Premio IQU 10, Faenza: Identità urbana

Architettura-realizzazioni, per la categoria Architettura e Città opere realizzate
Arch. Ennio Nonni
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La rigenerazione dello spazio urbano passa anche attraverso l’identificazione di contesti anonimi. Il progetto di Museo all’aperto é l’azione per connettere l’urbanistica con la diffusione dell’arte urbana
nell’ottica di far nascere nuove identità.
Il progetto si pone l’obiettivo di fondere le strategie dell’urbanistica con quelle dell’arte urbana nella convinzione che la diffusione di installazioni ambientali costituiscano una azione identitaria di rigenerazione delle periferie.
Ad una sommaria analisi, le discipline dell’urbanistica e quelle dell’arte potrebbero apparire, ancora oggi, distanti o meglio non essere in grado di stimolarsi reciprocamente. Non era così in passato, quando lo stesso disegno urbano rispondeva a precisi criteri artistici e di equilibrio delle forme tanto che non esistevano confini fra artisti, architetti e urbanisti; il tutto era fuso in un’espressività compiuta, tale da qualificarsi come specifica bellezza urbana.
Questa era la vera entusiasmante “urbanistica” che generava luoghi identitari. Nell’approvazione del Piano Urbanistico Strutturale della Romagna Faentina (2010) è stato introdotto, quasi come sfida, un innovativo progetto strategico per restituire identità a molti luoghi periferici. Il progetto enunciato con il titolo: “Percorso di arte urbana contemporanea nella cintura periferica di Faenza” costituisce la cornice per attivare strategie in grado di innescare l’arte urbana, quale fattore identitario di rilevante interesse pubblico; la finalità era quella di dare una risposta concreta su come mettere in moto la rigenerazione spazi di urbani.
Il programma contempla soluzioni per promuovere l’arte contemporanea che possono spaziare dalla attrazione dei creativi, piccole agevolazioni fiscali a privati, incentivi urbanistici, assegnazioni di aree con
prestazioni artistiche, ecc.

Obiettivi
L’obiettivo urbanistico è, fin dall’origine, quello di incidere sulle periferie già costruite con tanto di case e urbanizzazioni, utilizzando l’arte urbana quale elemento privilegiato (anche se non risolutivo) di qualità,
all’interno però di un coerente progetto localizzativo. La città di Faenza ha imboccato questa concreta e stimolante strategia finalizzata a creare punti identitari quali riferimenti urbani riconoscibili in specie periferici.
La decisione (urbanistica) di creare un museo all’aperto è stata una logica conseguenza, al fine anche di poter vedere realizzate alcune azioni di identificazione collettiva, testandone conseguentemente i risultati. Occorre considerare che, più o meno tutte le città, negli ultimi anni, hanno messo a disposizione spazi pubblici per accogliere opere permanenti di artisti (o presunti tali), spesse volte scelti a caso, senza una precisa idea identitaria dei luoghi e magari proprio su stimolo degli stessi per una temporanea logica
autocelebrativa. I rischi culturali, circa le collezioni di opere all’aperto, sono enormi poiché, senza uno stabile progetto di museo che traguardi senza sconti un futuro lontano, le Amministrazioni Comunali possono cedere alla tentazione di accettare in regalo un lavoro, risolvere in buona fede la manutenzione di una rotatoria, favorire associazioni per pubblicità nascoste nelle pieghe dell’”opera” o anche solo riempire un vuoto con un po’ di arredi “d’autore”.
Il museo all’aperto, istituito con delibera del Consiglio Comunale di Faenza il 30 giugno 2014 unitamente alla Direzione e al Comitato Scientifico e inserito nel sistema museale della Provincia di Ravenna (in costante evoluzione) e si presenta già ora con oltre 70 opere che documentano cronologicamente l’evoluzione dei vari stili e l’intreccio fra artisti faentini, nazionali ed europei. Interessante poter vedere in un percorso organico le istallazioni celebrative di grandi personaggi storici, monumenti alla Resistenza,
per passare all’informale, alla pop-art fino all’arte povera e minimale.
L’obiettivo è fare sì che Faenza sia sempre più attrattiva e culturalmente riconoscibile alla scala nazionale, offrendo anche un esempio di come attraverso le installazioni artistiche si possa elevare la
qualità e riconoscibilità dei luoghi urbani periferici. In questo modo si supera il concetto di museo relegato in spazi confinati, e si individua nella città il contenitore ideale percepito senza diaframmi: di conseguenza si liberano energie innovative, di speranza e vitalità anche per le anonime periferie di molte città italiane. L’obiettivo è di generare quella curiosità che si avverte quando si visitano ambienti urbani complessi e sedimentati.

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