Premio IQU 2016 – HUB Ravenna – Nuovi spazi per start up!

Sezione: Rigenerazione progettazioni
Progettista: ellevuelle architetti

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La richiesta della proprietà è quella di pensare ad una riconversione di un anonimo edificio – la vecchia sede della Banca Popolare di Ravenna –  in “HUB”, un vero e proprio concentratore per le nuove realtà imprenditoriali del territorio, localizzandolo al piano terra, e destinando al primo piano degli alloggi per studenti.

Si pensa a spazi esterni rappresentativi e lineari con interni flessibili, idonei al coworking ma anche al lavoro individuale svolto in autonomia. L’approccio compositivo al progetto muove da questa esplicita ambivalenza funzionale richiesta: al piano terra devono essere previsti spazi trasformabili, idonei anche alla condivisione; al piano superiore la definizione di alloggi prevede ambienti più intimi dell’intervento, concepita non come mero spazio distributivo a piuttosto come valore aggiunto, un ambiente che con la sua forma non lineare, ma crettata, definisca al suo interno luoghi di breve sosta o piccolo incontro: per esempio o piano terra esso contiene le postazioni di plotter e stampanti, o ancora un front office per segretarie o una piccola sala riunioni. Questa continua interruzione prospettica ha anche il merito di non creare squarci visivi sul complessivo, ma aiutano il visitatore alla conquista dello spazio che di volta in volta si apre a piccole e sorprendenti ambientazioni ed enclosure.

La spina dorsale diventa dunque “il luogo di tutti”, fuori da schemi di personalizzazioni di colori o arredi, che possono essere effettuate nelle apposite aree individuate a piano terra. Ancora più evidente è al piano primo il discorso relativo all’area collettiva: qui divani e tavolini accolgono i residenti per momenti di svago e di comunità. La nuova spina concettualmente ha la forza compositiva di raggiungere i bordi e di trasformare dall’interno anche l’esterno divenendo nuova pelle come in un loop continuo ed infinito separando quasi in due blocchi stratificati l’edificio di partenza. Gli spazi interni comuni vengono considerati come piazzette e stradine urbane dove interagire, mentre le singole unità abitative sono pensate come gli edifici che si affacciano sulle stesse: un edificio in forma di città. La suddivisione degli spazi interni determina un ritmo più regolare, legata al passo delle pilastrature esistenti. Al piano terra vengono così a formarsi degli spazi suddivisi da delle pareti armadio “flessibili”, traslabili o facilmente smontabili, dividendo lo spazio in un massimo di 12 uffici fino ad un minimo di 4 grandi spazi per le attività.

Al piano superiore sono collocati 22 appartamenti per un totale di 50 posti letto. L’intervento prevede anche la realizzazione di nuovi patii interni, 2 aree verdi di fatto pozzi di luce che illuminano lo spazio comune fino al piano terra, ritagliando spazi per la sala riunioni e per la zona di servizio; a queste si affiancano 22 corti piccole, che portano luce all’interno di ogni singola unità. Così facendo gli appartamenti riescono a contenere al loro interno un bagno, due camere da letto separate con proprie armadiature e scrivanie ed infine una zona giorno-cucina che affaccia direttamente verso il patio. La proporzione e le funzionalità degli spazi è ottimale perché non sacrifica né gli spazi privati di ogni appartamento e nemmeno i fondamentali spazi d’interattività socio professionale. Un progetto di tale entità è affiancato da un programma funzionale che ne esalta la dimensione corale.

La mixitè è una delle caratteristiche fondamentali che garantiscono una buona qualità nella vita degli edifici, ancora più se polivalenti. Questo elemento si traduce nelle necessità di inserire all’interno della riqualificazione  alcune funzioni tali da garantire un’ampia offerta capace di produrre interessi differenti per i fruitori. Attraverso l’innesto di diverse tipologie di attività è possibile garantire un flusso costante di persone: in ogni momento dell’arco temporale giornaliero è presente almeno una funzione attiva. Si parta da un esempio notturno: in tale frazione temporale sono occupate le camere al piano superiore; al piano terra l’attività terziaria riprenderà solo al mattino, con gli orari d’ufficio. Di giorno, le zone delle unità abitative vissute si spostano verso l’asse centrale  longitudinale dell’edificio, ovvero la cucina-soggiorno ed i servizi.

Si sottolinea il fatto che l’inserimento di una corte in ogni appartamento ha la funzione di risolvere la ricezione della luce per la camera più interna dell’unità: questo permette anche la creazione di spazi più intimi, senza piegarsi allo schema  distributivo di un unica stanza posta in facciata con più letti al proprio interno. Ogni camera gode quindi di un affaccio sull’esterno: una sulla piccola corte interna e una sul perimetro dell’edificio, filtrato da un sistema frangisole. Al piano terra gli spazi fervono dell’attività lavorativa fino alla loro chiusura, compresa la lavanderia esistente. Con la chiusura degli uffici prende vita la parte ristorativa (di fatto aperta anche a pranzo) su una delle testate, che può espandersi con tavoli e sedie sulle pedane previste nella nuova sistemazione esterna; sedute e piccoli arbusti fungono da richiamo ai visitatori che colgono l’occasione di fermarsi in un luogo pubblico ritrovato, all’ombra dei pini circostanti. Infine verso sera, al rientro dalla giornata lavorativa o di studi, viene ad essere fruito lo stesso spazio collettivo del piano primo, ideato non come corridoio ma come area aggregativa per i residenti temporanei.

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