Premio IQU 2016 – Orto selvaggio con cucina, giardino comunitario come un racconto di cucina Siciliana

Sezione: Rigenerazione Realizzazioni
Progettista: Arch. Fausta Occhipinti, Arch. Gianluca Parcianello, Arch. Sergio Sanna

Scarica l’invito per partecipare alla premiazione del 10 giugno 2016

Il Paesaggio è un fare magico. Wild kitchen Garden è progettato sul campo, realizzato dalla comunità di Favara, un piccolo paese siciliano a pochi chilometri da Agrigento, che ha trasformato il degrado in risorsa, la crisi in capacità di fare insieme, la carenza di occupazione in opportunità di inventare nuove professionalità. Il risultato di questo sogno è Wild Kitchen Garden, progetto premiato come finalista per la Medaglia d’Oro all’Architettura Italiana (Triennale di Milano 2015), e vincitore dell’Agritecture and Landscape Awards (Expo 2015, Paysage, Consiglio Nazionale ArchitettI)

Emergendo da una discarica chiusa dietro l’imponente Castello Chiaramonte, oggi centro culturale, il giardino è stato commissionato da un curatore d’arte contemporanea locale e realizzato a basso costo con l’aiuto di volontari, nel centro della piccola città siciliana di Favara, nei pressi di Agrigento. Il giardino si articola attraverso un percorso che conduce dalla natura selvaggia e impervia ad una dimensione domestica e produttiva. Il progetto, al contempo, attrae e colpisce: se il suo aspetto informale non mostra chiaramente un’idea di progetto, i suoi dettagli di natura selvaggia sono bellissimi. E cosa mai tutto ciò ha a che fare con la cucina? cosa ha in più dell’ennesimo esempio di agricoltura urbana? L’idea di progetto diventa finalmente chiara quando si guarda al di là dei confini e dei materiali che costituiscono la trama del giardino. I progettisti sono stati ispirati da ciò che il paesaggio circostante gli ha offerto (campi agricoli e gli interstizi selvaggi), così come aspetti meno tangibili, come l’atmosfera e le tradizioni culinarie locali. Una scelta consapevole fatta in favore di una forma non convenzionale di bellezza. Diventa anche chiaro che questo giardino non è stato disegnato su un computer in ufficio ma immaginato sul posto, con le persone che hanno aggiunto le loro storie ad un’opera che essi stessi hanno realizzato, tra cui ad esempio Pino Cuttaia, uno degli astri nascenti della cucina siciliana. Una decisione deliberata di intendere la creatività come atto di narrazione interdisciplinare e di lavoro collaborativo. Questo giardino va inteso come l’Essai di Giardini in Campo ad iniziare alla creazione di un giardino, e come un servizio educativo alla comunità che si è adoperata con le proprie mani per creare società e bellezza.
Lisa Babette Diedrich
Testo pubblicato in “On the Move #4, Lae Foundation Eds., Publisher Blauwdruk, 2015”

Il progetto”Wild Kitchen Garden” è stato selezionato da una giuria internazionale composta da: Paolo L. Burgi, Monika Gora, Jandirk Hoekstra, Thierry Kandjee, Laura Zampieri.
Il progetto si trova a Favara, a 6 km da Agrigento a dall’antica città greca, oggi sito archeologico visitato ogni anno da circa 600.000 persone. Qui l’agricoltura tradizionale della vite e dell’ulivo convive oggi con forme di agricoltura globalizzata (serre). Nei siti non coltivati la macchia mediterranea si esprime come il “Terzo paesaggio” (crf. Gilles Clément).
L’origine del progetto è l’incontro tra Fausta Occhipinti e Andrea Bartoli, curatore d’arte contemporanea e fondatore di Farm Cultural Park. Bartoli ha innescato a Favara un processo di rigenerazione urbana attraverso l’arte contemporanea. Il progetto “Wild Kitchen Garden” è parte di questo processo.
Il sito è circondato da terre su cui domina l’antico Castello Chiaramonte, oggi centro culturale che ospita mostre permanenti e temporanee di arte contemporanea. Fausta Occhipinti e Giardini in Campo vengono selezionati per progettare e costruire gli spazi esterni del nuovo museo

Il terreno è povero e degradato, usato per anni come discarica per i lavori di ristrutturazione del maniero. La riconquista da parte della natura selvaggia è il punto di partenza per il progetto. Il tema del “selvaggio” e quello dell’agricoltura urbana, sono emersi dal dibattito collettivo, e danno origine all’”Orto selvaggio con cucina”.
Il giardino e stato realizzato nel corso di un workshop internazionale con il coinvolgimento degli abitanti, degli studenti universitari, delle associazioni e delle aziende locali. I materiali utilizzati sono gli scarti di cantieri limitrofi e materiali già presenti sul luogo in una logica di riuso e oculato impiego di risorse: l’obbiettivo è “fare molto con poco”. Giardini in campo considera l’attuale crisi economica una risorsa, non un ostacolo. La decisione è collettiva: “Rendiamo possibile l’impensabile!”. Il giardino si articola attraverso un percorso che conduce dalla natura selvaggia e impervia ad una dimensione domestica e produttiva. Attraverso il parziale recupero della scala di accesso, si scende al vigneto selvatico arrampicato ad una gabbia metallica per raggiungere poi un sentiero impervio che si articola tra terrazzamenti, realizzati con i materiali di potatura, e la vegetazione spontanea. Ci fermiamo a riposare sulle sedute in pietra arenaria (la stessa del tempio di Giunone), circondati dal profumo di menta selvatica. Scendendo si percepisce un cambiamento climatico, l’aria è più fresca e umida, la luce più dolce. Il nostro sguardo devia. Si abbandona la selva e si raggiunge la natura parzialmente domestica, le colture selvatiche prima, e l’orto in permacultura ancora più giù. Passiamo all’azione, bonifichiamo, diradiamo, movimentiamo, coltiviamo, e poi in fine cuciniamo i frutti del nostro giardino. Su sospesi sul grande palco in legno, ceniamo osservando Favara, paesaggio urbano in mutazione.

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