Premio IQU 10, Capri: Naturali geometrie

Architettura – progettazioni, per la categoria Architettura e Città opere progettate
Progettista: Ing. Carmine Mascolo
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La nuova stazione elettrica di Capri è un progetto che interpreta l’ambiente, ponendo in relazione il manufatto con la sua personalità e qualità architettonica, per esprimere una contemporanea sensibilità alle straordinarie caratteristiche del sito.

 

Il Monte San Michele, 262 m di altezza di roccia calcarea, e una flora tipica della macchia mediterranea prevalentemente di sempreverdi, sono gli elementi dominanti dell’area prevista per la realizzazione della nuova stazione elettrica dell’isola di Capri.
La roccia calcarea caratterizza tutta l’isola: è la roccia che disegna le ripide e scoscese pareti dolomitiche, le rocce delle coste frastagliate. Il verde si insinua e aggredisce tutte le fessure e gli spazi, in verticale, in orizzontale, a sbalzo sul mare, sino a distendersi e ricoprire i vari altipiani e gradoni. Caratteristiche orografiche di inconfondibile bellezza che rendono Capri famosa, anzi unica, in tutto il mondo.
Il lotto si trova su uno dei gradoni morfologici che da Marina Grande salgono con balzi di circa 18 metri per arrivare al piede del Monte San Michele a quota 50 metri s.l.m. La matrice naturale caratterizza il luogo e ne definisce l’identità: uno spazio di cerniera tra il tessuto urbano diffuso e la natura.

 

Realizzare un insediamento industriale come una stazione elettrica significa confrontarsi con volumi, dimensioni e apparati dettati da esigenze impiantistiche precise che molto spesso hanno un rapporto fuori scala o un aspetto comunque estraneo rispetto al contesto in cui si inseriscono, così da rendere molto difficile qualsiasi intervento di mimetismo o smaterializzazione. La ricerca compositiva per il progetto architettonico della SE è consistita nel sostituire all’immagine “dura” del complesso industriale un’identità capace di porre il complesso in armonia con l’ambiente nel quale si inserisce, minimizzando l’impatto visivo e valorizzandone l’immagine complessiva. La ricerca formale non si è rivolta ad imitare la natura o a mimetizzare il manufatto, ma ad interpretare l’ambiente mettendo in relazione il complesso con la sua personalità e qualità architettonica.

 

Le parole d’ordine sono state: contesto, qualità, dettaglio, funzionalità, tempi, e costi; scopo ultimo, esprimere una contemporanea sensibilità allo straordinario profilo del sito. La planimetria della stazione elettrica viene disegnata dall’orografia del terreno, i gradoni calcarei che salgono da Marina Grande diventano muri di contenimento o edifici, mentre la vegetazione occupa in modo spontaneo gli spazi vuoti e mitiga i volumi minimizzando l’impatto visivo. La roccia calcarea con i suoi piani e le forme irregolari disegna le superfici con linee o fasce, dove i raggi del sole si riflettono con luci e ombre e creano vibrazioni di luce particolarmente suggestive. Attraverso un’elaborazione geometrica si deriva un’astrazione formale trapezoidale di base, con la quale si disegnano pannelli prefabbricati in cls che tamponano i muri di contenimento o i prospetti degli edifici.

 

La stessa forma viene utilizzata per forare le lamiere che creano degli schermi per i parapetti, i cancelli e le recinzioni. Un DNA con cui comporre i vari elementi per la finitura architettonica del complesso e definirne la sua personalità. Le superfici a vista dei muri di contenimento o delle pareti degli edifici sono realizzare con pannelli prefabbricati in cls bianco addittivato con degli ossidi per ottenere il colore della pietra calcarea; sulla superficie esterna di questi pannelli sono anche inserite delle placche in lamiera di ottone che ne caratterizzano la geometria e il colore, che varierà nel tempo assumendo tonalità differenti con un effetto cromatico marezzato. Questa particolare finitura viene percepita da lontano come una parete di roccia dalla geometria irregolare, mentre da vicino esprime tutta la sua ricchezza e qualità. Parapetti, cancelli, schermi e recinzioni sono realizzati in pannelli modulari in lamiera di ottone, montata su dei telai; la lamiera è lavorata con macchine a controllo numerico che permettono di realizzare a taglio, geometrie particolari a costi industriali anche per quantitativi contenuti.

 

Il disegno delle lamiere replica quello dei pannelli in cemento, invertendo l’effetto percettivo in quanto predominano i vuoti che li rendono permeabili alla vista. Gli scarti delle lavorazioni sono le placche da inserire nei pannelli di calcestruzzo, in modo da impiegare tutto il materiale. Le pavimentazioni esterne dei marciapiedi, delle strade e dei piazzali sono realizzate in conglomerato cementizio con macinato di calcare come i camminamenti intorno al faro di Punta Carena; con i giunti di dilatazione, realizzati con delle barre di ottone, si creano geometrie che riprendono le logiche compositive del progetto. La selezione dei materiali e dei dettagli proposti non solo risponde a precise scelte architettoniche, ma è finalizzata a ridurre i tempi di cantiere e la manutenzione, che in alcuni casi viene addirittura annullata, nonostante l’atmosfera marina. I vari componenti per la finitura architettonica sono prefabbricati, in modo da poter per essere preparati fuori opera, trasportati e montati. Questo significa alta qualità, semplificazione dei montaggi in opera e riduzione dei tempi del cantiere, che si traduce in una riduzione dei costi.

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