Premio IQU 10, Monza: Villoresi

Recupero – progetti, per la categoria Rigenerazione e recupero urbano opere progettate
UBISTUDIO Srl
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Documento di Inquadramento di Monza (2013) – Un progetto di rigenerazione urbana attraverso la trasformazione esclusiva di aree produttive dismesse lungo il canale Villoresi.
Per secoli definita “la Versailles d’Italia”, Monza, sul finire dell’800, assume una nuova identità prettamente industriale, tanto da essere definita nei primi del ‘900 “la Manchester d’Italia”; una eredità di difficile gestione per l’estensione di aree in dismissione (l’insieme delle aree produttive storiche dismesse è di gran lunga più esteso dell’intera città all’interno delle mura) e la complessità dello stato dei luoghi (bonifiche, valori architettonici dei manufatti produttivi, stratificazioni dei contesti urbani entro cui ricadono).
Il D.I.I., approvato nel mezzo di una pesante crisi del settore immobiliare e delle costruzioni traccia le principali linee per il governo delle trasformazioni urbanistiche a supporto del suo nuovo piano urbanistico (PGT LR 12/2005). Definisce una chiara discontinuità con i piani degli anni precedenti. Abbandona l’idea di far coincidere l’dea di sviluppo della città con le espansioni e la conseguente occupazione del suolo e ammette quali interventi di trasformazione soltanto quelli coincidenti con le aree produttive dismesse, escludendo la possibilità di espansioni su suolo libero. Non solo, individua tra tutte le aree dismesse quelle posizionate lungo il canale Villoresi, storico canale di irrigazione della bassa Brianza che attraversa il tessuto urbano di Monza su cui si stanno realizzando, per Expo 2015, interventi di miglioramento dell’efficienza idraulica e per la realizzazione di una direttrice per la mobilità lenta a scala urbana e territoriale.
Il recupero delle aree industriali dismesse è così definito non come insieme di operazioni distinte, separate ed indifferenti alle parti di città, ma come strategia selettiva che integra in un unico sistema urbano ambiti privati (aree dismesse) e ambiti pubblici (il canale, gli argini, le aree verdi ai lati). Il recupero del sistema urbano del Villoresi diventa un’azione di rigenerazione urbana complessiva segnando una inversione di tendenza rispetto alla prevalente interpretazione del recupero come attività ristretta all’interno dei recinti produttivi. Una serie di dispositivi normativi sostengono l’integrazione tra la singola trasformazione dell’area e le parti circostanti: la stratificazione degli usi, il rafforzamento della rete dei percorsi di mobilità lenta, il recupero del patrimonio degli edifici di archeologia industriale.
Gli edifici della città industriale storica diventano un materiale di innovazione della città, ibridizzati da nuove architetture e nuove funzioni, riusati, rispettati nelle loro forme e materiali o più profondamente riadattati. Il D.I.I. identifica gli edifici che per dimensione, qualità architettonica o costruttiva, rivestono un ruolo strategico divenendo i nuovi monumenti della città novecentesca: architetture tardo ottocentesche a shed con pilastri in ghisa, fabbriche multipiano, edifici decor, o più recenti strutture razionaliste, in acciaio o cemento armato che potranno essere recuperate e aperte alla città e a nuovi usi, servizi, lavoro e residenza, ricerca, studio, commercio.
Il D.I.I. approvato e divenuto strumento di programmazione urbanistica della città di Monza persegue quattro obiettivi di sistema:
1. Il riuso più ampio possibile del capitale fisso, edifici ma non solo, ossia tutto ciò per il quale è già stato consumato suolo, energia, materiale e forza lavoro, nell’ottica di un bilancio più complesso di costi e benefici sulla produzione edilizia e la costruzione di città.
2. La limitazione del consumo di suolo rispetto alle previsioni previgenti ai soli spazi aperti interni ai recinti produttivi dismessi.
3. Un orientamento del mercato, spingendolo a concentrarsi sul riuso attraverso uno strumento urbanistico flessibile e argomentativo.
4. Il sostegno ad un uso il più possibile articolato delle aree, il ritorno di una diversa produzione, più leggera e segmentata, co-working e spazi per start up e makers lab, nuove forme dell’abitare, una quota rilevante di servizi di rilevanza urbana.
Dalla data di approvazione del D.I.I. ad oggi, sono state presentate 16 proposte di Piano integrato di intervento, sulle venti aree individuate, definendo il recupero di una superficie territoriale pari a circa 300.000 mq. Di queste, una è stata approvata, tre sono in dirittura di arrivo entro i prossimi mesi, le altre sono in fase di valutazione o sono state rigettate dall’amministrazione in quanto incongruenti con gli obiettivi e i dispositivi del D.I.I..

 

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