Premio Architettura Sostenibile, progetto di conservazione della Villa Romana La Olmeda

Il progetto di conservazione e protezione della Villa Romana La Olmeda a Pedrosa de la Vega, Spagna, ad opera di Paredes Pedrosa Arquitectos, è tra i progetti segnalati all’ottava edizione del Premio Internazionale Architettura Sostenibile, la cui cerimonia di premiazione si è tenuta lo scorso 6 giugno a Ferrara.

 

Il progetto consiste nella protezione di un’importante area archeologica, una villa romana databile dal IV secolo d.C. e scoperta in 1968. In questo intervento si mettono a confronto da una parte archeologia e modernità, e dall’altra architettura e natura. Proteggere gli straordinari mosaici, nascosti per secoli sotto un paesaggio rurale, costituisce lo scopo del museo. Il progetto include la costruzione di una copertura sopra gli scavi, l’esposizione dei mosaici e un centro di studi archeologici. Le sale sono circondate da un perimetro traslucido in maglia metallica che serve di cornice per i mosaici e non interferisce con il tetto metallico e al fine di rendere i visitatori coscienti del carattere unitario che questi frammenti avevano nel passato.

 

L’integrazione del nuovo museo nel paesaggio è tra gli scopi del progetto. La relazione tra architettura e ambiente aperto, tra l’ampia costruzione e la geometria naturale nascosta demanda una sensibilità speciale. Così l’edificio si dimensiona integrandosi armoniosamente nel paesaggio di pioppeti circondanti.
La localizzazione rurale, l’ampia estensione del sito e la necessità di non alterarlo durante i lavori hanno suggerito l’utilizzo di un sistema costruttivo modulare. La dimensione degli elementi romboidali ha agevolato il trasporto e il montaggio sul posto degli archi di venticinque metri di luce che sono stati alzati e fissati con viti.
La facciata di policarbonato traslucido proporziona un’illuminazione interiore omogenea. Un pavimento sopraelevato a doghe di legno con ringhiere trasparenti unisce tutte le aree archeologiche. Il percorso si stringe o allarga secondo la larghezza dei mosaici in osservazione, secondo una disposizione concepita per una mostra aperta. Grazie a una serie di maglie metalliche appese dal soffitto si delimitano i diversi ambienti e si favorisce l’osservazione dei mosaici, recuperando la spazialità originaria della villa.

 

La sostenibilità è insita nella concezione dell’edificio. Il costo è stato contenuto e la struttura dell’edificio serve al contempo da elemento di finitura e climatizzazione. Le aree climatizzate occupano solo il 4% del volume totale. Il volume d’aria sopra il giacimento è protetto dall’intenso sole estivo grazie alla doppia facciata perforata che filtra la luce come le foglie degli alberi. L’illuminazione artificiale si riduce al massimo nelle aree pubbliche. I pannelli d’acciaio corten sviluppano una patina col passare del tempo e permettono una manutenzione naturale della facciata di policarbonato e della copertura, composta da due strati ventilati che isolano l’interno di forma naturale contro le elevate temperature esterne. L’acqua piovana che cade sopra l’ampia copertura è condotta al perimetro verso dei pendii verdi che circondano l’edificio, oppure verso il cortile centrale, dove le antiche tubature romane funzionano nuovamente, dopo diciotto secoli di storia.

 

 

SCHEDA PROGETTO

 

Villa Romana La Olmeda

 

Progettisti
Paredes Pedrosa Arquitectos

 

Committente
Diputación de Palencia

 

Localizzazione
Pedrosa de la Vega, Palencia, Spagna

 

Superficie
7.130 mq

 

Cronologia
Concorso: 2000 – 2004
Progetto: 2005
Realizzazione: 2009

 

Secondo il parere della giuria del Premiola corrispondenza ai requisiti funzionali del progetto, finalizzato alla protezione dei reperti di una villa romana del IV secolo d.C., viene risolta mediante una struttura modulare assemblata a secco, dal disegno essenziale e pienamente funzionale alla protezione dell’area archeologica dagli agenti atmosferici. La luce esterna è filtrata e diffusa internamente consentendo la fruizione ottimale degli antichi mosaici. Il rapporto con il paesaggio trova soluzione attraverso la realizzazione di un involucro sobrio, caratterizzato dal colore naturale generato dall’ossidazione delle pannellature in acciaio”.

 

Ángela García de Paredes (Madrid 1958) e Ignacio G. Pedrosa (Madrid 1957) si laureano in architettura presso la ETSA di Madrid, dove sono professori di progettazione. Nel 1990 fondano lo studio Paredes Pedrosa, sviluppando concorsi e progetti di edifici pubblici e interventi urbani soprattutto di carattere culturale. Sono stati visiting professors presso le università di Barcelona UIC, Pamplona e Valencia. Sono stati professori invitati presso GSD Harvard, ETH Zurigo, Mendrisio e Losanna, e hanno tenuto conferenze alle università di San Paolo, Oslo, Münster, New York CU, FADU Buenos Aires, Monterrey, Politecnico di Milano, San Juan a Puerto Rico e TU Monaco. Trai i premi ai concorsi si segnalano: Museo visigotico a Merida, Città della Giustizia a Jaén, Auditorio a Lugo, Biblioteche Pubbliche a Madrid, Córdoba e Ceuta, Alloggi popolari a Madrid, Centri Congressi a Peñíscola, Museo Archeologico a Almería, Teatro Olimpia a Madrid, Europan 4, Borghetto Flaminio a Roma, Campus Universitario a Murcia, Municipio a Valdemaqueda, Europan 2. Le opere realizzate hanno ottenuto diversi premi tra cui: Premio di Architettura Spagnola 2007, Premio di Architettura di Madrid, Premio COAM, Premio di Architettura di Murcia, Premio ASCER, Premio ARCO, Premio Europa Nostra, e Premio Asprima. Diversi progetti sono stati selezionati per mostre a Hannover, Colonia, AEDES Berlino, Aichi Giappone, FAD Barcellona, RIBA Londra, quattro Biennali di Architettura Spagnola, BIAU a Medellín e Lisbona, Biennale di Venezia e di San Paolo.

 

Per ulteriori informazioni
Premio Internazionale Architettura Sostenibile Fassa Bortolo
Facoltà di Architettura di Ferrara
via Quartieri 8
44121 Ferrara
Tel. +39 0532 293636
E-mail: premioarchitettura@unife.it
www.premioarchitettura.it

 

Nell’immagine, vista interna delle passerelle del percorso di visita ai mosaici, della struttura di copertura e dell’involucro in policarbonato traslucido in maglia metallica. Foto © Roland Halbe

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