Piano Casa, istruzioni per l’uso

Entra nella fase operativa il Piano Casa, ormai definito grazie all’intesa firmata il 31 marzo scorso. È in programma mercoledì 8 aprile la Conferenza delle Regioni, seguita dall’incontro Stato-Regioni e della Conferenza Unificata. Previsto entro il fine settimana il Consiglio dei Ministri dove dovrebbe essere approvato il decreto legge.

Nel frattempo le singole regioni, entro il termine di 90 giorni, dovranno emanare i dispositivi normativi in grado di fare partire le attività edilizie di ampliamento e di demolizione-ricostruzione. Nell’attesa crescente di conoscere le prime disposizioni locali in materia, forniamo un breve vademecum su cosa si può fare e cosa no.

Quali sono gli immobili interessati al Piano Casa?
L’intesa Stato-regioni consente l’ampliamento fino al 20% degli edifici residenziali unifamiliari e bifamiliari o comunque con una volumetria non superiore ai 1.000 metri cubi. Il limite di ampliamento è fissato a 200 metri cubi, anche se le singole leggi regionali potranno superare questo valore. Il Piano si applicherà anche su edifici di natura industriale e commerciale.

Quali ampliamenti sono possibili?
È possibile “aggiungere un piano”, facendo diventare un sottotetto abitabile. Rimane ovviamente il limite del 20% dei volumi esistenti e i 200 metri cubi come valore massimo assoluto. Altri interventi potrebbero riguardare l’aggiunta di una stanza a una villetta esistente. Per esempio, un edificio di 150 metri quadri con una volumetria di 525 metri cubi potrebbe essere ampliato con una stanza da 104 metri cubi di volume (pari a 30 metri quadri di superficie calpestabile extra).

Sarà possibile anche trasformare una cantina o un seminterrato in una taverna o in una “sala hobby” purché siano considerate abitabili, i cambiamenti di destinazione d’uso sono infatti consentiti. Altro classico intervento che sarà consentito grazie al Piano Casa è la chiusura di un portico o di un balcone per creare un nuovo locale (anche in questo caso valgono i limiti di volumetria).

Quando si può partire con i lavori?
I lavori possono partire solo quando saranno emanate le leggi regionali che definiranno metodi e interventi specifici. Le leggi regionali dovranno essere emanate entro 90 giorni, secondo il termine stabilito dall’Intesa del 31 marzo. Non appena la legge regionale sarà pubblicata potrà essere presentato il progetto.

Che succede se le regioni non emanano le leggi?
Nel caso entro i 90 giorni le regioni non abbiano provveduto a legiferare in materia, sarà il Presidente della regione a procedere con poteri sostitutivi, agendo come commissario ad acta. Il potere del governatore sarà ulteriormente rafforzato con l’emanazione del decreto legge atteso per i prossimi giorni.
In ogni caso, il rischio che le regioni non emanino i dispositivi attuativi del Protocollo di  Intesa è molto basso, poiché l’accordo raggiunto è stato condiviso pienamente, tanto è vero che i presidenti delle regioni hanno chiesto l’intesa istituzionale ai sensi della legge 131/2003, ossia il grado massimo di intesa tra Governo e enti locali.

Quali i documenti necessari per iniziare i lavori?
Sarà obbligatorio il Durc (Documento unico di regolarità contributiva) che il committente dovrà presentare prima dell’inizio lavori. Per quanto riguarda il resto, saranno le singole regioni a stabilire quali documenti dovranno essere presentati.

Nell’accordo si fa comunque riferimento a “forme semplificate”, che possono essere equiparate alla Dia presentata dal progettista. Ulteriori dettagli saranno forniti dal decreto legge di imminente pubblicazione. Se lo schema verrà rispettata, alla pubblicazione della legge regionale potrà essere presentata la Dia e attendere altri 30 giorni prima di iniziare i lavori.

Come ci si comporta con gli immobili abusivi “sanati”?
Rimandando a indicazioni più precise alle singole leggi regionali, dalla lettura dell’Intesa questa possibilità pare non essere esclusa a priori. Rimangono solo i divieti in zone di in edificabilità assoluta quali aree sottoposte a vincolo paesaggistico e nelle aree dei centri storici.

 

 

 

Leggi gli articoli correlati
Piano Casa e new towns
Piano casa: la parola ai “bioarchitetti”

Piano casa, la parola ad Ance e Legambiente

Piano pianissimo: sull’emergenza abitativa ancora un rinvio
Pronto il Piano Casa: ampliamenti

Tana libera per tutti
Piano Casa, sì a un decreto legge?
Piano Casa, le proposte

Scritto da

The author didnt add any Information to his profile yet



Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

News dal Network Tecnico