Premio IQU 10, Briosco: Biblioteca

Architettura – progettazioni per la categoria Architettura e Città opere progettate
Progettista: Arch. Stefano Taglialatela
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Il progetto per la realizzazione della nuova biblioteca ha come obiettivo reinterpretare la funzione rafforzando il capitale sociale e avviare un processo di riqualificazione urbana capace di creare una nuova centralità dando forma all’identità del luogo.

 

Progettare una biblioteca, oggi, significa intraprendere un percorso di ricerca che deve condurre alla definizione di un nuovo modello. Non più contenitore asettico di una funzione ben precisa, cioè quella di conservazione di libri per la consultazione, ma Luoghi di aggregazione sociale. Luoghi che devono far propri i contemporanei modi relazionali siano essi reali o virtuali. Infatti, nella società contemporanea fortemente influenzata dai social network, le biblioteche devono puntare su quell’unica cosa che il mondo virtuale non potrà mai offrire ovvero diventare ”officine della memoria o piazze della cultura”. Spazi reali in cui si definiscono le odierne relazioni sociali. Relazioni aperte e libere senza alcuna gerarchia, completamente democratiche, la cui caratteristica fondamentale è l’ Interattività. Il progetto per la realizzazione della nuova biblioteca comunale di Briosco diventa allora l’occasione per tentare una sperimentazione capace sia di elevare il valore intrinseco proprio della funzione che del contesto in cui si inserisce.

 

L’ intervento, pertanto, rappresenta l’opportunità di agire su un duplice fronte: rafforzare il ‘capitale sociale’ dando forma e concretezza a questo nuovo modo di interpretare la funzione; avviare un processo di riqualificazione urbana capace di creare una nuova centralità dando forma all’identità del luogo. La strategia di intervento e il processo progettuale si definiscono studiando il tema della ”biblioteca” e quello del contesto. Proprio quest’ultimo suggerisce un confronto con due scale differenti: il nucleo di Capriano (località del Comune di Briosco) e il parco giochi degli Alpini. La lettura del nucleo di Capriano col suo tessuto urbano compatto caratterizzato dalla presenza di edifici rappresentativi come Villa Trivulzio, Villa Casanova e Palazzo Annoni, che definiscono delle centralità urbane, suggerisce come scelta il mantenimento dell’immagine storica del lotto e il posizionamento dell’intervento sul suo limite ( su via G. Carducci e via L. da Vinci ) quasi a voler sottolineare la continuità con la cortina edilizia storica.

 

Ciò permette al nuovo intervento di denunciarsi in maniera chiara, contemporanea ed attrattiva, come una nuova Porta di ingresso della città da sud, valorizzando il suo intorno e nello stesso tempo essere ”recinto” al cui interno si definisce il parco come nuova centralità. Anche la lettura di quest’ultimo conferma la volontà di abitare il limite. Infatti, il nuovo volume sorgendo naturalmente dalla topografia accidentata del terreno, limita e definisce lo spazio aperto organizzando in questo modo l’intero ambito urbano. Il parco resta così il centro attorno a cui gravita la nuova biblioteca ammettendo così che lo spazio esterno, ossia quello del parco, resta quello principale. Questa strategia, inoltre, risolve anche il rapporto con l’ adiacente baita dell’ Associazione Nazionale degli Alpini. Infatti il nuovo volume si relaziona a quest’ultima attraverso un vuoto, enfatizzato dallo sbalzo della copertura, che si concretizza in una ”piazza della cultura” da cui si origina il nuovo ingresso alla baita stessa.

 

Abitare il limite con un volume che definisce Luoghi e Spazi significa presentarsi con un fronte urbano e un fronte paesaggistico. Il fronte urbano è in calcestruzzo armato a vista, quindi chiuso, in maniera tale da definire una spazio interno completamente permeabile sul fronte paesaggistico, cioè quello sul parco, attraverso una facciata continua vetrata. I due fronti sembrano, poi, unirsi idealmente nello spazio di ingresso alla biblioteca, sottolineato dallo sbalzo della sua copertura e dalla nuova piazza della cultura, pensata come estensione dello spazio interno verso l’esterno e destinata alle attività sociali e dunque di interazione e connessione con la baita e il parco giochi intensificando in tal senso il proprio ruolo pubblico. Ma l’anima della biblioteca sono le collezioni di libri e sono queste pertanto a definire la struttura rappresentata da una scaffalatura che non è altro che un sistema in legno lamellare il cui slittamento definisce gli spazi destinati alle diverse attività stabilite dal programma filtrandole ma mai dividendole.

 

Si concretizza, così, quel concetto di inter-attività generando una spazialità aperta, seppur tra differenti funzioni e capace di creare un’atmosfera dinamica, mossa e generatrice di curiosità per che la esplora. E’ uno spazio flessibile che può ospitare molteplici attività da svolgere da soli o da condividere con altri ma sempre mantenendo una vista diretta sul parco. Quest’ultimo si presenta con un progetto unitario che fa proprio il salto di quota superandolo con una scultura a verde che integra il percorso di collegamento e definisce così uno spazio più intimo alla quota della biblioteca dove le persone possono rilassarsi, e lo spazio a giochi per i bambini nella sua quota più alta.

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