Premio IQU 10, Putignano: Ex vetreria Bit Vetro

Architettura-realizzazioni, per la categoria Architettura e Città opere realizzate
Arch. Giuseppina Turi, Arch. Wanessa Bruno
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Modificare e generare relazioni tra spazio e utenti, interno e esterno, artificiale e naturale. Il riuso di un luogo urbano residuale, confiscato alla criminalità, si confronta con il recupero sociale mediante la riscoperta delle attività artigianali.

L’impegno dell’associazione LIBERA nella lotta alle mafie si è tradotto nella Regione Puglia in LIBERA il BENE, un progetto destinato ai comuni e alle province pugliesi per il recupero, la riconversione e la gestione dei beni sottratti alla criminalità organizzata.

Il Comune di Putignano ha recepito il messaggio positivo della Regione e l’ha tradotto nell’intervento di recupero e di riconversione di questa ex vetreria.

Il progetto architettonico si propone di modificare e generare le relazioni tra lo spazio e gli utenti, tra l’interno e l’esterno, tra l’artificiale e il naturale. L’intervento di riqualificazione e riconversione di questa ex vetreria – luogo residuale privo di alcuna identità urbana e per anni dimenticato dalla comunità – si confronta con gli obiettivi del recupero sociale e della promozione culturale attraverso la riscoperta delle attività artigianali del luogo.

L’edificio si pone come organo fisico: un cervello in cui i neuroni sono in grado di ricevere, integrare e trasmettere impulsi al punto da comprendere la divisione tra mondo interiore e mondo esteriore al fine di migliorare la prospettiva di osservazione e interpretazione. La rete costituita da queste unità elementari, come un tessuto, avvolge l’intero edificio: dalla copertura del tetto giardino attraversa le aperture e, bucando il fronte principale, si insinua all’interno divenendo la scocca che dà forma ai laboratori e allo spazio espositivo. Il fronte principale dell’edificio rivela solo in parte le funzioni espresse al suo interno: un’alternanza di vuoti e pieni definiti, come gli spazi interni della creatività manuale, dalle effimere strutture in metallo e lamiera stirata. L’edificio si sviluppa su quattro livelli. Il piano interrato è destinato alle funzioni di archivio, deposito e ai vani tecnici. Il piano terra si sviluppa lungo un asse longitudinale, non percepibile dal di fuori; una parte laterale ospita gli uffici su fronte strada, un front-office, la sala formazione e i laboratori artigianali, l’altra i servizi e i percorsi verticali; la parte centrale accoglie lo spazio espositivo: un percorso che si sviluppa per tutta la lunghezza dell’edificio – dall’ingresso alla parte finale del piano – quasi a sottolineare il rapporto osmotico tra il dentro e il fuori. Tale percorso è definito nella zona d’ingresso da pannelli mobili in lamiera stirata che dividono la hall dagli accessi al piano superiore e che, al tempo stesso, possono scorrere e raggrupparsi, dilatando la superficie della hall stessa; invece, nella parte retrostante, il percorso è caratterizzato dall’installazione di quinte mobili che trasformano l’ambiente sia per uso che per forma: creano superfici e/o spazi espositivi, delimitano e definiscono nuovi ambiti. Strettamente legati all’area espositiva sono gli spazi interni destinati alle attività artigianali, caratterizzati anch’essi dalla presenza di quinte mobili costituite da pannelli a libro e scorrevoli che possono chiudersi per delimitare i tre laboratori o aprirsi completamente per definire uno spazio unico e polifunzionale. Un sistema di illuminazione a luce solare mediante lucernari tubolari connota gli spazi dei laboratori e garantisce la loro illuminazione diurna, riducendo in questo modo i consumi elettrici e permettendo un migliore controllo termico del manufatto, minimizzando così lo scambio di calore tra l’ambiente interno e quello esterno. Il primo piano si estende per una superficie ridotta rispetto a quella sottostante: qui gli uffici per le consulenze specialistiche si affacciano su un ampio spazio comune dal quale, attraverso una scala metallica, si accede al tetto giardino. Un pergolato leggero si sovrappone alla preesistenza, denotando non solo il coronamento dell’unico fronte urbano dell’edificio, ma al tempo stesso migliorando le prestazioni energetiche dello stesso; esso protegge la copertura, riducendo l’escursione termica giornaliera/stagionale e incrementando così l’isolamento termico e acustico, limita l’inquinamento dell’aria intrappolando le polveri sottili, apporta un benessere psico-fisico per l’utenza attraverso la futura coltivazione di piante officinali; inoltre quale elemento tecnologico diviene supporto per le fonti rinnovabili (pannelli fotovoltaici e solare termico), coadiuvando in questo modo l’utilizzo degli impianti tecnologici “tradizionali”.

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