Premio IQU 8, Restauro complesso ex seminario vescovile Marola (Carpineti, RE)

Realizzazioni Rigenerazione – Restauro complesso ex seminario vescovile Marola (Carpineti, RE)
Arch. Emilia Lampanti

 

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Il complesso monumentale di Marola sorge a circa 800 m slm, immerso nella natura dell’Appennino Emiliano, in un luogo da secoli votato al silenzio e alla spiritualità. Novecento anni di storia caratterizzano il complesso nato come sede di un eremitaggio-ospitale-monastero benedettino con chiesa, voluto da Matilde di Canossa (1102-1106). Dopo il XV sec. la fabbrica è trasformata in dimora nobiliare dalla famiglia Fontanelli.

 

La trasformazione in “palazzo” dell’antico monastero avviene con la costruzione di quattro torri agli angoli dell’edificio originario, di cui due sono ancora oggi esistenti; vengono aggiunti nuovi locali di servizio (stalle, fienile e magazzini al piano terra) formando così un nuovo cortile a sud ad uso agricolo e un nuovo giardino.

 

Nel 1824 il complesso viene ampliato e diviene sede del Seminario diocesano; nel 1973 nasce il Centro diocesano di Spiritualità e Cultura. L’intervento in oggetto ha permesso di valorizzare il complesso come polo attrattivo per le attività della pastorale diocesana anche a livello nazionale, attraverso la realizzazione di circa 90 posti per l’ospitalità notturna e 180 posti per l’attività ricettiva (realizzazione di: aula pastorale, reception, foyer, sale incontri, cappella, spazi di ristoro e sale da pranzo). Il primo stralcio d’intervento ha interessato un’area di ca. 4500 mq.

 

Il progetto ha permesso la razionalizzazione della distribuzione interna, il miglioramento antisismico e consolidamento statico, la valorizzazione delle caratteristiche morfologico architettoniche attraverso l’uso di tecnologie e materiali tradizionali, l’introduzione di impiantistica a basso impatto sulle strutture e compatibile con le caratteristiche storico tipologiche del bene.

 

In accordo con la Soprintendenza per i Beni Architettonici e il Paesaggio di Bologna (edificio vincolato ai sensi D.L. 42/2004) si sono stabiliti i criteri di valorizzazione di tutte le fasi storiche salienti del complesso, in particolare: restauro di porzioni di paramento lapideo medievale dell’antica abbazia con utilizzo di malte con composizione coerente con i materiali trovati in situ e nel rispetto della caratteristica cromia gialla delle arenarie locali (utilizzo di questo inerte macinato come ingrediente nelle malte impiegate); valorizzazione dell’impianto del palazzo nobiliare basato su due corti di uso diverso (cortile d’onore e corte agricola, attualizzate come corte del silenzio e corte dell’accoglienza); mantenimento dell’assetto distributivo del seminario ottocentesco basato su grandi corridoi e stanze ai lati.

 

Cardine dell’intervento è la rilettura attuale del rapporto con il genius loci del contesto (silenzio, legame con l’elemento naturalistico che si riconosce nella scelta dei materiali e nella valorizzazione dei cannocchiali prospettici sul paesaggio). Il linguaggio espressivo contemporaneo, mai mimetico, sottolinea da un lato gli importanti passaggi storici della fabbrica e dall’altro la rilettura e interpretazione dello spazio ad uso pastorale-religioso in chiave attuale.

 

Nuove trasformazioni con un linguaggio contemporaneo riguardano l’inserimento di nuovi vani di collegamento verticali, che permettono di aumentare la fruibilità della struttura, e di due nuovi spazi di aggregazione quali l’aula pastorale e il foyer-spazio filtro ad essa collegato. All’interno dell’ala sud (ultima aggiunta a tutto il complesso nella prima metà del XX sec.) si evidenziano spazi con caratteristiche architettoniche e materiche molto povere o in stato di degrado tale da renderne impossibile il recupero (murature in pietra e materiale laterizio misto poco coese, copertura in legno con sezioni inadeguate e scarsa qualità dei materiali; intonaci disomogenei a base cementizia con evidenti distacchi). Al primo piano di quest’ala è stata collocata la nuova aula pastorale, ottenuta svuotando l’ambiente dalle partizioni verticali recenti che individuavano le precedenti camere del seminario e realizzando una nuova copertura a capriate, restituendo così dignità estetica alle strutture che, allo stato attuale, si presentano di scarsa qualità e sottodimensionate. Lo spazio interno dell’aula pastorale con le capriate a vista e l’accesso diretto all’esterno su due terrazze risulta funzionale per ripristinare la fondamentale comunicazione tra la fabbrica e l’ambiente naturale circostante, caratteristica di un luogo a vocazione spirituale. L’aula pastorale ed il foyer, grazie all’uso di materiali naturali (legno nelle coperture, nei pavimenti e negli arredi fissi) e all’accostamento dei colori, potranno svolgere adeguatamente la funzione di “accoglienza” per gruppi eterogenei, anche con bambini ed anziani.

 

L’adeguamento impiantistico-funzionale ha unito il rispetto del bene culturale con i criteri di sostenibilità ambientale applicati al risparmio energetico (installazione per i locali ad uso collettivo di recuperatori di calore che permettono di recuperare il 70% del calore smaltito in inverno o del freddo smaltito in estate).

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