Perché si deve centrare la scuola

(di Marcello Balzani) In Italia la riforma del sistema scolastico è al centro di un processo di riqualificazione e rigenerazione complessiva del sistema paese, che può definire un nuovo modello di approccio al ruolo del progetto (pedagogico quanto architettonico) e al rapporto con i cittadini.

 

Oggi la scuola è al centro di un processo di trasformazione potenziale proposto dal governo. Centrare la scuola sembra un obiettivo importante, perché permette di sovrapporre contemporaneamente diversi livelli di rapporto con la realtà più concreta delle città e dei territori italiani: le generazioni si confronto a scuola; le comunità convergono sulla scuola; le famiglie sono coinvolte per anni nella scuola; gli enti locali mostrano un importante ruolo di potenziale efficienza nella gestione del servizio e del patrimonio scolastico; le scelte del futuro si giocano in buon parte a scuola.


Centrare la scuola è quindi una modalità strategica per far intuire rapidamente un’inversione di rotta in tutto il nostro paese. Un’inversione di rotta sull’atteggiamento di rigenerazione del patrimonio esistente che può partire dalle scuole, dimostrando un grado reale di fattibilità, per poi passare al patrimonio abitativo, che è quello più disastrato ed obsoleto.
Potrebbe essere uno start_up potentissimo per innescare il processo di recupero diffuso, parallelamente alla rivisitazione normativa, anche della fiscalità urbana.

 

Ma per l’edilizia scolastica si richiederà un coordinamento nazionale (in rapporto alle Regioni), una particolare attenzione alla gestione del processo, un approccio concreto alla rivisitazione delle norme di quarant’anni fa, la definizione di reali strumenti di monitoraggio e verifica degli investimenti, degli appalti, delle realizzazioni. Ma soprattutto serve il progetto!
È necessario che il progetto divenga lo strumento per centrare la scuola e che le scuole rigenerate, quelle che sorgeranno (si spera) sulla totale o parziale demolizione delle tante scuole non più adeguabili, possano far comprendere alle comunità la reale capacità di intervenire con innovazione tecnologica e una visione educante del ruolo dell’architettura.

 

E se si legge la lettera aperta di Leopoldo Freyrie al Presidente del Consiglio e ai tanti Ministri interessati subito dopo l’approvazione del recente Decreto Sblocca Italia si può ben capire come non sia facile credere in un percorso coerente anche se il tracciato sembra andare verso l’obiettivo giusto. Basta vedere come dal Decreto sia avvenuta la “clamorosa scomparsa definitiva persino del Regolamento Edilizio unico, simbolo di un approccio razionale ed europeo al tema di regole chiare, prestazionali, che garantissero adeguati standard abitativi senza impedire l’innovazione progettuale e tecnologica”. Un approccio altalenante che non fa ben sperare, perché come scrive sempre Freyrie, è necessario e impellente “riaprire il mercato della progettazione pubblica giudicando sul merito dei buoni progetti e non su requisiti abnormi e arbitrari richiesti ai progettisti, uscendo dallo stato di illegalità certificato dall’Autorità di Vigilanza e dalle Direttive Comunitarie”.

 

Per centrare la scuola si deve mettere in atto un percorso che sviluppi pienamente il ruolo di competenza professionale dei nostri giovani architetti. E questo è possibile attraverso concorsi coerenti con regole concrete e monitorati.
Per approfondire la tematica del progetto scuola, nel n. 3/2014 di “Paesaggio Urbano” si apre una nuova sezione sulla scuola con un denso articolo di Manuela Manenti e Maddalena Coccagna dal titolo “Le nostre scuole prima di tutto”, che mostra come, partendo dall’esperienza delle strutture scolastiche temporanee con standard, tempi e costi certi, si può imparare anche ad intervenire con coerenza sulle scuole tradizionali.

 

Non è cosa semplice ma si deve fare!


Il testo integrale dell’editoriale di Marcello Balzani è pubblicato sul n. 3/2014 del tabloid “Architetti”, in corso di stampa.


Marcello Balzani è Direttore di Paesaggio Urbano e Architetti tabloid

 

Nell’immagine, palestra scolastica temporanea di Massa Finalese, Modena. Progettisti MIDE architetti e architetto Paolo Didoné

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