Premio IQU 10, Seravezza Lucca: Piazza Carducci

Architettura-realizzazioni, per la categoria Architettura e Città opere realizzate
Studio Bascherini Architetti
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Il progetto nasce a seguito di concorso di idee bandito dall’amministrazione comunale di Seravezza in provincia di Lucca. Trattasi di una riqualificazione del centro storico, in particolare della zona centrale del capoluogo del comune e delle aree circostanti. Piazza Carducci è il fulcro centrale dell’intera composizione. Il progetto altre a ridisegnare tutti gli spazi contermini attraverso una nuova viabilità, si concentra sull aprte basamentale con nuovi materiali e un disegno completo della piazza. Vengono organizzati nuovi elementi scultore, inseriti essenze arboree elementi luminosi e nuove sedute.  Piazza Carducci si configura, oggi, come il centro dell’insediamento di Seravezza e, in quanto tale, presenta una spiccata valenza polare, a livello sia funzionale che sociale. L’origine peculiare di tale spazio, creatosi in seguito alla deviazione dell’alveo del torrente Vezza, ha fatto sì che un elemento divisorio, un corso d’acqua, desse luogo a degli assi unificanti e ad un nuovo polo, univocamente riconosciuto come centro cittadino.

Tale trasformazione ha comportato una serie di incoerenze a livello di tessuto edilizio: la zona a monte e quella a valle, prima separate nettamente dal torrente e quindi poco collegate tra loro (si transitava dall’una all’altra attraverso un ponte), una volta venuto a mancare l’elemento di discontinuità, sono entrate fisicamente in contatto. Il nuovo ambiente urbano, delimitato dai fronti (prima retri) degli edifici che lo prospettano, si presenta assai sfrangiato lungo i margini, superfetati, in alcuni tratti, da una serie di volumi che hanno occupato le aree rese disponibili dall’interramento del greto del torrente. L’antico percorso, matrice di questa parte “bassa” della città, risulta così traslato di un intero isolato verso valle, mentre è rimasta invariata, per posizione ma non per dimensione, la piazza. Da un’attenta lettura dell’insediamento in esame, condotta secondo i criteri della teoria dei crinali, si evince la spiccata vocazione “mercantile” di questa piazza, che si configura come centro “laico”, contrapposto a quello “religioso” situato nella piazza attigua, in forza della sua dislocazione. Essa, infatti, è situata proprio nel punto in cui il percorso di fondovalle, che segue la destra idrografica del fiume Vezza, e quello di controcrinale sintetico, che scende dal primitivo nucleo di promontorio di Seravezza, si incrociano, per poi guadare lo stesso torrente e ricongiungersi al percorso di fondovalle posto sulla riva sinistra. Il carattere architettonico e urbanistico della piazza di Seravezza si caratterizza, contrariamente al ruolo che le compete, prevalentemente, una funzione di parcheggio.  Questo grande spazio urbano, indefinito, vuoto di rapporti, con scarse aree di sosta, ha un aspetto sciatto e somiglia ad uno slargo stradale sul quale sfrecciano, da un lato all’altro, automobili.

Caratteristiche che rendono quasi impossibile svolgere dignitosamente le manifestazioni pubbliche e commerciali, le rappresentazioni di teatro dialettale e le altre forme di spettacolo legate alla vita cittadina. Nonostante ciò, appare possibile recuperare, non solo la piazza, ma anche la limitrofa area del polo mediceo, con i percorsi e i parcheggi ad essa annessi, al loro ruolo di luoghi caratterizzanti del centro storico.Il progetto prevede una divisione del vuoto attuale in due ambiti minori: due piazze, distinte per dimensioni e funzioni (riqualificazione dell’ambiente, valorizzazione delle sue componenti architettoniche, accesso alla comprensione delle sue stratificazioni storiche). Esso si propone di restituire a piazza Carducci (già Vittorio Emanuele), centro del paese prima dello spostamento dell’alveo del fiume, la storicità della sua genesi, valorizzandone il portato architettonico e urbanistico, di notevole interesse. Questo si sviluppa seguendo un orientamento nord-sud e delinea un’enclave, avvolgendosi intorno ad elementi naturali e architettonici preesistenti. Sul lato nord, lo sviluppo naturale del paese dà accesso a piazza Carducci e si dirama poi verso le strade interne, attraverso via Bertuccio, presentando, sullo sfondo, il giardino all’italiana di palazzo Rossetti, di proprietà comunale. 

Ai lati del complesso, due cortine di edifici introducono, per estensione ed altezza, un rapporto misurato tra pieni e vuoti. A sud, invece, con l’inserimento di via Roma, è venuto meno il quarto lato, precedentemente costituito dal fiume. Questo cambiamento ha introdotto uno squilibrio dell’impianto urbanistico-architettonico che si manifesta, oggi, soprattutto, nell’uso socialmente e funzionalmente incongruo della parte centrale della piazza, non utilizzata come luogo di aggregazione, e lasciata in balia di un traffico stradale non disciplinato. All’interno di questo contesto, si inserisce il monumento, che ricalca l’antica posizione, senza tuttavia assumere, nel mutato contesto, quel ruolo di punto di riferimento e di elemento caratterizzante, che in origine possedeva. In considerazione del fatto che i nuovi assetti hanno stravolto il significato e le funzionalità di piazza Carducci, viene proposto un intervento di ripristino della sua estensione in direzione sud, che mira a restituirle una configurazione ed una regolarità percepibili e comprensibili. L’attenzione si è anche concentrata sui materiali impiegati: il marmo bianco dell’Altissimo, trattato superficialmente con una bocciardatura di tipo “ grosso” disegna a schemi e riquadri l’intera piazza, cercando di regolarizzare uno spazio informe. All’interno di queste campiture viene riportato un calcestruzzo architettonico con inerti ottenuti dal famoso “ ravaneto di cava”, scarti di marmo presenti nelle vicinanze delle cave di marmo.  Il progetto e i disegni presentati sono finalizzati all’introduzione, nei luoghi studiati, di limitati elementi di composizione urbana. Intenzioni, queste, che non vanno considerate come segni di un atteggiamento rinunciatario o aprioristicamente difensivista, ma, viceversa, come espressione di rispetto verso le istituzioni storiche ed urbane. Quest’atteggiamento progettuale risulta decisamente lontano dal modus operandi dell’“architettura del terzo millennio” e dai suoi progetti di riqualificazione della città storica.

Tutta la cultura urbanistica ed architettonica che il Novecento ci ha portato in dote, attraverso studi e sperimentazioni, sembra essere , oggi, spazzata via, con la velocità tipica del web, da una cultura che usa l’immagine soprattutto per la fruizione-finzione di un benessere effimero. Pensiamo ai mille gruppi di progettazione che, con rapidità interinale, confezionano mensilmente idee per la città storica, ripetendo modelli di intervento già dimostratisi fallimentari, incollando, stralciando, moltiplicando soluzioni scontate con la speranza che gli uni o le altre finiscano sul podio delle banalità.Ma la città storica si merita questa velocità progettuale, questa superficialità compositiva, questa, per dirla con un’espressione un po’ forte, “pornografia progettuale” di immediato consumo e di vuoto nel tempo successivo?Questi spazi subiscono, oggi più di ieri, leggi e concetti che spesso derivano da mode grafiche passeggere, o da modelli di globalizzazione compositiva che non tengono conto delle loro caratteristiche storiche e non sono finalizzate ad una loro rivalutazione.  Il progetta tenta,in definitiva, attraverso un’indagine sulle regole che governano lo spazio urbano, le linee guida applicate, nel secondo paragrafo, allo studio di casi specifici. Esse orientano ad individuare nella storia, nelle tradizioni, nelle caratteristiche socio-ambientali specifiche dei luoghi studiati e nella cultura della città, i parametri significativi per una identità urbana da recuperare e non da sopraffare.



 

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