Premio IQU 2016 – Paia de Pasqua

Sezione: Rigenerazione Realizzazioni

Progettista: GRUPPOFON ARCHITETTI

“Nel paesaggio ci siamo noi” – Andrea Zanzotto
Rigenerare un terreno agricolo vicino alla città, farne un “esempio/laboratorio” in grado di indicare la strada per una diversa agricoltura, costruire il paesaggio e un economia di comunità.
PAIA de PASQUA

Premessa – Costruire il paesaggio e un economia di comunità
Una rivoluzione silenziosa in Italia parte dal cibo, una nuova etica comportamentale, per piccoli punti, porta alla ripresa del territorio da parte di “nuovi agricoltori” ed al ridisegno del paesaggio, alla riattivazione di economie locali, di reti di solidarietà, di lavoro, di conoscenze, Paia de Pasqua è la storia di uno di questi.
Un nuovo modo di fare agricoltura
La terra viene progressivamente convertita da supporto per la chimica a fertile terreno biologico, rifugio della biodiversità.
Ricostruire il paesaggio
Il paesaggio è un bene comune “nel paesaggio ci siamo noi”, come narrava il poeta Andrea Zanzotto.
Non solo luogo di coltivazione
Un luogo didattico dove tenere workshop, giornate di studio, incontri per imparare a coltivare, dove passeggiare, soggiornare, andare in bicicletta.
Economie a km0
Innescare produttività legate all’ambiente; non costruire nuove strutture ma riutilizzare i capannoni dismessi che la crisi ha lasciato nel territorio; ripiantare gli alberi di gelso per riattivare la filiera della seta; valorizzare la produzione del radicchio di Treviso, ecc…

Contesto e Storia
Paia de Pasqua è un appezzamento di terreno, di circa 60.000 m2 a sud-est di Treviso, inserito in un contesto antropizzato ma con alcuni tratti di identità paesaggistica che ancora resistono.
Il nome Paia de Pasqua deriva dai soprannomi usati nella campagna Veneta, dei genitori dell’attuale proprietario Dante Carniato, “Paia” la madre di “de” “Pasquaeoto” il padre.
Questo imprenditore agricolo atipico, ex seminarista, psicologo, maestro elementare, ristoratore creativo di fama internazionale, ha investito in un’idea visionaria, coraggiosa, controcorrente ma concreta:
rigenerare un terreno agricolo a pochi chilometri dalla città, per farne un “esempio/laboratorio”, in grado di indicare la strada per un diverso modo di fare l’agricoltura.

Antropizzazione del non costruito
Solitamente si pensa al territorio agricolo, come a quella parte che si è salvata dall’urbanizzazione ed industrializzazione diffusa, mantenendo l’originaria integrità paesaggistica.
Non è così, il livello di antropizzazione del territorio non costruito non è inferiore a quello del territorio costruito, anche l’agricoltura ha subito un processo di forte industrializzazione, imponendo pesanti trasformazioni fisiche, come:
l’accorpamento degli originari appezzamenti agricoli, in campi molto grandi, facili da lavorare con monocolture e macchinari;
la conseguente chiusura di molti fossati, di secolare, intelligente regolazione delle acque risorgive e meteoriche;
l’abbattimento delle alberature d’alto fusto, dal valore paesaggistico e fonte di produzione di biomassa ed assieme ai fossati, veri e propri corridoi biologici;
la diminuzione dell’intensità di occupazione, riducendola in attività dopolavoristica, con la perdita di secolari conoscenze.

Una scelta strategica
Non è un’operazione di “landscape” ma di “Rigenerazione Urbana e del Territorio”, perché tutto è stato pensato nell’ottica di un’azienda agricola, con il fine di aumentarne la produttività, il recupero, ma anche le innovazioni, apportate al paesaggio si configurano come delle ricadute possibili sul territorio.

Perché gli Architetti
L’Imprenditore ci mette i soldi, l’idea, il cuore, l’Agronomo le sue conoscenze, l’Ingegnere i suoi studi sul regime delle acque ma l’Architetto per sua formazione ha un approccio complesso, in grado di tenere insieme il tutto.
Progettare il non Costruito in Movimento è forse una delle operazioni professionalmente più sofisticate.
Serve leggere le carte storiche e le immagini fotogrammetriche.
Serve capire il regime delle acque e mappare le criticità.
Serve Vedere i segni del paesaggio per organizzare le piantumazioni d’alto fusto che determinano cieli, sole e ombre, scorci imprevisti.
Ne primo stralcio del progetto, 2012/2015 sono stati:
ripristinati i fossati originari e sistemato il regime delle acque, con riduzione del rischio idraulico; piantati circa 1000 alberi d’alto fusto che ridisegnano il paesaggio e producono biomassa;
cambiate delle coltivazioni da mono-culturali intensive ad orticoltura e orti biologici;
realizzati percorsi pedonali e ciclabili poderali;
recuperato un piccolo edificio in rivendita.
Gli Orti Riuniti rappresentano uno degli elementi fondativi del progetto, passaggio fondamentale per l’apertura dell’attività alla comunità, facendone un lavoro di Progettazione Partecipata.
La progettazione del secondo stralcio 2016/2019 è completata e vedrà la realizzazione:
di Annessi Agricoli, attraverso il recupero di capannoni industriali dismessi nelle immediate vicinanze; di un Agriturismo Didattico, di un Area Attrezzata a Campeggio;
Tutto ad Energia quasi Zero, coadiuvato da un Impianto a Biomassa che utilizzerà solo materiale del fondo.

Riconoscimenti
Nel 2015, Paia de Pasqua ha ricevuto la Menzione d’Onore al THE CITY PLAN AWARD 2015, categoria Urban Regeneration.

Scarica tutta la scheda del progetto.

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