa 4 ettari di estensione è soggetto ad una notevole pressione perché si trova in un’area densamente costruita e priva di spazi d’incontro e gioco. Il progetto quindi, da un lato, ha dovuto prevedere il restauro/”evocazione” del giardino storico ottocentesco originario e dall’altro ha dovuto accogliere e risolvere le esigenze funzionali contemporanee espresse dai cittadini.

 

Dal punto di vista agronomico-forestale si è provveduto a classificare le specie arboree costituenti il soprassuolo, ad effettuare l’analisi delle principali caratteristiche dendrometriche (diametro, classe di altezza, n° di polloni), dello stato vegetativo (vitalità) e della presenza di difetti strutturali nelle diverse parti della pianta secondo il metodo della valutazione visiva dell’albero (Visual Trees Assessment o V.T.A.) ad individuare le ulteriori indagini strumentali necessarie per identificare la portata dei difetti riscontrati con l’indagine visiva.

 

Tutti i dati rilevati sono stati inseriti in un data-base che può rappresentare la premessa per contenere le informazioni sulla futura gestione e manutenzione del patrimonio arboreo della villa. Complessivamente sono stati censiti circa 450 esemplari arborei o arborescenti e sono state date e identificate le piante più antiche presenti che, quindi, probabilmente corrispondono a quelle dell’impianto originario.

 

Dal punti di vista paesaggistico-architettonico, invece, la sovrapposizione dei tracciati storci, rilevati nelle cartografie e nelle fotografie storiche consultate e sovrapposti sulla planimetria attuale dei luoghi, hanno permesso di ricostruire il “disegno” originale, formalmente definito da precise geometrie (aree circolari ed ellittiche e viali di accesso orientati verso le fontane, gli spazi e la villa).

 

Da tale esame è stato possibile ipotizzare anche le proporzioni fra i percorsi principali, i prati e i percorsi secondari e il loro orientamento. In tal modo è stato possibile anche definire quali percorsi e spazi sono originari e quali sono stati aggiunti o modificati in anni più recenti, cercando di “evocare” così le caratteristiche proporzionali e spaziali e lo spirito del “luogo”. Sicuramente l’apparato arboreo è mutato: le piante sono cresciute, senza potature e cure particolari, altre sono scomparse, molte piante presenti sono nate spontaneamente, altre sono state piantate negli anni settanta con criteri diversi da quelli originari. Una considerazione importante riguarda “l’anima” di questo giardino che era stata persa: la mancanza di forma e di qualità degli spazi e dei percorsi prevaleva, infatti, sulla percezione complessiva del sito e del suo sistema di pieni e di vuoti, cioè di alberature, prati, spazi, percorsi e “luoghi” in cui sostare. Dalle ricerche svolte è apparso con chiarezza che tre erano gli elementi costituenti e caratterizzanti il giardino di Villa Lazzaroni: il sistema di viali con gli spazi circolari ed ellittico negli incroci, le fontane, fondamentale punto di luce e di sfondo nei viali, la collezione di piante “esotiche” (per quell’ epoca) che emergevano dai prati. Il progetto, dunque, ha previsto il ripristino delle originarie proporzioni spaziali dei percorsi e degli spazi di relazione, il restauro e il ripristino delle fontane, la sistemazione e l’ampliamento dei prati e il recupero del sistema vegetazionale; la ri-funzionalizzazione e l’ampiamento dell’ area giochi e della pista di pattinaggio/polifunzionale, nonché l’adeguamento degli impianti tecnologici, con lo spostamento e la sistemazione dell’area cani. Come tutti i giardini storici, anche quello di Villa Lazzaroni presenta una stratificazione di spazi e tracce lasciati dalle diverse epoche. Nelle zone più trasformate e che hanno perso la loro originaria identità è stato previsto, infatti, l’adeguamento delle nuove funzioni richieste dall’attuale ruolo pubblico del giardino, mentre negli altri spazi più conservati e/o storicamente più rilevanti del giardino originario è stato proposto un ripristino del sistema spaziale originario cercando di “evocare” l’atmosfera e il suo carattere formale. Le nuove pavimentazioni sono in sabbia calcarea rullata e costipata (su sottofondo drenante rullato),con fasce di sanpietrini e cordoli di corten. Il percorso principale porta ad un grande spazio centrale antistante la villa la cui forma si era persa e per renderla evidente e percepibile è stata costruita una canaletta di raccolta dell’acqua piovana. L’altro ingresso proveniente dalla via Appia è stato profondamente alterato negli anni settanta con uno sproporzionato allargamento che ne ha fatto perdere totalmente le caratteristiche di “viale del giardino”. E ’stato, quindi, ripristinatala l’originaria proporzione del percorso, portandolo alla larghezza di 5 metri, ricreando l’asse con la fontana irregolare esistente, che è stata sistemata. Tale soluzione ha permesso di allargare il prato, rendendolo più soleggiato e riportandolo alle originarie proporzioni. Rispetto al parcheggio sono state create due rampe di accesso in levostab (una ocn pendenza del 7%), sui tracciati creati dal passaggio dei cittadini nella terra per accedere al grande piazzale centrale. I giochi dei bambini occupavano già l’area più trasformata del giardino storico ma è stata ingrandita e arricchita con giochi e piante caducifolie, Per far percepire la presenza del giardino da via Fortifiocca, è stato l’abbattuto il muro esistente, ed è stata costruita una nuova recinzione con una quinta di bambù, specie molto usata nell’ottocento. La recinzione deve confondersi con il bambù e quindi assume una conformazione di aste dritte e inclinate come i fusti del bambù. Sono state eliminate tutte le barriere architettoniche.

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