Premio IQU 10, San Giminiano: Risanamento del Complesso di San Domenico

Architettura – progettazioni, per la categoria Architettura e Città opere progettate
Preogettista: NCB ARCHITETTURA STUDIO ASSOCIATO
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Sulla scorta di una delibera per la valorizzazione del Complesso di San Domenico, fortemente voluta dall’Amministrazione di San Gimignano, un progetto per la riqualificazione di un’emergenza urbana e per lo sviluppo del suo territorio.

 

Solida ed inespugnabile, la mole dell’ex-convento ed ex-carcere di San Domenico appare, vista dalla campagna circostante, come parte integrante della struttura della città di S. Gimignano, quasi come se di essa ne fosse basamento, appositamente realizzato per sostenerne e difenderne la parte più alta e più leggera, quella delle belle e slanciate torri. Chiuso verso l’esterno tramite mura e bastioni che ne rappresentano tuttavia affacci importanti sulla città e sul territorio, e articolato ed aperto nei suoi interni, architettonicamente connotati e diversificati, seppur ormai in gran parte privi delle qualità originarie, il complesso riflette nella sua configurazione i dati della sua storia, e le caratteristiche intrinseche dello stesso organismo urbano, per il quale è stato nel tempo luogo di comando (fu castello del Vescovo fino al 1353), di isolamento (dall’insediamento dei monaci benedettini fino alla chiusura del monastero a fine ‘700), e di reclusione (1833-1991).

 

La struttura ha una disposizione planimetrica tipica di molte costruzioni conventuali, organizzata come un quadrilatero sul fulcro del chiostro. Le varie trasformazioni subite nel corso dei secoli ne hanno alterato in gran parte la conformazione interna, ma ancora si possono riconoscere le emergenze funzionali originarie: la chiesa nell’ala sud, la sala capitolare e l’antico refettorio nell’ala est, le celle dei monaci nell’ala nord, il refettorio ed alcuni ambienti comuni nell’ala ovest, l’ultima ad essere realizzata. Dopo che gli stravolgimenti necessari per l’insediamento della funzione di penitenziario ne avevano già compromesso molte parti di pregio, il progressivo peggioramento delle condizioni generali di conservazione, dovuto alla protratta mancanza di manutenzione, ha condotto nel 2011 l’Amministrazione ad una delibera per la valorizzazione della struttura, sulla scorta della quale è stata elaborata la presente proposta.

 

La scelta progettuale ha mirato alla conservazione del valore storico e monumentale del complesso e del suo legame con il contesto urbano e territoriale, attraverso un mix di nuove destinazioni funzionali ed una serie di interventi, che, finalizzati a metterne a sistema i luoghi ed i manufatti, li connettesse tra loro, con la città, e con il territorio circostante. Queste le linee guida:

 

1-Razionalizzare l’organigramma funzionale del complesso attraverso la verifica di flussi e degli accessi in relazione alla città e ai vari corpi di fabbrica;
2-Identificare nello specifico le parti che si intendono conservare e restaurare mediante interventi puntuali, che tutelino il valore compositivo ed evocativo delle stratigrafie storiche;
3-Intervenire con nuovi segni ed elementi architettonici per attuare un’organica ricomposizione funzionale, coerente con un uso contemporaneo;
4-Inquadrare l’operazione all’interno di un quadro costituito da unità minime di intervento, che ne consenta una pianificazione sostenibile in termini di tempi e di costi.

 

Nella logica del recupero urbano, è l’Orto di San Domenico, che cinge il complesso ad est e digrada lungo il pendio, a svolgere una funzione fondamentale: in quanto elemento di connessione tra il circuito delle mura urbane esterne e lo spazio interno della struttura, già parte integrante del tessuto cittadino, incarna il ruolo di una vera e propria porta urbana verde, che inserita in un programma di viabilità permanente, genererebbe un nuovo sistema di mobilità e di rete pedonale di altissimo valore turistico, culturale e paesaggistico. Attraverso di essa si entrerebbe immediatamente nel vivo di un’arena polifunzionale, che consente di ospitare eventi di diversa natura con allestimenti di carattere temporaneo a diverse scale.

 

Sull’altro lato la Piazzetta d’Ingresso, giunzione col tessuto residenziale della città murata, e direttamente connessa al suo fulcro tramite l’asse di Via del Castello, che conduce alla centrale Piazza della Cisterna, viene trattata in due distinti momenti: la spina di connessione con il chiostro centrale, ed il sagrato, raggiungibile tramite una gradinata diagonale che ne sottolinea il ruolo e restituisce autonomia ad uno spazio open-air di alto valore per il prospiciente museo.

 

La centralità del chiostro viene rimarcata attraverso la ricostruzione di un disegno pavimentale, che lo qualifica come una piazza e come uno spazio flessibile, su cui si attestano e si relazionano tutti gli ambienti che lo circondano: una serie di botteghe e di laboratori per le attività artigianali locali, una caffetteria ed un ristorante, con tutti i relativi spazi accessori, uffici pubblici, locali per le associazioni cittadine, un museo ed una sala conferenze.

 

I camminamenti di ronda, opportunità straordinaria per un’offerta di servizi turistici qualificati, vengono recuperati nell’ottica di valorizzare l’intero circuito esistente come attrazione storico-paesaggistica, con partenza del percorso dal punto informativo all’ingresso, e termine a fianco del corpo absidato della ex-chiesa.

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