Premio IQU 8, Recupero del complesso produttivo Italcementi

Progettazioni Rigenerazione – Recupero del complesso produttivo Italcementi a Bergamo
Referente progetto: Edoardo Milesi

 

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Occorre cominciare a lavorare sulla cultura della demolizione vista all’interno di un programma economico di crescita alternativa alla produzione industriale e di conseguente valorizzazione del suolo. Solo nella cultura e nell’arte possiamo riscoprire quali sono le attività da adottare per una auspicabile rinascita anche economica.

 

Il concorso di idee richiedeva proposte libere per il riuso di un importante cementificio dismesso in area collinare in provincia di Bergamo. I luoghi già sede di produzioni industriali intensive per localizzazione, dimensione e tipologia possono risultare spazi adatti alla “produzione” e al “mercato” della cultura. Devono essere ripensati per dare soprattutto respiro e visibilità all’arte che ne è il linguaggio e il crogiuolo. La cultura, che è il motore di ogni attività umana, non può essere relegata in spazi di risulta, non può essere confinata a margine della città, la città deve esserne intessuta e a essa devono essere riservati luoghi facilmente accessibili e coinvolgenti Sviluppare e promuovere un nuovo modello di valorizzazione della città basato sulla tutela e divulgazione dei contenuti culturali del territorio, ma inserito in un mercato di scambio culturale favorisce inclusione e quindi nuove prospettive economiche.

 

Tutto questo può giustificare ampiamente il riuso di volumetrie produttive dismesse tuttavia nella consapevolezza che il riciclo urbano verso la rigenerazione può rappresentare un mezzo, non certo il fine nella riappropriazione e valorizzazione dei paesaggi urbani e periurbani. Il recupero di tutte le aree produttive e il loro riuso diffuso non è sostenibile nemmeno concettualmente. Occorre cominciare a lavorare sulla cultura della demolizione vista all’interno di un programma economico di crescita alternativa alla produzione industriale e di conseguente valorizzazione del suolo.

 

Partendo dai presupposti enunciati in premessa il recupero del complesso produttivo Italcementi di Albino parte da una sommaria, ma attenta, verifica delle volumetrie per capire da subito quali per tipologia strutturale, memoria documentale, facilità di reinterpretazione e riuso nel nuovo programma proposto vale la pena mantenere in essere e quali demolire per rendere economicamente sostenibile l’intervento valorizzandone al meglio le aree pertinenziali. La prima operazione è pertanto costituita dalla realizzazione dell’infrastruttura in grado di collegare il nuovo “quartiere” con il resto della città mediante un elemento nuovo e appetibile la cui efficacia passa attraverso l’analisi e il ridisegno della viabilità mediante una gerarchia coraggiosa quanto rigorosa, in grado di generare comportamenti nuovi e virtuosi.

 

Seconda operazione pensare a funzioni originali e necessarie alla diversa crescita inventando spazi nuovi mancanti nel resto della città. Per innescare nuove logiche urbane gli spazi nei quali investire sono quelli in grado di coinvolgere diverse età, diverse generazioni, diverse culture, diverse professionalità, diversi mestieri, diverse abilità nell’agricoltura, nell’arte, nella ricettività, nei servizi alla persona, nell’auto-consumo e nell’auto-mercato. Nel rinnovato polo Italcementi quindi, dopo una demolizione selettiva, proponiamo:
a) un area residenziale ricettiva fortemente rinaturalizzata con un suo accesso carrale autonomo ma assolutamente permeabile con il resto dell’impianto e quindi della città storica attraverso i nuovi percorsi pedonali;
b) un’area per il tempo libero, sportiva, riabilitativa, con strutture per servizi alla persona dove la composizione architettonica sia particolarmente espressiva e persuasiva. Un’area a denso contenuto didattico-ricreativo-aggregativo. Abbiamo pensato a laboratori creativi, piste di skate- board, spazi ricreativi all’aperto, parchi gioco anche acquatici, palestre di atletica, di danza, di arrampicata;
c) un’area dove cultura e mercato si ibridano in spazi simili e contigui dove la presenza dell’archeologia industriale sia particolarmente marcata a ricordare la
necessaria stratificazione quale elemento di maturità sociale. Abbiamo pensato a laboratori di arte da affittare e dare gratuitamente a seguito di concorsi internazionali tra creativi in grado di innescare un interesse per l’arte e il mercato dell’arte. Gallerie d’arte, spazi vendita libri e oggetti usati, spazi espositivi per mercati alternativi di oggetti d’uso e di design;
d) un’area dove l’urbanità si lega all’agricoltura attraverso un sistema di orti urbani che mediano tra la città e la campagna.

 

E’ sempre più sentita l’esigenza di scambio relazionale su bisogni primari quali l’alimentazione su scala domestica, la coltivazione di piante ornamentali, officinali e da frutto, di ortaggi, il piccolo allevamento, l’artigianato. La proposta non può, in questa fase, analizzare tipologicamente e quindiì economicamente i contenuti del programma che, se ritenuto valido, sarà indagato e supportato da opportuni approfondimenti sociali e di mercato anche attraverso unaì progettazione partecipata, bensì verificare, quale premessa essenziale alla sostenibilità dell’intervento, la fattibilità dell’infrastruttura inderogabile preliminare di ogni avventura architettonica e edilizia.

 

Per questo motivo l’approfondimento progettuale ed economico è andato soprattutto al progetto dei collegamenti pedonali, ciclopedonali e carrali nella certezza che troppo spesso proposte coraggiose ed efficaci non vengono prese nella dovuta considerazione perché scontatamente distanti da scelte più consuete.
a) un’area parcheggio e nodo intermodale tra la viabilità principale e la pista ciclopedonale;
b) opere di presidio, di contenimento e di razionalizzazione della viabilità principale;
c) passerella leggera ciclopedonale su pilastri e stralli. La passerella oltre all’immediato collegamento pedonale e ciclopedonale alla ferrovia, al grande parcheggio e alla città di Albino, costituisce una vera e propria icona della riconquista e riabilitazione di un luogo sottratto alla natura da una produzione industriale necessaria allo sviluppo, anche se ad alto impatto ambientale. Un luogo di lavoro isolato e proibito si ripropone bonificato con una nuova vita ad alto contenuto sociale attraverso un leggero ponte rosso simbolo di connessione, fil rouge di nuove economie e politiche sociali.

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