Opening Ceremony Shibuya, Tokyo: nuovi designer per un nuovo design

Opening Ceremony è un ambiente vendita dalle innumerevoli sfaccettature, contenente negozi, showroom e una collezione di marchi che ne fanno un innovativo centro creativo internazionale nel cuore di Manhattan.

 

In questo spazio, i talenti emergenti americani appaiono fianco a fianco con designer e artisti, giovani o già affermati, provenienti da altri paesi del mondo. Ogni anno Opening Ceremony presenta le peculiarità commerciali e culturali di un paese ospite con l’obiettivo di catturare nella sua essenza l’esperienza dei consumatori locali.
Opening Ceremony è diventato famoso anche per la miriade di collaborazioni con nomi prestigiosi del calibro di Chloë Sevigny, Spike Jonze, Pendleton, Levi’s, Timberland, Keds e Robert Clergerie, per citarne solo alcuni.
Inoltre, Opening Ceremony ha fatto proprio lo spirito dei Giochi Olimpici moderni, mutuandolo dal fondatore barone Pierre de Coubertin. Nel 1896, de Coubertin trasformò una tradizione dell’antica Grecia in un’iniziativa imprenditoriale moderna. Le Olimpiadi moderne avevano l’ambizione di diventare un evento che riunisse in sé in maniera creativa sport, affari e partecipazione a livello internazionale.
Quando, nel 2002, Humberto Leon e Carol Lim aprirono la boutique Opening Ceremony a New York, l’obiettivo era quello di presentare al pubblico americano un gruppo di designer d’avanguardia internazionali; di qui il nome “Cerimonia di apertura” legato ai Giochi Olimpici. Ogni anno quindi, Opening Ceremony presenta un paese diverso al suo team nazionale.
Oggi, a distanza di qualche anno, il progetto Opening Ceremony è sbarcato anche in Giappone, con l’apertura di un punto vendita a Tokyo, nel quartiere Shibuya, che ha riservato un benvenuto entusiastico alla prima boutique Opening Ceremony inaugurata oltreoceano con una festa che ha visto la partecipazione di numerose celebrità.

Leon e Lim hanno costruito i loro negozi a New York e a Los Angeles per lo più in completa autonomia, ma per il punto vendita giapponese sono ricorsi all’aiuto di Commune, uno studio di design di Los Angeles, attivo da cinque anni, celebre per servirsi di artigiani esperti e per la capacità di riproporre elementi d’antan per committenti famosi come Ace Hotel, Heath Ceramics e Juicy Couture.
Opening Ceremony Tokyo è un concept store distribuito su 8 livelli nel quartiere Shibuya. Essendo il primo negozio Opening Ceremony al di fuori dei confini statunitensi, il concetto su cui si basa deriva da un’idea nata prima dell’apertura di Opening Ceremony LA: la boutique come “mini centro commerciale”. Opening Ceremony collabora con vari designer con l’obiettivo di creare una serie di punti vendita monomarca all’interno della boutique, facendo in modo che ogni marchio si distingua, sotto l’aspetto estetico, all’interno del più ampio ambiente di Opening Ceremony. Tra i designer e i venditori figurano Alexander Wang, Other Music, Nom de Guerre, Boy/Band of Outsiders, Chloë Sevigny for Opening Ceremony, Pendleton, Heath Ceramics e The Row. In questo contesto, Opening Ceremony Tokyo può essere considerato come una rivisitazione del tradizionale concetto di grande magazzino, dal momento che ogni piano si ispira a un tema differente e propone prodotti esclusivi.

La boutique di Tokyo occupa un edificio i cui 8 piani da 140 metri quadri, hanno ospitato in passato la grande catena di concept store giapponesi Seibu; il partner di Commune Roman Alonso, tuttavia, afferma che Opening Ceremony non presenta alcuna somiglianza con il suo predecessore. “Un concept store giapponese consiste, in realtà, in una serie di marchi con identità separate. Carol e Humberto, invece, sono riusciti a creare un ambiente omogeneo, unito da uno spirito molto più aperto”.
Per uscire dai consolidati canoni della direzione di progetto, Commune ha chiesto a un gruppo di imprenditori di riempire un raccoglitore con immagini create dalla loro fantasia, ed essi hanno risposto con fotografie di animali ed elementi di arredo, origami e altri materiali apparentemente privi di una connessione logica tra loro, ma che evocavano il viaggio interiore intrapreso dai loro autori. Commune ha tradotto questo insieme confuso di opere in interni omogenei ispirati ai diversi paesi del mondo. “Non volevamo che assomigliasse a un cartone animato di Walt Disney”, sottolinea Alonso, “ma osservando lo stile di ogni area della boutique si riescono a cogliere le sensazioni tipiche di un’esperienza di viaggio”.
Le scenografie non sono fissate alle pareti, il che consente a Leon e a Lim di modificare gli interni in base ai prodotti esposti in vendita.

 

Immagini
1, 2, 3, 4

 

Informazioni
www.communedesign.com

Articolo tratto da Dossier Habitat n. 41, Luglio 2010.

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