Premio IQU 10, Sorrento: Complesso parrocchiale

Architettura – progettazioni per la categoria Architettura e Città opere progettate
Progettista: Architetto Alessandro Bellini
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Il nuovo complesso parrocchiale della Madonna del Carmine a Santa Maria la Carità, in una periferia degradata, tra serre capannoni e una centrale ENEL diventa il primo germe ordinatore dell’intorno.

 

Il lotto è posto in una zona periferica del Comune di Santa Maria La Carità, tra serre, case, capannoni e campagna: alla Chiesa è dato quindi il compito di orientare e di porsi come un primo germe ordinatore dell’intorno, creando al contempo una certa distanza da esso.

 

Come avviene spesso nella tradizione, la Chiesa, posandosi lungo la strada, si orienta con l’abside verso est; d’altro canto, non essendoci nessuna traccia così forte sulla quale posarsi, il complesso parrocchiale tende a saturare il recinto sacro in un volume bianco.

 

Come suggerisce il significato aramaico della parola Carmelo, il quale ci conduce all’idea di “giardino”, così il volume viene scavato e si accede a questo spazio chiuso come in un grembo, memoria della grotta sul Carmelo: qui, la tradizione narra che visse Elia. La grotta è così il luogo in cui si entra per riemergere, luogo di forte esperienza, che ben si adatta a tradurre spazialmente l’esperienza religiosa.

 

Il fedele entra dunque nel sagrato, memoria dell’Atrium delle vicine ville stabiane, luogo che già separa dal mondo, offrendo una prima accoglienza e una sorta di “ristoro” grazie anche all’ombra della ginestra, l’alberello sotto il quale il profeta Elia andò a riposarsi, segno dell’amore di Dio per l’uomo al quale dona fiducia, indicandogli la via da percorrere. Il vuoto genera la forma, è silenzio, pausa vivificante. Come alcune azioni rituali legate alla celebrazione dei sacramenti, altre pratiche devozionali trovano uno spazio protetto e separato nel sagrato. Il portico prosegue questo compito di raccoglimento e protezione, la spezzata generata dall’operazione “del levare” abbraccia gli uomini staccandoli dal mondo. Qui delle lastre metalliche numerate danno la possibilità di svolgere la via Crucis anche in esterno: la processionalità di questa devozione potrà quindi esprimersi nel tempo e nello spazio.

 

L’edificio si compone di due parti: un basamento murario bianco, che con la sua matericità scavata allude ad un grembo, e la copertura metallica forata che, con la sua forma, ricorda un monte e rimanda anche alla corona della Beata Vergine Maria. A queste falde inclinate, interrotte in un lato per l’inserimento delle campane, è affidato il compito della riconoscibilità. Il prospetto est, campeggiato dalla Croce, rimanda la memoria al semplice profilo a capanna. Volutamente si è rinunciato quindi alla ricerca di altezze importanti, ponendo invece l’attenzione alla forza che deriva dall’unitarietà e dalla compattezza del complesso il quale si discosta così dalla disomogeneità dell’intorno. La luce, che nell’oscurità attraversa i fori della parte metallica di copertura, ha anch’essa funzione distintiva e metaforica. Compositivamente sia le estroflessioni sia le sottrazioni, generano possibili triangoli mitigati costantemente dalla figura del trapezio, capace di mediare la forza e il rigore del blocco bianco con fughe prospettiche e “inviti” che, oltre a dare dinamicità al complesso parrocchiale, guidano il fedele nel percorso esterno di avvicinamento da via Petraro e da via Bardascini.

 

Il complesso potrà essere chiuso e i cancelli, trattati come rivestimento, mantengono l’unità del blocco.

 

La casa canonica e l’ufficio parrocchiale sono anch’essi compositivamente parte della sottrazione, in questo caso la sottrazione ci restituisce un pieno, che si stacca dal blocco per facilitare una eventuale edificazione della casa canonica in un momento successivo.

 

Sempre nel blocco bianco trovano spazio le nove aule con una disposizione in pianta a C che vengono chiuse ad ovest dal salone, mentre le prime si aprono su un “hortus conclusus”, anch’esso rivisitazione dei patii delle antiche ville romane della zona. Il salone si affaccia su uno spazio esterno dove si sono volute concentrare le attività ludiche e ricreative del complesso parrocchiale: aree di aggregazione, un’area gioco bimbi, un campo da tennis/pallavolo e un campo da bocce, in risposta ai bisogni della comunità.

 

La quota di parcheggio richiesta è stata inserita in un più ampio disegno delle aree verdi e posta a ridosso della strada di accesso, rendendo così il parcheggio stesso poco invasivo sia visivamente sia da un punto di vista ambientale, andando a ridurre al minimo le aree cementate in favore di un sistema più rispettoso di parcamento, in prato armato.

 

Il disegno delle aree esterne attrezzate a verde e parcheggio è a sua volta pensato per poter essere integrato in una previsione più ampia che accoglie le vicine particelle comunali nel disegno degli spazi esterni.

 

Il progetto risponde a criteri di eco-sostenibilità, proponendo una pianta compatta che minimizza la dispersione termica e sfrutta le corti per il rinfrescamento estivo. Anche la copertura verde svolge tale funzione in estate, mentre in inverno aumenta l’isolamento termico e raccoglie l’acqua piovana in una vasca, la quale sarà poi riutilizzata sia per il fabbisogno sanitario che per l’irrigazione delle parti a verde.

 

Infine, l’utilizzo di pannelli fotovoltaici e pannelli radianti opportunamente dimensionati rende l’intero complesso energeticamente autosufficiente.

 

Ancora in termini di eco-sostenibilità si è pensato ad un orto che non solo fornirà prodotti “a Km0”, ma rafforzerà tramite il lavoro e la collaborazione il senso di appartenenza alla comunità.

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