Premio IQU 2016 – Sei unità residenziali in linea

Sezione: Architettura Realizzazioni
Progettista: Arch. Gino Guarnieri, Arch. Roberto Mascazzini

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Un involucro imprevisto per un nuovo edificio che sostituisce il precedente (un fienile ormai al collasso) nello stesso luogo, con la stessa dimensione, forma e materiale ricomposto all’esterno.
E’ possibile immaginare un’architettura che, pur integrandosi nello stratificato contesto storico, evitando ulteriore consumo di suolo, conservando modi d’uso e sinergie, possa collocarsi a pieno titolo nel suo tempo ed essere espressione di contemporaneità?
E’ più rispettoso della storia e dei luoghi un edificio che imiti tipologia e stilemi architettonici, utilizzando tecniche e materiali “lucenti”, oppure riutilizzare anche in modo imprevedibile parti che lì erano e lì rimangono?

Abbiamo allora lavorato sull’involucro, immaginato che parte dei materiali di risulta provenienti dalle demolizioni, il mattone pieno delle murature ed i ciottoli di porfido di alcune pavimentazioni, potessero avere nuova vita, in modo da racchiudere il nuovo manufatto entro un involucro “storico”. L’edificio nello stesso luogo, con la stessa dimensione e forma ed anche lo stesso materiale, ricomposto all’esterno.
Il lotto oggetto dell’intervento è collocato ai margini di un borgo di antica formazione rurale, ormai inglobato nella periferia di Sesto San Giovanni.
L’insediamento si presenta oggi con una morfologia molto complessa, edifici di differenti tipologie raccolti in successioni di corti collegate da androni e passaggi coperti e, tutto intorno, i quartieri residenziali edificati a partire dagli anni 70 densamente popolati e le grandi infrastrutture viarie. La campagna a cui l’antico borgo apparteneva non esiste più, così come le attività che nel passato si svolgevano al suo interno.
Regolamenti e severe prescrizioni edilizie stabiliscono sedime e dimensione, imponendo morfologia e rapporto con il costruito.

L’azione progettuale che ne consegue, sempre in bilico sul filo che unisce qualità architettonica e profitto immobiliare, consiste nello stabilire una certa continuità di relazioni con il precedente manufatto (un fienile al totale collasso), con i volumi e le corti dell’antico borgo. Questo attraverso il mantenimento di forma e dimensioni della preesistenza (stabilito sì dalla normativa, ma ora sfruttato interamente a favore del progetto) e il recupero di parte dei materiali edili che lo costituivano.
Il materiale frantumato e contenuto in uno spessore di pochi centimetri, trattenuto da una rete metallica in acciaio corten ed uniformemente distribuito in copertura e pareti, costituisce quindi una sorta di “eredità” estetica e costruttiva, nonostante la trasformazione a cui è stato sottoposto.

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Il volume che ne deriva è compatto, pressoché monomaterico, suddiviso in simmetriche campiture in rame aggraffato nelle quali sono ricavate tutte le aperture degli alloggi, sei unità in linea distribuite su tre livelli.
Le aperture non compromettono l’integrità e la forza dell’edificio, sono celate da schermi oscuranti che si aprono meccanicamente e fungono anche da riparo contro sole e pioggia.
Le fasce proseguono sino alla linea di gronda risvoltando parzialmente sulla falda, integrando le aperture zenitali.
La particolare tecnica costruttiva ha permesso l’eliminazione degli usuali elementi costruttivi: canali, pluviali, davanzali, coprifili, imposte, conferendo semplicità costruttiva e salvaguardando la pulizia formale.
L’eredità dei materiali riciclati è ora parte integrante di un involucro orientato all’abbattimento dei consumi energetici, attraverso materiali performanti, intercapedine aerata e soprattutto la formazione di una “massa” che rallenti quanto più possibile il riscaldamento degli ambienti interni nella stagione estiva e che conservi quanto più calore possibile in quella invernale.
Tecnica costruttiva e materiali impiegati eliminano sostanzialmente gli interventi legati alla manutenzione dell’involucro edilizio. Lo strato frantumato protegge dai raggi solari il rivestimento continuo e ventilato in alluminio, aumentando notevolmente la già considerevole durata nel tempo, paragonabile a quella del rame aggraffato che riveste il sistema degli oscuranti.

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Superficie e profondità in architettura: una riflessione.
Cosa dà forma all’architettura?
E’ la superficie che la racchiude o piuttosto l’idea di uno spazio in cui alle tre usuali dimensioni geometriche si aggiunge una sorta di quarta dimensione, il tempo, proprio il tempo permette infatti l’esperienza reale, vera e concreta dell’abitare i luoghi: le nostre case, le città, i paesaggi.

L’esperienza di Sesto, il cui sostanziale tema progettuale sta racchiuso in pochi centimetri di spessore ci ha portato a riflettere ed interrogarci sulla questione, ci pare possa confermare come in architettura superficie e profondità siano elementi complementari ed indivisibili, in un sistema di costanti rimandi; evitando di scivolare sulla superficie delle cose ed approfondendo le nostre azioni nello spazio, nel tempo, nell’ambiente.

Scarica tutta la scheda del progetto.

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