Piano Casa e new towns

Il Consiglio dei Ministri ha definito le linee su cui si muoverà l’intervento congiunto dello Stato, delle Regioni e dei Comuni sulla questione del piano-casa. In considerazione della materia e della competenza dei singoli livelli di governo, è stata raggiunta in sede di Conferenza unificata un’intesa fra Governo ed enti territoriali che il Consiglio ha collegialmente condiviso nella riunione di ieri (1° aprile 2009) a seguito di un’ampia relazione del Presidente Berlusconi e del Ministro per gli affari regionali, Raffaele Fitto, che ne hanno guidato i lavori. Un aumento del 20% di volumetria per le case mono e bifamiliari, con un limite massimo di 200 metri cubi che potrà però essere superato dalla normativa regionali; un obbligo per le Regioni di approvare le nuove norme sull’edilizia entro 90 giorni, altrimenti potrà subentrare il governo. Sono alcune delle norme del piano casa, approvato dalla Conferenza unificata. L’accordo prevede inoltre un decreto legge da approvare a breve. Nel piano casa sono incluse le villette a schiera, esclusi i condomini.

 

Soddisfazione di Errani e Alemanno. Il presidente della Conferenza delle regioni, Vasco Errani, ha espresso “soddisfazione”, perché “l’accordo favorisce una ripresa dell’edilizia corretta”. Anche Gianni Alemanno, a nome dell’Anci, ha firmato l’intesa esprimendo un giudizio positivo.

 

Veniamo ora all’analisi delle principali linee d’azione di Governo e Regioni.

 

Aumenti di volumetria fino al 20%. Prendendo atto dell’esigenza di varare interventi di politica abitativa sia per rilanciare l’economia che per corrispondere a bisogni di famiglie e cittadini, l’intesa prevede che le Regioni approvino nel termine di tre mesi proprie leggi per disciplinare interventi volti a migliorare la qualità architettonica e il risparmio energetico, entro il limite del 20% della volumetria esistente, di edifici residenziali uni-bifamiliari o comunque di cubatura non superiore a 1000 metri; le leggi regionali disciplineranno altresì interventi straordinari di demolizione e ricostruzione, con ampliamento per edifici a destinazione residenziale entro il limite del 35% della volumetria esistente, al fine di migliorarne qualità architettonica ed efficienza energetica, nonché di utilizzare energie rinnovabili. Saranno esclusi da questi interventi tutti gli edifici abusivi e i centri storici, nonché altre aree che le Regioni riterranno opportuno rendere inalterabili.

 

Velocizzare le procedure. Il ruolo dello Stato si esplicherà con il varo di un prossimo decreto-legge che al fine di velocizzare e semplificare le procedure rimuoverà, ove possibile e opportuno (nonché d’intesa con le Regioni), i vincoli superabili. Il Governo avvierà in sinergia con Regioni e autonomie locali uno studio per un ulteriore intervento di politica abitativa teso a soddisfare il fabbisogno di soggetti disagiati che abbiano difficoltà ad accedere al libero mercato degli immobili in affitto. Particolare attenzione, infine, sarà dedicata alla tutela della sicurezza del lavoro nei cantieri.

 

“In circolo 60-70 miliardi”. Il Piano casa del governo che si arricchisce di due nuove iniziative: le misure per l’ampliamento delle abitazioni e il progetto di costruire nuovi insediamenti urbani per chi la casa ha difficoltà ad affittarla o ad acquistarla. Se solo il 10% degli italiani, ha spiegato Silvio Berlusconi, decidessero di mettere mano alle loro abitazioni, gli investimenti sarebbero dell’ordine di 60/70 miliardi, circa quattro punti di Pil.

 

Nuovi insediamenti urbanistici. Per quanto riguarda le risorse necessarie per realizzare nuove abitazioni, destinate a chi casa ancora non ce l’ha, Berlusconi ha affermato che “sono già allo studio alcune soluzioni, a partire dalla vendita degli immobili pubblici. Obiettivo è di mettere a punto strumenti finanziari flessibili che possano consentire ai futuri proprietari di pagare mutui con rate più basse degli affitti che chiede il mercato. Il progetto di nuovi insediamenti urbanistici a misura d’uomo si aggiunge al piano per l’edilizia popolare e al piano per l’edilizia privata: tre interventi che servono da stimolo per il settore delle costruzioni, centrale secondo il premier per la ripresa economica”.

 

L’attenzione al paesaggio. “Per gli edifici obsoleti c’è la possibilità dell’abbattimento e della ricostruzione seguendo le più recenti tecniche” ha affermato Silvio Berlusconi. I piani anticrisi, ha detto il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano in occasione dell’incontro con alcuni Comuni italiani che partecipano al concorso “La scuola adotta un monumento”, non devono però danneggiare il paesaggio. “Viviamo di nuovo una stagione non semplice” ha detto Napolitano “c’è una crisi economica e occupazionale che sollecita iniziative volte a favorire una ripresa comunque dell’attività produttiva e dell’occupazione” ma occorre difendersi dalle  insidie non trascurabili per la salvaguardia del patrimonio culturale, artistico e paesaggistico italiano, valori tutelati dalla Costituzione e di cui si impone il rispetto.

 

Naturalmente la notizia ha scatenato la discussione su numerosi blog. Diverse le opinioni espresse.
Ne riportiamo alcune di seguito.
“Quando si muove l’edilizia lavorano tutti, proprio tutti. Affermare il contrario è cecità o peggio malafede. Snellire la burocrazia serve a eliminare il malaffare politico e le clientele, attirando risorse che possono dare sviluppo e lavoro a tutti, oltre che assicurare condizioni abitative migliori a tutte le classi sociali. Un’offerta migliore e quantitativamente maggiore crea le condizioni per calmierare il mercato dell’acquisto e della locazione. Insistere nell’ostacolare il piano è da miopi desiderosi di sfruttare il disagio popolare per avere consenso politico”.
“Da una parte è necessario finanziare e ricapitalizzare le banche per non farle fallire, dall’altra si invitano i cittadini a prelevare dalle banche circa 60-70 miliardi di euro, per poter ampliare la villetta. Questa è la politica dell’improvvisazione e delle contraddizioni. Come al solito, si favoriscono i più ricchi, proprietari di villette con giardino”.
“Pensavo alla mia città, Napoli, alla possibilità di abbattere quelle costruzioni di nessun valore storico, abbandonate dal terremoto dell’80 e che giacciono nel centro, abbandonate e spesso prossime al crollo, come avvenuto poco tempo fa. Al loro posto, si potrebbe finalmente costruire altro. Magari con posti auto interrati e appartamenti in grado di soddisfare la richiesta abitativa cittadina e fare così da calmiere ai prezzi di affitto e di vendita. Vorrei rispondere a chi dice che bisognava recuperare gli edifici scolastici e quant’altro. Purtroppo dimentica che per farlo ci vogliono i soldi pubblici, mentre qui i soldi li metteranno i privati. Forse non si è ancora capito che di soldi pubblici non ce ne sono più”.
Alcune osservazioni possono sembrare bizzarre, ma riflettono le problematiche che riguardano tutti e mettono in evidenza il fatto che sarebbe opportuno risolverle – davvero – una volta per tutte.

 

Giacomo Sacchetti

 

Leggi gli articoli correlati

Piano casa: la parola ai “bioarchitetti”

Piano casa, la parola ad Ance e Legambiente

Piano pianissimo: sull’emergenza abitativa ancora un rinvio

Pronto il Piano Casa: ampliamenti

Tana libera per tutti

Piano Casa, sì a un decreto legge?

Piano Casa, le proposte

 

Scritto da

The author didnt add any Information to his profile yet



Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

News dal Network Tecnico