Premio IQU 10, Modigliana: Recupero del Filandone

Architettura-realizzazioni, per la categoria Architettura e Città opere realizzate
Ellevuelle Architetti
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L’operazione di restauro non è solamente confrontarsi con il degrado dell’edificio, ma anche con ciò che esso rappresenta per i cittadini: un luogo una volta destinato al lavoro, ora abbandonato, si trasforma grazie a nuove destinazioni in grado di coinvolgere trasversalmente diversi tipi di fruitori.

Relegato per decenni ai margini del centro abitato, il fabbricato ha da sempre rifiutato l’anonimato, affermando la propria presenza con semplici ma chiari elementi architettonici.  La linearità dei volumi a falda, la sequenza di finestre ed infissi di ferro verniciati, incorniciate da lesene e trabeazioni a rilievo, le capriate metalliche imbullonate a caldo: sono tutte sensibili tracce di architettura industriale di inizio ‘900. Il contesto stesso in cui sorge l’edificio, ai piedi dell’alta parete rocciosa su cui troneggiano i resti della Roccaccia, vicino al torrente Tramazzo, pare in attesa del risveglio dell’architettura.  Il recupero del Filandone [piazzale E. Berlinguer, Modigliana (FC)], porta luce sul fondamentale tema del “riuso ragionato”: nessuna nuova area viene edificata, se mai sorge un nuovo programma per la collettività, un manufatto ritorna in maniera sostenibile alla linfa della partecipazione pubblica. L’operazione di restauro non è stata solamente confrontarsi con il degrado dell’edificio, ma anche con ciò che esso rappresenta i cittadini: un luogo una volta destinato al lavoro, da tempo romanticamente abbandonato, si trasforma, grazie a nuove destinazioni in grado di coinvolgere trasversalmente diversi tipi di fruitori, a tutte le ore del giorno. Si è puntato sul concetto di mixitè funzionale in modo da garantire un coinvolgimento generale: oltre alla nuova sala polivalente, fiore all’occhiello dell’intervento, saranno allocati un punto vendita commerciale, un ufficio di poste, un bancomat, un’area bar/ristoro ed uffici. Tutto è messo a sistema dal cuore dell’intervento, l’atrio di distribuzione che accoglie il visitatore con la scala centrale che distribuisce alle varie attività. A questo spazio è dato un valore di grande richiamo e rappresentatività perché rimane illuminato anche durante la notte. È uno spazio di grande importanza perché cerniera tra l’antico ed il nuovo, ed i lucernari che sono posti sulla copertura permettono, quando si sale la scala, di ammirare la Roccaccia. La sala polivalente (232 posti), racchiude la meraviglia del senso del recupero: le due falde della copertura richiamano l’idea di una casa elementare, un luogo di incontro accogliente e di condivisione. Oltre alla disposizione di camerini e servizi, la stessa sala presenta un carattere flessibile, poiché in grado di liberare lo spazio occupato dalle poltrone, che possono essere riposte sotto al palco. Dalla galleria si ha la percezione di dominio totale dell’ambiente progettato.

Il progetto riordina la situazione volumetrica frammentata alle spalle del filandone, demolendo e ricostruendo i fabbricati esistenti in maniera lineare, riprendendo la sagoma dell’edificio esistente. Si è poi cercato un segno chiaro che caratterizzasse il fronte meridionale, trovandolo nella sequenza degli alti setti verticali. Questo ritmo e vivacità portano con sé la forza di trasformare tutto l’edificio: una spinta vitale attraversa l’interno, scandisce le pareti del foyer ed arriva sul fronte opposto. Qui si traduce in una vera e propria apertura e rinascita dell’esistente: le vecchie finestre diventano nuove porte, come dei grandi occhi incorniciati da profili di acciaio cor-ten, ed alla loro base sorgono aiuole a rosmarino, viburno e lavanda, in modo da coinvolgere non solo la vista ma anche l’olfatto.  Il dialogo dei materiali utilizzati esalta la memoria industriale: sono stati realizzati pavimenti in cemento spolverati al quarzo, strutture e capriate metalliche verniciate di bianco, cornici di acciaio cor-ten e parapetti in vetro; il tutto è ingentilito da finiture e colori “caldi” con l’utilizzo di rivestimenti lignei in larice ed abete.

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