Pacchetto anticrisi: novità per le infrastrutture

Nel decreto legge anticrisi, varato nei giorni scorsi dal Consiglio dei Ministri, sono state inserite alcune novità anche per le infrastrutture.
Alle Ferrovie vanno 960 milioni per i cantieri più urgenti e 1.440 milioni per evitare il taglio dei treni pendolari nel triennio 2009-2011 (bloccando anche le tariffe).
Per le grandi opere ci sono 1,3 miliardi dal 2010 alla legge obiettivo che era rimasta a secco con la manovra estiva e con la Finanziaria.
Viene ripristinata la figura dei supercommissari, già tentata senza successo nella stagione 2002-2006, e inserita la detassazione dei microprogetti di arredo urbano o di interesse locale.
Resta la riprogrammazione del Fondo per le aree sottoutilizzate (Fas), sia pure con una nuova formulazione del testo che pesca esclusivamente dai fondi di competenza nazionale, lasciando immutate le risorse in carico alle Regioni e confermando la destinazione prioritaria alle infrastrutture strategiche, alla sicurezza delle scuole e al nuovo «fondo Sacconi» per l’occupazione e la formazione.
Il finanziamento alle Fs grava, per altro, anch’esso sul Fas, riducendo ulteriormente a 50,3 miliardi i fondi disponibili (già ridotti negli ultimi mesi da 63,1 a 52,8 miliardi).
Per le Fs il decreto legge dispone che si mantenga il vincolo di destinazione territoriale proprio del Fas, con l’85% al Sud e il 15% al Centro-Nord. Promette di essere fortemente innovativo lo stanziamento in favore dei treni pendolari.
E proprio sui Fas, il governo, avendo mantenuto la promessa di escludere i fondi di competenza regionale, ha deciso di snellire l`iter. La ripartizione non passerà per il tavolo con le Regioni: lo farà il Cipe direttamente, entro 30 giorni, con una procedura molto più semplice di quella contenuta nelle bozze dei giorni scorsi che prevedeva 150 giorni per assegnare le risorse.
Per il Fondo infrastrutture viene confermata la priorità per la messa in sicurezza delle scuole, cui si affiancano (ma questo punto del testo è soggetto a modifiche) altre priorità quali «l’edilizia carceraria, le opere di risanamento ambientale, museale e archeologiche e gli interventi di innovazione tecnologica».
Dei 50,3 miliardi residui del Fas, le risorse assegnate ai programmi regionali dalla delibera Cipe 166/2007 ammontavano a 25,4 miliardi. Ne restano quindi 24,9 fra programmazione nazionale, riserve e incentivi premiali. Da qui si pescheranno le risorse da ridestinare. Questo nell’ipotesi – che però non è scontata nel decreto – che gravitino sui fondi nazionali anche i tagli effettuati al Fas fino a oggi.
Il Governo sembra rinunciare, in questa fase, anche ai 14 miliardi di fondi riprogrammabili del quadro 2000-2006 che pure hanno forti vincoli settoriali e territoriali sulla base di regole Ue. Né si fa cenno nel decreto legge ai 5 miliardi (2,5 Ue più 2,5 di cofinanziamento nazionale) che il Governo ha recuperato a Bruxelles con la proroga di sei mesi dei termini per la presentazione della rendicontazione definitiva dei progetti 2000-2006.
Salutata con soddisfazione dal presidente dell`Ance, Paolo Buzzetti, l’assegnazione delle risorse del Fas non solo alle grandi opere ma anche a programmi prioritari di piccole opere, come quello delle scuole. In questa direzione anche lo sgravio fiscale per i microinterventi urbani.

 

Fonte: www.ance.it e Il Sole 24 Ore

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