Premio IQU 2016, Nido d’ape

Sezione: Rigenerazione Realizzazioni
Progettista: Pierluigi Bonomo, Federico Pace

La morfologia esagonale delle celle dell’alveare diviene l’idea portante del progetto, tradotta nell’articolazione architettonica della trama strutturale esterna e nell’efficienza energetica che, in omaggio alla capacità costruttiva delle api, consentono di ottenere un piccolo manufatto a “consumo zero”.

Il progetto riguarda la sostituzione edilizia di un piccolo capannone autocostruito destinato a magazzino per attività artigianale apiaria e danneggiato dal sisma del 2009. La produzione del miele è l’attività principale insediata in questo complesso che comprende anche un adiacente capannone adibito a laboratorio. Grazie anche alla volontà della committenza, il progetto si propone come piccola/grande sfida quella di piantare un isolato germoglio di “rinascita” dal sisma, testimone di una coraggiosa reazione ad andare avanti, semplice ma significativo ritorno alla quotidianità.

Il concept progettuale reinterpreta la morfologia esagonale delle celle dell’alveare e la traduce nell’articolazione architettonica dello scheletro portante esterno realizzato in legno e acciaio. In omaggio alla capacità costruttiva e all’ingegno delle api, la struttura stessa diviene il mezzo espressivo con cui la semeiotica dell’intervento rimanda alle caratteristiche celle esagonali perfettamente regolari costruite una accanto all’altra nell’alveare.

 

La cura per il dettaglio, la scelta dei materiali e delle tecnologie è finalizzata a valorizzare il messaggio architettonico attraverso la cura di tutti gli elementi di giunzione, dei diversi pezzi d’unione, degli attacchi e dei pezzi speciali che sono disegnati su misura e sempre considerati il fondamentale strumento di caratterizzazione progettuale. La scelta dei sistemi d’involucro, il quale viene ritagliato all’interno dell’alveare strutturale, alcuni accorgimenti bioclimatici finalizzati all’elevato confort termoigrometrico e luminoso, e l’integrazione fotovoltaica nella pensilina semitrasparente che corona il manufatto entrano in questo dialogo figurativo d’insieme e consentono di conseguire un “consumo” zero di energia. Il fabbricato è costituito da unica elevazione a destinazione attività di laboratorio artigianale, consiste in un volume appoggiato su una platea di fondazione in calcestruzzo armato, realizzato con ossatura portante in travi di legno lamellare con connessioni in acciaio zincato, e con un involucro edilizio, sia per le chiusure verticali che orizzontali, realizzato con tecnologie prevalentemente “a secco”.

Lo scheletro strutturale diviene il punto chiave del ragionamento semantico/architettonico e tecnologico costruttivo del progetto, dal concept, al progetto esecutivo e strutturale, alla produzione e realizzazione (con la previsione anche di alcuni accorgimenti manutentivi). Il sistema involucro-impianto, grazie all’integrazione fra scelte tecnologico-costruttive degli elementi di fabbrica e sistemi attivi, risulta performante in termini di contenimento dei consumi energetici e di uso razionale delle risorse, oltre che di comfort e benessere per l’utenza, consentendo di annullare completamente i consumi non rinnovabili e le emissioni annue di CO2 per il riscaldamento, produzione di acqua sanitaria e raffrescamento, dato che gli interi carichi elettrici sono coperti dalla produzione fotovoltaica.

L’utilizzo del legno e di tecniche costruttive tipiche della prefabbricazione che rimandano al solo montaggio in opera, ha consentito di ottimizzare l’intero processo edilizio (seppure in realtà durato molto per problemi di finanziamento e ritardi), dando luogo alla riduzione  degli apporti energetici nelle fasi di costruzione ed alla previsione di una migliore manutenibilità ed eventuale dismissione a fine vita, delineando cioè un moderato carico ambientale dell’attività di costruzione e gestione nell’intero ciclo di vita.

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