Premio IQU 2016 – Microcittà Industriali: le nuove potenzialità dei “vuoti” urbani

Sezione: Rigenerazione Progettazioni
Progettista: Arch. Alessia Serino

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Ridefinire un brano di città, oggi giustapposizione di volumi industriali prefabbricati, in parte dismessi, riflettendo sul concetto di vuoto urbano e connesso all’analisi dell’incidenza dell’industria nella ricchezza della provincia di Caserta, elaborando un progetto che in continuità dialettica con le città stesse, gli restituisca qualità ed identità civica.

L’esperienza di “Microcittà Industriali” nasce dall’ipotesi della definizione di un brano di città, in posizione marginale rispetto alle realtà urbane consolidate. Luogo di passaggio o di arrivo nelle attività quotidiane, caratterizzato da imprese dal notevole valore produttivo sia nell’ottica locale che nazionale, soprattutto per i comparti legati al tessile-calzaturiero, il sito si presenta come una giustapposizione di grandi volumi industriali prefabbricati, in parte dismessi, e circondato da fasci infrastrutturali, ferroviari e stradali, di notevole importanza. Proprio partendo dai siti semi-abbandonati, attraverso la riflessione più ampia sul concetto di vuoto urbano più radicato nell’immaginario collettivo, si è pensato ad un progetto che ponesse in continuità dialettica queste aree, ai margini del tessuto urbano, con le città stesse; una moderna visione politica, che mira a restituirle qualità ed identità civica. L’intera area, di circa 650ha, occupata per più del 60%, deve la sua importanza ed il suo sviluppo, alla collocazione geografica, a metà strada tra la città di Caserta e quella di Napoli. Infatti, nonostante la congiuntura negativa a scala mondiale che dal 2007 caratterizza il campo delle produzioni industriali e di trasformazione, il settore secondario continua a contribuire per il 25% alla produzione della ricchezza provinciale. Volendo delineare lo sviluppo dell’area negli ultimi anni, se da un lato bisogna evidenziare la crisi dell’unica grande industria pesante, produttrice di elettrodomestici, il cui consistente ridimensionamento ha determinato un tracollo del numero di addetti nell’area, dall’altro va sottolineata la nuova tendenza allo sviluppo di unità locali soprattutto destinate al settore tessile-calzaturiero. Esiste ancora un patrimonio edilizio che può costituire una risorsa per il territorio, una promessa disattesa, la possibilità di creare un luogo nuovo per lo sviluppo industriale ed urbano di città incompiute, un luogo per una qualità della vita migliore.

In vista di tutte le considerazione effettuate in seguito alla fase di analisi, considerando la dismissione come un’ occasione storica per la trasformazione e l’intervento concreto all’interno dello spazio urbano e territoriale, la proposta si pone come la base innovativa per il rilancio del comparto tessile-calzaturiero, attraverso la creazione di un polo produttivo e di ricerca autosufficiente in ogni sua parte. Con tale intervento si modificano le relazioni e i rapporti tra gli elementi che costituiscono le città e le sue aree marginali.
Il progetto mira a creare, così, un luogo nuovo dove lavorare ma anche vivere, dove incontrarsi ma anche crescere, un punto di arrivo e di partenza, un pezzo di città caratterizzato da un unico edificio fatto di spazio di relazioni, che si pone come vero e proprio manifesto per il riscatto di tutte le aree industriali, senza privarle della loro reale identità. Queste aree cambiano completamente rispetto all’immaginario collettivo consolidato, si trasformano in catalizzatori con programmi funzionali complessi che tendono ad integrare funzioni solitamente sconnesse, superando il limite del semplice luogo di lavoro.

I concetti base che sottendono l’intero programma funzionale hanno l’obiettivo di sfruttare le potenzialità massime provenienti da un intervento di trasformazione urbana di così grandi dimensioni. La reale sperimentazione risiede proprio nel progettare un unico edificio a funzione di interporto, dove tutte le attività, nuove o potenziate, creano un sistema ciclico, nel quale ognuna di esse è collegata e porta beneficio ad un’ altra. Tutto questo è stato pensato nella nuova ottica secondo cui la logistica deve integrarsi con il sistema produttivo, mirando contestualmente al suo sviluppo e alla sua crescita. L’altro concetto chiave di apertura dell`area ai vicini centri abitati, annullando da un lato la tradizionale definizione di area industriale e allargandone dall’altro il raggio d’azione dei fruitori, ha portato all’inserimento di una serie di strutture attrattive, utilizzabili non solo durante le ore lavorative e strettamente connesse anche al nuovo parco urbano progettato.

La difficoltà iniziale di assenza di strumenti urbanistici con direttive che garantissero qualità e salvaguardia dell’interesse pubblico, ed il contrasto fra l’idea di espansione proposta dal piano Asi e la necessità di evitare di recepire ulteriori aree destinate al settore produttivo, in un momento in cui la maggior parte risultano ancora inutilizzate, secondo il Piano Territoriale di Coordinamento Provinciale [PTCP] di Caserta, è risultata essere la chiave di volta dell’intero progetto. Un progetto provocatorio di un edificio che ricopre l’intera superficie disponibile, annullando i concetti di limite di cubatura o di superficie coperta che sono alla base del fare architettonico

Scarica tutta la scheda del progetto.

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