Premio IQU 8, Domus Vitae, Nuovo complesso obitoriale e servizi alla persona

Progettazioni Rigenerazione – Domus Vitae, Nuovo complesso obitoriale e servizi alla persona
Referente del progetto: Tomas Ghisellini

 

Scarica la scheda progetto.

 

Il riuso di alcuni edifici storici, miscelato a nuovi volumi architettonici permeabili abitati da alberi e giardini, nella rigenerazione di un brano di città a ridosso delle straordinarie mura rinascimentali. Il complesso obitoriale rifonda l’estetica della memoria in spazi emozionali e stanze di luce.

 

Un grande polmone verde, stretto fra quinte e scenari architettonici, rigenera la suggestione delle meravigliose Delizie estensi, rileggendo uno dei temi urbani forse più intimamente radicati nell’immagine mentale che gli abitanti conservano della loro città.
Il bordo della cittadella è massa apparente; il muro, simile ad un traforo, è percorso dalla luce e dalle brezze; l’occhio dei dolenti, libero di oltrepassarne la superficie, scivola ai rilievi delle mura e corre sino all’orizzonte lontano; i passanti, a piedi o in bicicletta, incuriositi dall’opportunità di “spiare” il grande spazio verde da fuori, lo sperimentano divenendone parte. Lo storico giardino murato ferrarese, da territorio di separatezza ed esclusione, evolve in spazio sociale di incontro, tappeto urbano collettivo.

 

Sostanzialmente nulli gli interventi di demolizione significativa sulle preesistenze. Il piano terreno dell’edificio B, riconfermato nelle attuali funzioni di servizio alle attività cerimoniali (selezione e preparazione cofani, lavorazione fiori, stampa tipografica, gestione amministrativa) subisce un intervento di semplice ridefinizione delle partizioni interne, tutte modificabili e riposizionabili per una massima flessibilità degli spazi.

 

Nel pieno rispetto dei vincoli normativi sulla categoria di intervento ammissibile, l’edificio C conserva intatti entrambi i prospetti principali; l’inserimento di speciali patii trasparenti, che “ritagliano” chirurgicamente la copertura in più punti, regala agli spazi interni aria e luce naturale senza la necessità di praticare sulle pareti perimetrali nuove aperture.

 

L’intervento di ridefinizione complessiva degli spazi esterni, esteso anche agli ambiti non direttamente interessati dagli edifici di progetto per ricondurre l’attuale condizione di frammentarietà particellare ad una soluzione di maggiore unitarietà funzionale e visiva, conferisce al distretto un impatto percettivo unitario ed omogeneo, finalmente una vera “cittadella”. Manti erbosi, aiuole fiorite, alberi ombreggianti e percorsi protetti evocano la suggestione di un inedito parco urbano intra muros, uno spazio contemplativo, intenso ed emozionale, proprio nel cuore della città.
Il nuovo organismo architettonico è un corpo continuo ma poroso: logge, porticati, patii, terrazze, pensiline, sbalzi e volumi sospesi catturano, addomesticano o magnificano la luce naturale, generando spazi per i quali è la qualità atmosferica a costituire un decisivo valore aggiunto.

 

Affiancata all’edificio preesistente lungo il margine sud, una spina tecnologica lineare ingloba tutte le dotazioni tecniche e le funzioni di servizio necessarie al complesso (depositi, spazi tecnici, servizi igienici, vani impiantistici, collegamenti verticali, ingressi di servizio, servizi alla persona); il vuoto tra vecchio e nuovo, avvicinamento in cui la luce piove dall’alto, distribuisce gli spazi riservati ai soli addetti con la suggestione di un vicolo storico.

 

L’edificio preesistente ospita le funzioni di accettazione, osservazione, analisi e conservazione delle salme, oltre alle attività amministrative, gestionali e di supporto agli addetti i cui spazi ricreativi sono strategicamente posizionati in corrispondenza dell’estremità est, in adiacenza ad un piccolo locale pubblico, accessibile dall’esterno, destinato a caffè e tavola calda; qui potranno ristorarsi anche i dolenti e i visitatori occasionali della cittadella. Qui gli abitanti potranno ritrovarsi anche nelle ore serali, per conversare, gustare un caffè o anche solamente rilassarsi tra i giardini.

 

Tra dorsale ed edificio preesistente sud, un organismo tridimensionale su due livelli custodisce i sentimenti e la memoria, riservandosi esclusivamente ai defunti ed ai loro cari. Un grande patio minerale esterno abbraccia il vecchio pozzo circolare trasformandolo nel baricentro del più significativo spazio comune di incontro all’aperto. Il piano terra allestisce i luoghi dell’accoglienza e del movimento, oltre agli ambienti destinati alla preparazione cerimoniale delle salme. Gli spazi destinati alla preparazione della salma e quelli riservati alla preparazione del cofano trovano un territorio di intersezione nei locali di ricomposizione del defunto, ove il corpo è deposto entro i feretri ai quali è poi conferito l’allestimento definitivo. Di qui un elevatore, in un simbolico percorso di ascensione al metafisico, conduce i cofani alle camere ardenti che, con una scelta evidentemente anticonvenzionale, conquistano la quota più elevata dell’intervento.

 

Gli spazi per la veglia, lontani dal carattere ermetico e cunicolare della tradizione occidentale, eppur perfettamente protetti da ogni introspezione, sono qui concepiti come stanze di luce: un’intera parete di cristallo spalanca gli interni a suggestivi patii segreti a cielo aperto, in tre casi su cinque a doppia altezza, nei quali vengono custoditi giardini pensili, fiori ed essenze arboree. L’intimità di ognuno dei cinque ambienti offre ai visitatori un’esperienza per certi versi “consolatoria” della veglia. Ognuno dei patii segreti accoglie l’opera di un artista contemporaneo; le camere ardenti divengono luoghi della condivisione affettiva, spazi da abitare poeticamente anche grazie al linguaggio dell’arte.

 

Un “sentiero” in quota, all’esterno, attraversa il patio del pozzo per giungere ad una misteriosa stanza all’aperto, altrimenti irraggiungibile, rivolta al giardino e più in là al profilo delle mura rinascimentali; questo spazio meditativo è pensato per l’isolamento individuale, per la contemplazione del paesaggio. Sospeso frontalmente alla facciata trasparente d’ingresso ma rivolto al sorgere del sole, il corpo architettonico avvolge il cortile dell’albero materializzando una specie di abbraccio al visitatore. Nel vecchio pozzo circolare è posto a dimora un grande albero sacro, simbolo di vita e rinascita in ogni contesto culturale e credo religioso. Così la Cittadella celebrerà la morte non come interruzione, ma come semplice trasformazione della vita; si chiamerà proprio Domus Vitae, casa della vita.

Scritto da

The author didnt add any Information to his profile yet



Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

News dal Network Tecnico