Pianificazione territoriale, Freyrie: ecco cosa serve

Consumo di suolo, perequazione, incentivi ai privati, diritti edificatori, risparmio energetico e fiscalità urbana, soprattutto Imu. Questi i temi di un disegno di legge presentato alla Camera e al Senato a dicembre 2012, con la partecipazione del Consiglio Nazionale degli Architetti. Il tema della pianificazione territoriale viene quindi sviscerato e affrontato in maniera precisa ed esaustiva. Altri temi sono il riutilizzo degli insediamenti residenziali e produttivi esistenti, metodi per minimizzare l’impatto dei nuovi edifici e migliorare le condizioni dell’esistente, per la promozione da parte dei Comuni di risparmio ed efficienza energetica nelle nuove costruzioni, e di trasformazioni all’insegna di abbellimento e intensificazione degli spazi verdi in quelle esistenti. Rispolveriamo i contenuti di quel disegno di legge, attraverso un’intervista del Presidente del Cnappc Freyrie a Il Giornale del 4 marzo.

 

“Legare il tema del risparmio di suolo a quello dello sviluppo di aree verdi e alla riqualificazione degli edifici – spiega Freyrie, presidente del Consiglio nazionale degli architetti, pianificatori, paesaggisti e conservatori nell’intervista – significa affrontare, per la prima volta e a tutto campo, la questione della rigenerazione urbana sostenibile in un’ottica che non riguardi più solo il patrimonio immobiliare”.

 

Secondo Freyrie le politiche urbane della prossima stagione politica, che speriamo si avvii in modo stabile il prima possibile, anche se le premesse non sono certamente buone, dovranno vertire sul riuso, tema su cui gli architetti e Legambiente stanno lavorando da tempo.
Il CNAPPC ha concorso direttamente alla scrittura del disegno di legge. “È un punto di partenza concreto, che tratta con una visione univoca le questioni dell’ambiente, dei territori, degli spazi pubblici e del risparmio energetico” dichiara Freyrie nell’intervista. “I Comuni potranno introdurre incentivi per il riutilizzo degli insediamenti residenziali e produttivi esistenti; sono indicati accorgimenti per minimizzare l’impatto dei nuovi edifici e migliorare le condizioni di quelli esistenti. Per le nuove costruzioni i Comuni devono promuovere misure per il risparmio e l’efficienza energetica, mentre per quelli esistenti gli incentivi riguardano, tra l’altro, trasformazioni all’insegna dell’abbellimento e dell’intensificazione di spazi verdi”.

 

Tra le politiche urbane proposte, anche il Fascicolo del fabbricato, che dopo il crollo del palazzo di Napoli torna di stringente attualità. Il fascicolo certifica, prevedendo un monitoraggio costante che tiene alta la vigilanza e l’attività di prevenzione, le condizioni degli immobili: statiche, di sicurezza degli impianti, dal punto di vista delle condizioni energetiche e dell’inquinamento. È necessario per “garantire ai cittadini l’inalienabile diritto alla sicurezza dell’abitare, proteggere la loro vita, renderli consapevoli della condizione del loro habitat e di quelle idrogeologiche del nostro Paese” dice Freyrie. E prosegue: “Renderlo obbligatorio rappresenterebbe una svolta, sancirebbe il passaggio dalla politica dell’emergenza a quella preventiva e di manutenzione”.

 

Due parole anche sul Piano città: “Per essere davvero incisivo, il Piano città dovrebbe far compiere un’inversione di tendenza e rendere prioritarie le politiche urbane. I temi della bellezza e della rigenerazione urbana sostenibile rappresentano un progetto indispensabile al futuro delle città e dell’ambiente e una concreta opportunità per uscire dalla crisi. Così come una concreta opportunità sarebbe l’avvio di nuovo piano di housing sociale, che gli architetti italiani da tempo prospettano”.

 

Il Social Housing permetterebbe infatti di far ripartire l’edilizia e consentirebbe ai cittadini di avere abitazioni sicure ed ecologiche.

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