Premio IQU 10, Solofra: Recupero di quartiere di archeologia industriale

Recupero – progetti, per la categoria Rigenerazione e recupero urbano opere progettate
Arch. Antonio Monti, Arch. Antonio Abalsamo, Arch. Antonella Garzilli
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Obiettivo del lavoro è stato quello di recuperare un patrimonio di storia e cultura, restituendo al resto della città, il suo vero “cuore”, proponendone la sua rigenerazione/rifunzionalizzazione, attraverso l’introduzione, in esso, di funzioni residenziali, culturali, formative, nonché terziarie e di supporto alle attività produttive della concia (uffici, esposizione, etc.), oggi localizzate nell’Area ASI.

 

Il PUA attraverso una attenta impostazione grafico progettuale, normativa e procedurale, ha previsto interventi di recupero/riqualificazione dell’esistente e realizzazioni ex novo finalizzati a completare/riqualificare parte dei tessuti insediativi, oggi periferici, inserendovi quote di aree per standard (parcheggi, verde pubblico attrezzato, piazze, etc.), in grado di elevarne la qualità. Per l’attuazione degli interventi, oltre ad aver individuato un complesso sistema procedurale-normativo attingendo a Leggi Regionali o Nazionali in materia, sono stati individuati dei “Comparti Attuativi” (di riqualificazione o per interventi ex novo), all’interno dei quali, sulla base di principi di “Perequazione Urbanistica”, ognuno degli aventi diritto (proprietari dei manufatti che si recuperano in sito, dei manufatti da delocalizzare o dei suoli sui quali si attuano gli interventi di delocalizzazione), riceve un “Credito Edilizio”, in ragione della percentuale di bene posseduto. 

 

Il Piano Urbanistico Attuativo dei Quartieri “Balsami e Toppolo” a Solofra (AV)

Il terremoto del 23 novembre 1980, danneggiando o distruggendo il tessuto abitativo di una vasta area della Campania e della Basilicata, ha inferto un duro colpo alle tracce superstiti della civiltà materiale, aggiungendosi al processo di abbandono e di degrado e cancellando una buona parte dell’identità storico-culturale dell’area interessata dal sisma. Ci si riferisce, oltre che alla distruzione di interessanti centri storici, ad alcuni esempi di “paesaggio industriale”, che, dopo essere stati preda delle conseguenze del terremoto, per l’assenza di politiche organiche di recupero e rifunzionalizzazione, sono stati abbandonati al degrado ambientale ed all’incuria.

 

All’interno di tale area, infatti, ricadono alcune interessanti testimonianze del lavoro industriale in Campania e precisamente: l’area della filitura della canapa e del lino (l’agro sarnese nocerino e la valle dell’Irno), l’area della molitura e della fabbricazione della pasta (la piana a sud del Vesuvio e Gragnano) e infine l’area della concia (Solofra), oggetto del nostro intervento di riqualificazione. 

 

A Solofra si concentrava il più antico dei quattro grandi poli dell’industria conciaria in Italia; gli altri tre sono: Santa Croce sull’Arno in Toscana, Arzignano nel Vicentino e Turbigo in Lombardia.  Anticamente Solofra era nota in tutto il mondo per la peculiarità della sua produzione: aveva rappresentanze commerciali nei principali centri finanziari del Mediterraneo e disponeva di una sua flotta mercantile nel porto di Salerno; ha primeggiato per secoli nel settore delle pelli ovo-caprine e ancora oggi costituisce una delle realtà produttive più importanti della provincia di Avellino. 

 

In un tessuto straordinariamente ricco e compatto, cresciuto fin dal medioevo intorno ad un tratto del torrente Solofrana, si è evoluto quello per generazioni ha rappresentato il motore di sviluppo economico, occupazionale, sociale e punto di riferimento della comunità (nel 1857 risultavano censite ben 51 concerie attive); ad opifici modello (es. quello della famiglia Buonanno, che partecipò anche all’Esposizione Nazionale di Torino del 1884 ottenendo un encomiabile riconoscimento), si alternavano una serie di piccolissime aziende a conduzione familiare, annesse, in una singolare simbiosi, alle residenze.  Negli ultimi decenni, l’entrata in vigore della “Legge Merli”, i danni subiti per il terremoto del 1980, hanno portato al graduale trasferimento delle attività conciarie e determinato la fine di un sistema economico ed insediativo; un contesto irripetibile (peraltro, prossimo alla parte centrale del tessuto urbano di Solofra), sul piano dell’organizzazione spaziale e su quello del rapporto tra insediamento ed attività produttiva, è ora profondamente mutilato e degradato.

 

Obiettivo del nostro lavoro, quindi, è stato quello di recuperare tale patrimonio di storia e cultura, restituendo al resto della città, il suo vero “cuore”, proponendone la sua rigenerazione/rifunzionalizzazione, attraverso l’introduzione, in esso, di funzioni residenziali, culturali, formative, nonché terziarie e di supporto alle attività produttive della concia (uffici, esposizione, etc.), oggi localizzate nell’Area ASI.

 

Il PUA da noi redatto, attraverso una attenta impostazione grafico progettuale, normativa e procedurale, ha previsto interventi di recupero/riqualificazione dell’esistente e realizzazioni ex novo ( derivanti dalla delocalizzazione delle superfici degli edifici non più ricostruibili in sito); questi ultimi, finalizzati a completare/riqualificare parte dei tessuti insediativi oggi periferici (la parte alta del quartiere Balsami e, fuori ambito, una parte della frazione S. Andrea), inserendovi quote di aree per standard (parcheggi, verde pubblico attrezzato, piazze, etc.), in grado di elevarne la qualità.

 

Le ipotesi progettuali si sono basate, previa impostazione di una apposita scheda, su di un’attenta analisi conoscitiva di tipo tecnico , storico bibliografica, oltre ad analisi ed indagini condotte in loco; quindi, stato attuale del manufatto, stato pregresso (destinazioni d’uso produttivo, come deposito, residenziale, etc.), dati volumetrici e superficiali, utilizzati, questi ultimi, come base per il dimensionamento dei nuovi interventi edilizi e per la determinazione del carico urbanistico (preesistente e ad interventi previsti) nell’ambito oggetto del PUA.

 

Dall’incrocio dei risultati tecnico conoscitivi e dal confronto con i rischi (idraulico e da frana) rilevati dall’Autorità di Bacino, sono derivati gli interventi ammissibili sulle UMI (Unità Minima di Intervento, elemento base per le indicazioni progettuali). Ai fini dell’attuazione degli interventi, oltre ad aver individuato un complesso sistema procedurale-normativo attingendo a Leggi Regionali o Nazionali in materia, sono stati individuati dei “Comparti Attuativi” (di riqualificazione o per interventi ex novo), all’interno dei quali, sulla base di principi di “Perequazione Urbanistica”, ognuno degli aventi diritto (proprietari dei manufatti che si recuperano in sito, dei manufatti da delocalizzare o dei suoli sui quali si attuano gli interventi di delocalizzazione), riceve un “Credito Edilizio”, in ragione della percentuale di bene posseduto.

 

All’interno di ognuno di Comparti attuativi, la partecipazione dei vari soggetti coinvolti, è regolata nel modo seguente:

  • I proprietari degli edifici che si recuperano in sito, partecipano con gli “Oneri di Urbanizzazione” che realizzano o monetizzano a favore del Comune, ottenendone la possibilità di rifunzionalizzare gli edifici, parte a residenza, parte ad attività varie, però interne alla “filiera della concia”;
  • I proprietari degli edifici ( o di parte di essi) che si delocalizzano, partecipano, sia cedendo l’area di sedime al Comune e sia tramite la realizzazione (pro quota) delle urbanizzazioni nelle aree dove si attuano gli interventi edilizi, ottenendone sia la possibilità di realizzare le superfici che prima possedevano, sia i cambi di destinazione d’uso (residenze, uffici, servizi, etc.;
  • I proprietari dei suoli destinati ad accogliere gli interventi di delocalizzazione, partecipano (pro quota) alle urbanizzazioni primarie, ottenendone un credito edilizio derivante dalla percentuale di terreno posseduto;
  • Il comune, e con esso l’intera collettività, coordina l’insieme delle attività previste, prevedendo anche interventi pubblici (es. sui sottoservizi, sulla viabilità, sulla localizzazione di alcune attività pubbliche), ricavandone, oltre ad un incremento delle dotazioni di superfici per standard, il recupero di un consistente ambito urbano e di un enorme patrimonio edilizio/urbanistico oggi abbandonato.

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