Premio IQU 10, Roma: Rigenerazione di Forte Portuense

Recupero – progetti, per la categoria Rigenerazione e recupero urbano opere progettate
Studio [OPS!] Cingoli/Manigrasso
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Il progetto ricostruisce l’idea di un grande parco urbano per la cultura e il benessere che mitighi il rapporto tra il forte e le nuove volumetrie, molte delle quali vengono pensate ipogee, e sovrapponendo tre oggetti, lanterne luminose, che si fanno landmark.
In termini di consumo di suolo, l’Italia è nella media dei principali paesi europei, ma sono alcuni caratteri di questi processi di urbanizzazione a rendere nel nostro paese più complessa e rilevante la situazione. Nelle periferie delle principali aree urbane italiane sono infatti andate crescendo, senza un progetto metropolitano e ambientale, di trasporto pubblico e di servizi, marmellate di case e sobborghi irriconoscibili, in un continuum di residenze e attività che hanno cancellato quantità di spazi agricoli e verdi, ancora integri, importanti.
Il caso del progetto di riqualificazione di Forte Portuense non solo fa riflettere sui modi in cui sono state realizzate molte delle periferie in Italia, ma anche sul potenziale di alcuni dispositivi che dovrebbero necessariamente riacquistare un ruolo all’interno dei tessuti urbani ed essere per la riqualificazione di aree più ampie. Il progetto proposto non solo riattiva il forte destinandolo a nuove funzioni culturali, ma dona nuova articolazione allo spazio esterno, pertinenziale e attualmente occupato da volumetrie di scarsa qualità architettonica.
Il progetto, reinterpreta la modalità attraverso cui venivano realizzati i forti. Veniva scelto un luogo con andamento del suolo collinare, e si realizzava la struttura difensiva con spazi ipogei e con piazza d’armi centrale. Oggi la pressione della periferia, in cui il forte risulta inserito, annulla questa immagine, nasconde il forte e il sistema ambientale è di scarsissima qualità. Il progetto vuole ricostruire l’idea della collina scavata, idea di grande parco urbano che renda più fluido il rapporto di connessione tra città e parco e che mitighi il rapporto tra forte e nuove volumetrie (a sostituire quelle esistenti), molte delle quali vengono pensate ipogee, e sovrapponendo poi tre volumi che diventano oggetti di landmark e lanterne. L’idea di base è quindi quella di avere non più una sola corte (quella del forte) ma una serie di corti, spazi ipogei che possano funzionare autonomamente ma anche in stretta relazione, con accesi diretti ad essi e come eventi del parco:
– Una corte, la più aperta alla città e a via degli Irlandesi, è caratterizzata da attività di ristoro, mentre il volume fuoriterra è destinato all’Art .
– La seconda corte è invece quella dedicata allo sport. Lo spazio ipogeo è dedicato alla palestra, mentre il volume rappresenta la relazione tra palestra, ristorante e centro benessere.
– La terza corte ha una funzione ancora più specifica: è quella dell’asilo, la più ‘protetta’ dalle finzioni pubbliche.
– La quarta invece è dedicata al centro anziani. Il volume associato ospita la sede di quartiere, spazi polivalenti, e una sala per conferenze.
Nello spazio antistante, tra il forte e via degli Irlandesi una torre panoramica alta 50 metri, dotata di sistema di risalita diventa elemento di attrazione turistica per poter godere dello straordinario panorama romano e prendere visione del sistema del parco e del forte da un inedito punto di vista.
Il forte è il cuore del parco, denso di significati e qualità architettoniche. Diventa museo di se stesso e centro per l’esposizione artistica, con annesse attività compatibili. L’accesso principale avviene dal fossato, attraverso il sistema di passerelle che permette di girargli intorno e di accedere a punti visita specifici. Ogni vano interno verrà caratterizzato da pochi interventi: sovrapposizione di pavimentazione flottante per impianti, aggiunta di setti a mezza altezza per servizi sul retro; sistema di impiantistica fuori traccia.
Il progetto prende in considerazione i temi della sostenibilità da diversi punti di vista: per quanto riguarda la questione energetica, sia attraverso un comportamento passivo delle volumetrie nuove previste, sia attraverso la produzione da fonti rinnovabili. Gli spazi ipogei sono stati pensati con esposizione a sud, forando i solai di copertura dove necessario per l’entrata della luce naturale e per la ventilazione. Gli edifici fuori terra, sono orientati in modo tale da presentare sul lato nord i servizi, mentre a sud gli ambienti funzionali. La pelle è pensata in maniera complessa ed eterogenea, che sia adegua all’esposizione; come un sistema di strati, dove alle murature si alternano vetrate con elementi di schermatura, dove necessario rispetto all’esposizione. In copertura sono installati pannelli fotovoltaici per la produzione di energia solare. Il parco, aumenta la quantità di superficie drenante e di massa vegetale. Questo ha effetti positivi sulla qualità ambientale del luogo: sul microclima, e rispetto alle acque di pioggia diventa una spugna capace di mitigare i problemi che spesso si verificano in zona durante eventi estremi di pioggia. In parte le acque verrebbero drenate e restituite alla falda, in parte invece laminate e stoccate in cisterne collocate nello spessore del suolo per poi indirizzarle negli edifici per essere riutilizzate nei servizi di scarico e per l’irrigazione del parco.

 

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