Paesaggio, energia, sostenibilità: Acqua

(di Marcello Balzani) L’acqua trasforma la luce e raccoglie i riflessi delle cose, li annega in un grande magazzino liquido (che oggi sembra essere anche simile alla società stessa), in un incessante scorrere di trame in eterno movimento. E dove il mare, i grandi fiumi o i laghi si uniscono alla terra, dove questa connessione ha radici antiche, impronte tracciate nel tempo e con il tempo trasformate e dimenticate, gli effetti sulle cose sono ancora più forti.

 

Ma non è sempre stato così. L’acqua (ci ricordava Giovanni Klaus Koenig nell’editoriale di un famoso numero di Ottagono dedicato all’acqua) ha avuto anche un significato negativo, oppositorio: elemento separatore ed ostile, un baluardo eretto per tutelare e proteggersi. Un’idea idrica che tra palafitte e fossati poneva in essere quella difesa “più psicologica che reale” che riproponeva un’atavica antagonistica relazione con l’acqua, dando spazio al senso di paura che ancora a volte è capace di incutere.

 

L’acqua è portatrice di mostri (personificazioni delle alluvioni e delle inondazioni) che scorrono per un universo diversamente denso in cui la memoria del nostro primordiale stato immerso nel liquido amniotico si perde nella notte dei tempi e ci obbliga a tornare ad imparare a stare a galla e a nuotare da sempre.

 

È interessante notare come questo significato negativo risulti essere praticamente assente nell’architettura contemporanea, che ne sviluppa maggiormente i valori:
paesaggistici (elemento ma soprattutto evento della natura),
energetici (carburante disponibile e riciclabile per antonomasia che il progetto umano da sempre sfrutta negli attributi di velocità e portata),
– di risorsa vitale (argomento duro e difficile, al di là delle forme degli acquedotti e delle pubbliche fontane, in un momento storico in cui l’accesso all’acqua non appare più un diritto ma un lusso con tutte le varianti di spreco che porta con sé: e sarà sempre peggio, nella progressiva rarità del bene in cui le generazioni future si troveranno a vivere),
– di mobilità (luogo del wayfinding e in cui anche la digitale modernità pone in essere analogie navigatorie e natatorie mimando la velocità di connessione e la potenza di millenari mezzi di trasporto, oggi più che mai da recuperare nella strenua ricerca di sostenibilità),
– di artificio (per il gioco, la riscoperta, la scenografia del potere ora come allora).

 

E vorrei proseguire ancora, provando a condensare alcuni fluttuanti significati con il magico liquido che fisicamente si comporta diversamente da tutti e per il quale la scienza del futuro offre gradi di intelligenza, tipici di una materia viva, ma credo che non basterebbe.


Il testo integrale dell’editoriale è pubblicato nell’e-zine “Acqua”.


Marcello Balzani è Direttore di Paesaggio Urbano e Architetti tabloid

 

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