Pompei e Roma, odiamo i beni culturali ma coltiviamo i rifiuti

È da tempo che si parla della situazione romana, più o meno da quando è scoppiato l’affaire Mafia Capitale. Da quel momento sono emerse una serie di cose che hanno messo in luce il pessimo stato in cui versa Roma. Oltre la corruzione, oltre la politica, oltre. Si parla di degrado. Degrado significa tante cose, oltre alla pochezza umana nel gestire la cosa pubblica: vuol dire urina e rifiuti. Ma significa anche non essere in grado di capire l’importanza della storia del nostro paese, tanto che, a Pompei, non siamo capaci di organizzare turni di lavoro umani e personale di sorveglianza sufficientemente numeroso. E gli scavi chiudono.

Sono di giugno le ultime notizie di persone (turisti ma non solo) che fanno pipì in centro storico o a Roma Termini. Il problema però non è solo di quest’anno. Si tratta di un problema che coinvolge tutta la città e i beni culturali.

Non più una città di cui essere orgogliosi ma, parafrasando il titolo del film del collega Paolo Sorrentino, ‘La grande tristezza’. Così Gabriele Muccino su twitter. Con foto che documentano il degrado, il regista romano non usa mezzi termini e se la prende con Ignazio Marino: “Un sindaco faccia il sindaco. Non si chiuda nel surgelatore aspettando che la tempesta sia passata. Governi. Oppure vada a casa”.

È notizia di ieri mattina quella della nuova Giunta della città. Marino rilancia il Campidoglio nonostante le pressioni in senso opposto di Renzi. C’è anche un nuovo assessore al Turismo, Luigina Di Liegro, che quindi dovrà affrontare tutta una serie di problematiche legate anche a come si presenta la città (esteticamente e dal punto di vista della condizione di degrado) di fronte ai turisti. “Politiche del Turismo, della qualità della vita” recita il nome dell’assessorato, infatti. Sul tema del degrado urbano, ci sono anche altre posizioni o nuovi incarichi interessanti: l’assessore alla Cultura rimane Giovanna Marinelli che perde la delega al Turismo, il titolare dell’Urbanistica Giovanni Caudo prende la delega ai rapporti con l’assemblea capitolina, di cui si occupava prima l’assessore Guido Improta. Maurizio Pucci, alla guida dei Lavori Pubblici, guadagna la delega alle Periferie di cui si occupava prima l’ex vicesindaco Luigi Nieri. Una delega in più anche per il magistrato in prestito al Campidoglio Alfonso Sabella: da oggi si occuperà anche di Polizia locale, delega in mano prima al sindaco Marino. Bla bla bla bla..

Gabriele Muccino avrebbe potuto twittare anche la grande immondizia, o la grande monnezza, per mantenere la rima con bellezza-tristezza. “Ora penseremo al decoro, alla pulizia, alla mobilità, alla casa e alla rigenerazione urbana” ha dichiarato Marino. Si perché non solo la corruzione ha sporcato Roma in questi ultimi tempi, ma anche il degrado urbano. Il degrado urbano è strettamente collegato al problema ambientale, perché i cittadini vivono in un ambiente malsano. Non è solo una questione di etichetta e di estetica, naturalmente.

A questo proposito, è interessante leggere i commenti agli articoli. C’è chi osserva che “sembra che Roma fosse Stoccolma fino a due anni fa”. In realtà, il degrado è in atto da tempo.Se spulciate google search troverete, per esempio, notizie dell’anno scorso. Quindi, rimarcano alcuni, dietro c’è la strumentalizzazione politica. Non è nostro compito stabilire su queste pagine se è vero o se non è vero. A noi interssa osservare a quale punto di degrado sono oggi le piazze e i monumenti di Roma. Oggi. E oggi può essere la conseguenza di anni di noncuranza, oppure la conseguenza di una notte, o di due giorni. Non è questo l’importante. La cosa importante è che non c’è l’amore necessario per questi luoghi, non c’è e non c’è stato. Ma questi luoghi sono la parte più bella del nostro paese, e per di più sono anche le cose che i turisti vengono a visitare dall’estero. E se li trovano in queste condizioni cosa fanno? Il prossimo anno non tornano e il turismo muore. Economicamente (pure) è svantaggioso.

Il discorso su roma si ricollega ai continui clamori riguardo a Pompei: il 24 luglio, 5 giorni fa, gli scavi sono stati chiusi a causa di un’assemblea sindacale non programmata. Franceschini e Renzi dicono che è uno scandalo, i rappresentanti sindacali sono stati investiti da una pioggia di critiche. Franceschini li accusa di avere “vanificato quei risultati straordinari raggiunti nell’ultimo anno che hanno rilanciato l’immagine di Pompei nel mondo”. Alla fine dell’anno scorso, Franceschini ha sponsorizzato molto le 78 nuove assunzioni per i beni culturali andate in porto nel corso del 2014. Assunzioni che, secondo Luigi Gallo di M5S, non sono mai state fatte. A novembre i responsabili sindacali dicevano: ”A Pompei il personale di vigilanza è sfiancato dal sovraccarico di lavoro”.

Insomma, si discute. Intanto i furti agli scavi tra l’anno scorso e quest’anno si accumulano. Il Grande Progetto Pompei sta naufragando. Chi sorveglia Pompei? Con quali competenze svolge il lavoro? Come viene scelto? Quali contratti vengono stipulati? Tutti problemi veri, da affrontare. Un unico dato di fatto: la gestione degli scavi è immobilizzata e a rimetterci sono proprio i beni cutlutrali, perché vengono danneggiati e perché i turisti non possono visitarli, mancando esperienze di conoscenza, di cultura, che potrebbero vivere in Italia ma non vivono. L’Italia potrebbe essere veicolo di cultura. Lo è, ma a volte chiude, e non lo è più. Non è la prima volta che succede: anche a novembre.

A Pompei gli scavi, a Roma gli spazi pubblici, che spesso sono legati ai beni culturali, perchè li ospitano. E la Fontana di Trevi è piena di topi (è stata restaurata da poco). È il baratro di ciò che più ci interessa come professionisti: il rapporto tra architettura e storia e tra architettura e comunità, relazioni di cui, in Italia, non abbiamo la cura sufficiente ma che potrebbero darci, e ci hanno dato, soddisfazioni enormi, potrebbero regalarci bellezza e economia. Noi li sostituiamo con disorganizzazione e li copriamo di rifiuti. L’intervento del Governo e delle Amministrazioni interessate si fa attendere. Nessun comprende l’importanza di questi luoghi, spazi pubblici, beni culturali e scavi archeologici: vita delle persone, condivisione di spazi, storia, cultura. Tutto questo, e tutto affossato con non-gesti, non-interventi, non-scelte, noncuranza e malgoverno. Il messaggio è pericoloso: se non c’è rispetto da parte delle Istituzioni, i cittadini come possono reagire? E i turisti. Già è molto difficile tenere sotto controllo i vandalismi, se c’è l’avvallo del Governo lo è ancora di più. tanto più se chi deve manutentare e gestire questi luoghi è la stessa entità che li deve tenere al sicuro, e non fa nessuna delle due cose. Un circolo infinito, da cui è difficile uscire. Ma dobbiamo darci una mossa se non vogliamo buttare via un patrimonio che tra furti, decadenza e cattiva gestione rischia di continuare a subire danni. Danni su danni, anno dopo anno, pagheremo care le conseguenze.

di Enrico Patti

 

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