Premio IQU 8, Recupero dell’antica mulattiera di Corzano

Realizzazioni Rigenerazione – Recupero dell’antica mulattiera di Corzano
Bruno Ruggeri, Lorenzo Bianchini, Michele Cornieti

 

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Il colle di Corzano è una delle emergenze più significative sotto il profilo paesaggistico e storicoculturale di tutto l’Alto Appennino Tosco-romagnolo. Con la sua caratteristica forma conica, che gli conferisce indiscussi valori di figurabilità ed attrattività percettiva, articola i contrafforti si staccano dal crinale montuoso che separa le vallata del fiume Bidente da quella del fiume Savio, proiettandosi su quest’ultima con il suo volume incombente. Posto ai margini del Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi, in un’area di alto valore naturalistico ed ambientale, domina uno dei percorsi transappenninici medievali più importanti, la via romea di Serra ed è oggetto di uno specifico provvedimento di tutela da parte del Ministero dei Beni Culturali.

 

Fin dai secoli centrali del medioevo la sua sommità ha ospitato un sito fortificato d’altura, del quale permangono tuttora imponenti vestigia, mentre ai suoi piedi si è sviluppato, a partire dal XIVsecolo, il Borgo di San Piero. Questi insediamenti sono legati da un profondo legame di filiazione: progressivamente relegato a mero presidio militare, poi pressoché abbandonato, il sito d’altura ha visto il trasferimento dei suoi abitanti e delle funzioni urbane al borgo mercatale sorto alle sue prime pendici, mantenendo tuttavia una sorta di legame di carattere identitario con la comunità insediata nel territorio.

 

Tale legame, vero e proprio cordone ombelicale mai reciso, tuttora vivissimo, è visualizzato da un antico percorso, la mulattiera di Corzano, che dalla Piazza mercatale del borgo, sale fino al sito di sommità, che da diversi secoli ospita anche un santuario, luogo privilegiato della devozione popolare.

 

Dalla metà degli anni 2000 un gruppo cittadini ha sollevato un dibattito in merito alla necessità e all’opportunità di un recupero della strada, che versava in condizioni di profondo degrado, costituendo nel 2008 l’Associazione di promozione sociale “Il Faro di Corzano”. L’associazione, priva di fini di lucro, ha quale finalità istituzionale «la tutela, la valorizzazione, il recupero e il ripristino del patrimonio storico, artistico, ambientale e naturale, nonché il recupero delle tradizioni locali del territorio comunale» e da subito ha interloquito in maniera propositiva con gli enti e gli istituiti deputati alla gestione e alla tutela del mulattiera. Questo confronto è sfociato in una vera e propria esperienza di restauro del paesaggio, al momento privo di riscontri simili nella realtà territoriale di riferimento.

 

I soci volontari dell’Associazione, fra i quali diversi artigiani esperti nella lavorazione della pietra, hanno attivato in primo luogo una fase conoscitiva volta all’analisi dei caratteri costruttivi del manufatto. Il piano massicciato risultava pressoché divelto sulla gran parte del tracciato, che si sviluppa per circa un chilometro dall’abitato di San Piero al suo arrivo al santuario di Corzano, permanendo nella restante parte in condizioni di degrado, con sporadici episodi dove lo stato di conservazione consentiva una lettura affidabile delle sue matrici costruttive.

La mulattiera era stata infatti realizzata secondo la caratteristica tecnica locale, mettendo in opera una massicciata larga poco più di 190 cm – equivalenti a tre braccia locali – di blocchi di pietra arenaria sbozzati disposti su corsi paralleli ed in direzione normale all’asse della strada. La trama costruttiva, eseguita pressoché a secco, può essere considerata un vero e proprio apparecchio murario ribaltato sul piano orizzontale: ai bordi della strada, infatti, elementi di dimensioni superiori, lavorati più accuratamente e spesso squadrati, assolvono le funzioni di incatenamento attribuite, nelle strutture in elevato, ai conci cantonali.

 

Una volta acquisiti questi dati, tecnici volontari dell’Associazione, supportati dalle strutture tecniche comunali, hanno elaborato un progetto esecutivo dell’intervento di recupero, manutenzione e ripristino dell’antica mulattiera, avallato dalla Soprintendenza ai Beni Architettonici e al Paesaggio di Ravenna.

 

Per poter realizzare l’intervento in progetto, consistente nella riproposizione filologica del selciato nei tratti dove questo risultava divelto e nel restauro dei segmenti conservati, Il Faro di Corzano ha promosso campagne di sensibilizzazione fra i propri componenti, fra le istituzioni, le imprese e la cittadinanza, volte a raccogliere le risorse finanziarie funzionali all’acquisto di materiali e strumenti. Fin da subito è emersa la volontà di impiegare unicamente manodopera volontaria non retribuita e l’intenzione di fare ricorso, in primis, a forme di autofinanziamento legate ad atti di liberalità da parte di soci, cittadini e soggetti sostenitori; questi aspetti hanno trovato poi formalizzazione in una convenzione sottoscritta dall’associazione e dall’amministrazione comunale.

 

Parallelamente si sono ripristinati quegli ingegnosi sistemi di regimazione delle acque meteoriche come fossi di scolo o canalette, che rappresentano una forma di cura del territorio oggi non più praticata, ma auspicabilmente da recuperare per la fondamentale importanza che riveste nella difesa del suolo sotto il profilo dell’equilibrio idrogeologico.

 

Per gli operatori dell’edilizia più giovani e per i volontari non professionisti che prestavano il loro lavoro, si è trattata di un’importantissima occasione di trasmissione, sul campo, di antichi saperi empirici di cui oggi si rischia un’irrecuperabile scomparsa, valori immateriali capaci di legare l’uomo al proprio territorio e ai segni di cui esso è permeato.

 

Ottantuno volontari si sono alternati nel cantiere, che impiantato nella primavera del 2009 è proseguito fino al settembre del 2012, quando è stata posata l’ultima pietra della strada vera e propria, mentre ad oggi si devono ancora completare la sistemazione di talune aree di sosta e di belvedere, con la prevista istallazione di elementi di arredo progettati e realizzati tramite contributo volontario e con la messa a dimora di piante e siepi autoctone.

 

Occorre infine sottolineare un aspetto che proietta un tema apparentemente legato al recupero del passato, nel dominio eminentemente contemporaneo dell’integrazione intergenerazionale ed interetnica all’interno del territorio, in una parola, della costruzione della cittadinanza. Quello della mulattiera è stato infatti anche un cantiere dove si è esperita, in forme innovative, l’azione sinergica fra persone di età, formazione culturale e professionale profondamente diverse,  che ha visto lavorare fianco a fianco giovani studenti, maestranze in pensione, nuovi cittadini (fra cui rifugiati di nazionalità ghanese giunti a seguito della guerra civile in Libia), dove ciascuno è stato chiamato a fornire il proprio contributo attraverso l’offerta del proprio tempo e delle proprie competenze.

 

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