Premio IQU 2011. Progetto del Parco archeologico multimediale a Verucchio

Sezione Nuovi utilizzi e progettazioni. Progetto del Parco archeologico multimediale a Verucchio. Architetti Maria Giovanna Giuccioli, Mauro Dasasso, Roberto Galietta, Paola Poli, Giulia Rossi.

 

La terra si apre, si solleva per entrare e assistere all’ultimo atto della vita. Solo due puntelli servono a sollevare il lembo di terra e poi si scende. Una grande sala con grosse colonne che sorreggono il soffitto inclinato. Sono le “ colonne d’Ercole” e ci accolgono in uno spazio armonioso scandito dal ritmo e dalla cadenza seriale.
In questa grande sala multimediale, in cui si affacciano altri ambienti, la storia è raccontata attraverso gli oggetti in un diverso modo di vedere/di guardare. Non soffermarsi all’oggetto, ma vederlo nella vita del VIII secolo a.C. Il profondo mistero della vita, che senza la morte non avrebbe nessun significato. La morte permette la
conoscenza di nuove culture. Nulla nel paesaggio deve alterare l’equilibrio e la bellezza del luogo.
Si è scelto un architettura underground per il regno dei morti ed un’architettura di segni antichi per il regno dei vivi; uniti da un tunnel di passaggio. L’ingresso al parco è pensato come una barriera che faccia da monito all’entrata al regno dei vivi e dei morti: un muro di pietra/terra simile ad una fortezza, che divide chiaramente l’oggi (auto-traffico) e il passato e un ponte sull’acqua che ci traghetta al di là della nostra vita per esplorare un nostro mondo passato. Il muro, il ponte sono la protezione su un mondo antico e passare oltre significa rompere gli schemi mentali per poter guardare con occhi nuovi.

 

Obiettivi
Da campi coltivati a parco archeologico per il territorio è un cambiamento importante, che deve contestualizzarsi e compenetrarsi con l’intorno. Riportare il territorio al suo primitivo splendore facendo uso in maniera intelligente delle conoscenze acquisite. L’obiettivo è un ritorno alle origini o comunque ad una “rivisitazione” di soluzioni e di elementi ritenuti tali. Ricreare la selva con farnie, noccioli, cerri, ontani e lecci.
Ricreare la coltivazione del vigneto e “delle prese”, campi a cereali separati da vigne maritate all’olmo o all’acero campestre o all’oppio, come si dice in dialetto verucchiese. Ricreare il canneto e il vincheto e la ginestra, indispensabili all’uso quotidiano e ai campi. E’ un ritorno alle antiche coltivazioni locali, oggi sostituite da ampi campi coltivati con mezzi meccanici.
I toponimi “Fontanelle”, “Fornace” presenti sul catastale, asseriscono la presenza di acqua sorgiva e di un’attività legata alla cottura di manufatti d’argilla. Questa vocazione del territorio ci ha suggerito di sfruttare e convogliare le acque a cielo aperto” fino ad un piccolo bacino di raccolta, per poter usare l’acqua sia per l’irrigazione del parco che per la preparazione della ceramica nei laboratori. Infatti l’abitato dell’età del ferro doveva sorgere o comunque avere vicino una fonte d’acqua per la vita umana e animale, oltre che per le attività manuali. Il “villaggio” è organizzato con la riproposizione di case/capanne delle dimensioni di 6-8 metri di diametro, sul modello definito dall’archeologo. In ogni capanna, per far comprendere la vita, far guardare dentro e far vivere delle emozioni, viene esemplificata una attività: il quotidiano, la filatura e la tessitura, la lavorazione della ceramica, dei metalli, dell’osso e dell’ambra, l’allevamento.
Con sussidi di audioguida, pannelli e tecnologie avanzate è possibile considerare ogni abitazione come un piccolo laboratorio didattico. Il villaggio sarà immerso nel verde e una rete di percorsi interni, oltre alla via lungo l’acqua, lo rendono vivo oggi dopo 2800 anni. Ad un’istanza che tende a valorizzare la zona archeologica con
la creazione di un parco, si contrappone spesso/costantemente l’istanza utilitaristica e turistica.
E’ un obiettivo la scelta oculata di privilegiare interventi rispettosi del contesto ambientale.
Nel paesaggio fortemente caratterizzato dalla presenza di un roccione con la sovrastante fortezza, con la volontà di mantenere le visuali libere per godere del panorama sul mare, l’inserire i nuovi edifici, indispensabili ad una corretta fruizione del parco da parte di turisti, scuole e visitatori, è stata una sfida alquanto difficile, anche perchè tali contenitori devono esaltare ciò che contengono e le funzioni e non se stessi.

 

La città dei vivi. Ricostruzione del paesaggio
Negli ultimi anni il contributo delle analisi archeobotaniche si è rivelato di fondamentale importanza in quanto non solo fornisce utili elementi per ricostruire l’evoluzione del paesaggio di un determinato sito, ma contribuisce anche a conoscere le attività dell’uomo nel corso del tempo, scoprendo ad esempio quali piante coltivava e raccoglieva, quali utilizzava e per quale scopo, oppure quali prodotti trasformava o ancora, se vi erano aree boscate oppure zone umide o canali, ecc. fino ad acquisire importanti informazioni relative al substrato, al clima, all’orografia e alla topografia del territorio.
A Verucchio “il paesaggio vegetazionale che si rileva dall’analisi pollinica è aperto e caratterizzato da un’intensa attività antropica: i campi di cereali sono accompagnati da alberi da frutto e dalla vite, alternati a prati e pascoli destinati all’allevamento del bestiame. La componente arborea, caratterizzata principalmente dalla presenza di latifoglie decidue, rimane sempre sullo sfondo”.

 

La città dei morti
L’intento è quello di realizzare lo spazio dedicato alla necropoli all’interno della struttura espositiva multimediale, ricreandolo in modo virtuale e suggestivo a partire da alcune sepolture ricostruite. Già nella scelta della forma dell’immobile il richiamo agli oggetti che facevano parte dei corredi funerari verucchiesi è forte ed immediato; infatti è stato scelto di riprendere la morfologia perimetrale di una fibula ad arco cavo, con tarsie in ambra romboidali e castoni in osso, emersa nella tomba 40/2006 Lippi. All’interno dell’edificio verrà ricollocato il calco in resina della sepoltura con tre cavalli attualmente esposto in modo temporaneo nella Chiesa di S. Agostino presso il Museo Civico Archeologico di Verucchio, assieme alla ricostruzione di un paio di altre tombe da selezionare tra le tipologie più ricorrenti a Verucchio: in semplice fossa scavata nel terreno o in cassa lignea oppure in dolio.

 

 

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