Premio IQU 10, Montalcino: Revisione urbanistica del centro storico

Architettura – progettazioni, per la categoria Architettura e Città opere progettate
Progettista: Arch. Edoardo Milesi, Ing. Sebastiano Moioli, Leonardo Fantini
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Lo scopo del programma è attivare processi perché città e territorio tornino a dialogare. Il complesso monumentale di Sant’Agostino (1.200 d.C.) era fino a pochi mesi fa uno splendido monumento ingombrante e d’intralcio alla fruizione della città. Oggi sono state messe in gioco una serie di attività che rendono questo gigante di pietra prima grigio e muto, poroso alla vita dei cittadini di Montalcino e di conseguenza a quella dei turisti.

 

Dove siamo: a Montalcino, un vero giacimento di risorse tutte rinnovabili, nessuna a perdere, ma poco sfruttate. Beni culturali (ben17 chiese), agricoltura, imprenditoria internazionale, la val d’Orcia un paesaggio unico, Brunello il vino più famoso al mondo.
L’handicap: un turismo mordi e fuggi poco remunerativo non dovuto a una carenza di offerta di ricettività, ma a una mancata richiesta dovuta a una sensazione di svuotamento che si prova in una città priva di una relazione forte col contesto, di una scarsa vitalità culturale e politica dove per politica si intende condivisione delle risorse e dei progetti. La politica di un territorio non la fa l’Amministrazione Comunale, la fanno i cittadini, le loro imprese, le loro iniziative.

 

La causa: la mancanza di sinergia tra imprenditori, operatori, commercianti e istituzioni. Manca una politica unica in grado di esaltare e mettere a sistema l’economia di questo territorio, occorre che ci sia un’unica piattaforma da dove farla e questo luogo è la città. La città di Montalcino è oggi assolutamente distante dalle iniziative del suo territorio, non ha più la funzione per cui è nata, il luogo che metteva in relazione e a sistema le attività del suo territorio. Questo scollamento è dannoso a entrambi. La città perde il potere che ha sul territorio e si svuota di significato e il suo territorio perde un’identità indispensabile per promuovere e rendere riconoscibile nel mondo il suo mercato.

 

La città rinascimentale è una perfetta macchina di marketing del suo territorio, nasce sull’impianto romano dove il foro rappresentava il punto di scambio tra i cittadini, ma soprattutto col fuori con gli altri. La piazza di Montalcino non a caso guardava dalle logge (ora trasformate in inutili portici) il suo territorio, lo controllava e lo mostrava. E’ nella città che gli imprenditori devono investire e investendo nella città si attiverà un percorso virtuoso che ne aumenterà l’interesse e la qualità. Qualità urbana, qualità nel saper diffondere la cultura e le tradizioni del posto, qualità nella promozione dei prodotti locali.

 

La città diventa così il vero valore aggiunto al prodotto, al mercato, e completa le attività ricettive. La città in cambio deve essere un incubatore di iniziative culturali. Lo scopo del programma: attivare processi perché questo accada. Trovare i luoghi o rimuoverne gli ostacoli. Trasformare gli spazi in luoghi di relazione. Il complesso monumentale di Sant’Agostino (1.200 d.C.) era fino a pochi mesi fa uno di questi spazi. Uno splendido, ingombrante, monumento, d’intralcio alla fruizione della città. Un imponente volume in pieno centro, muto, sordo e sconosciuto. Impenetrabile da sempre, prima come monastero, poi come seminario, poi ghetto per gli anziani. Addirittura la chiesa dove molti cittadini si sono sposati e hanno battezzato i loro figli era chiusa da anni solo per incuria.

 

Quello che il progetto ha cercato di fare, spingendo quella che a tutti sembrava un’impresa utopica, è stato orchestrare una serie di attività che mettessero in gioco il riuso di questo impianto apparentemente inadatto a qualsiasi destinazione d’uso contemporanea, che potessero rendere questo gigante di pietra, grigio e monolitico, poroso alla vita dei cittadini di Montalcino e di conseguenza a quella dei turisti.
Il Benvenuto Brunello 2015 ospitato con grande successo nella porzione più sconosciuta di Sant’Agostino, ci fa dire che si è trattato di un’utopia concreta. Per riempire questi spazi e alimentarli facendoli vivere, abbiamo progettato lì dentro la nuova sede del Consorzio del Brunello, e della Scuola Permanente dell’Abitare. Al progetto hanno creduto le istituzioni trasformandolo in un collettore di fondi comunitari (900.000€) coi quali grazie al cofinanziamento della Fondazione Bertarelli (500.000€) abbiamo completato la ristrutturazione della chiesa, attivato il laboratorio aperto per il restauro dei suoi affreschi, predisposto un percorso interno all’ex monastero lungo il quale sono iniziati i lavori per il riuso della parte claustrale destinata a scuola sull’abitare e dei fondaci da destinare a sedi museali. Il Consorzio del Brunello sta concordando con la proprietà una locazione per i prossimi 30 anni.

 

La Scuola Permanente dell’Abitare avrà la funzione di incubatore culturale costituendo uno spazio aperto per: seminari didattici internazionali su temi diversi (architettura, cucina, musica da camera, spettacoli di strada, enologia, design, arte….); ufficio di consulenza per la promozione del territorio; workshop residenziali, accademia del gusto, caffè letterario…… Quando si recupera un complesso come quello di Sant’Agostino non si recuperano solo i suoi muri, ma la cultura che al suo interno pulsava. Una cultura urbana basata sull’interscambio tra quello che si produceva dentro e il fuori. Molte attività diverse che si intrecciano tra loro. Attività museali con altre attività complementari (restauro, conservazione, progettazione di nuovi luoghi e nuovi arredi urbani…) che devono diventare attività normali della città.

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