Nuovo codice deontologico

Dal 1 settembre 2009 è entrato in vigore il nuovo “Codice Deontologico per la professione di Architetto”, approvato dal Consiglio Nazionale Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori il 10 e l’11 giugno 2009.


Il testo, formulato su espressa delega degli Ordini provinciali, è nato da un confronto che ha avuto inizio con la riunione di Parma del maggio 2007 per poi proseguire con gli incontri di Caserta del dicembre 2007 e con il percorso congressuale, dai congressi provinciali e regionali al Congresso Nazionale di Palermo del febbraio 2008. Potrà essere aggiornato con delibera del consiglio nazionale, sentiti gli Ordini Provinciali, entro il mese di marzo di ogni anno. Il processo, partecipato e condiviso dagli organi territoriali rappresentativi della categoria che hanno fornito il loro fattivo apporto, ha contribuito alla definizione del testo, redatto tenendo conto anche delle valutazioni e indicazioni espresse dall’Antistrust con particolare riferimento alle disposizioni sulla concorrenza e sulle tariffe professionali. Vengono confermate le norme sulla pubblicità e sull’informativa già modificate nel 2007.

Il codice è composto da 50 articoli. Di particolare importanza l’articolo 24 in cui vengono definiti i rapporti con i tirocinanti. L’architetto è tenuto a prestare in modo disinteressato il proprio insegnamento professionale e a compiere quanto necessario per assicurare a essi il sostanziale adempimento della pratica professionale, con particolare attenzione per le regole deontologiche.

All’articolo 7 viene introdotto il dovere di aggiornamento della propria preparazione professionale: costituisce aggravante il mancato o non corretto adempimento dell’incarico professionale, per l’inosservanza di curare costantemente la propria preparazione.

In riferimento, poi, alla concorrenza sleale, nell’articolo 13 viene precisato che nell’esercizio professionale può assumere rilevanza: attribuirsi come proprio il risultato della prestazione professionale di altro professionista; il compimento di atti idonei a creare confusione con il risultato di prestazioni professionali altrui; la diffusione di notizie e apprezzamenti circa l’attività di un professionista utili a determinarne il discredito; il compimento di atti preordinati ad arrecare pregiudizio all’attività di altro professionista; la qualificazione con modalità o l’uso di segni distintivi dello studio professionale per produrre confusione con altro professionista.

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