Nuovo Codice degli Appalti Kills the Archistar? Freyre dice di sì

La qualità architettonica è morta anche per colpa delle troppe opere commissionate alle archistar. Negli ultimi anni il valore del progetto è andato perduto, le scelte hanno messo al centro del processo la logica del prezzo più basso e hanno azzerato i concorsi (spesso non c’era niente da azzerare perchè erano una farsa): invece di premiare i progettisti preparati e competenti, sono stati premiati gli incompetenti, per le opere piccole. Tutti i soldi sono stati spesi, spesso, per un’opera grande commissionata a un architetto famoso, solo allo scopo (inesistente) di dare prestigio al territorio. È così che la qualità è morta. Leopoldo Freyre, in un’intervista rilasciata a Civiltà di Cantiere n. 3, sottolinea la necessità di restituire valore al progetto e il fatto che il nuovo Codice degli appalti, in via di definizione, dovrebbe avviare finalmente un processo contrario.

Prima di tutto, a proposito di concorsi, sarebbe necessario che questi fossero chiari, limpidi, che il criterio di scelta avesse un senso, che non fosse truccato o basato su metri assurdi, per essere utili e per premiare chi lo merita.

Detto questo, cosa che Frerye sembra non capire del tutto, col nuovo Codice degli Appalti così come sta nascendo è finita la fase delle grandi opere firmate da archistar, dice. Ma sarà corretta la sua interpretazione? È difficile crederlo nell’Italia delle eterne promesse, in cui tutto si prospetta e nulla si fa. Perché la difficoltà non viene dal fatto che mancano le leggi, ma dal fatto che non vengono applicate. Così, anche quando sono buone leggi, non sortiscono gli effetti desiderati, perché sono di difficile applicazione o perché i Comuni (in questo caso sono coinvolti loro) non lavorano bene, non hanno voglia, non hanno tempo eccetera eccetera. O hanno altri interessi che non sono quelli veri del cittadino.

La posizione di Freyre è sacrosanta: dice che è arrivato il momento di riflettere sul futuro immediato dell’edilizia e sulla relazione che si deve instaurare con lo Stato per imporre utilità e qualità, supportate e ottenute tramite la progettazione di professionisti competenti. Ma non so davvero come possiamo credere che succeda davvero.

Va bene il Bim, ma non è quello il problema. Nel dibattito dominato dal sistema di progettazione Bim, dai sostenitori e detrattori dei possibili scenari di una “imposizione” dall’alto della progettazione integrata, Freyrie sposta l’attenzione su altro. Per cambiare le cose non è sufficiente dare ai progettisti software adeguati e competenze tecniche sufficienti.

Secondo Freyre è il mercato che sbaglia e non è in grado di corrispondere il giusto valore all’attività del progettista, che a sua volta deve spingere perché venga riconosciuto il ruolo adeguato alla fase preliminare della realizzazione delle opere.
Questa parola, “il mercato”, viene spesso tirata in ballo. Probabilmente è vero che la responsabilità è del mercato. Ma individuando il mercato come colpevole, è come non individuare nessuno. Cosa bisogna cambiare se bisogna cambiare il mercato? Su cosa bisogna intervenire? Il progettista, inoltre, “deve spingere”. Ci sono alcuni casi in cui i progettisti sono stati colpevoli del degrado progettuale, vedi il caso della svendita delle certificazioni energetiche, ma bisogna cambiare il sistema prima di tutto, bisogna imporre vincoli anche nel privato, non solo nel pubblico. Freyre sostiene che nel mercato privato, bisogna riflettere sul mutato contesto in cui si muovono le imprese e ragionare su un nuovo modello di edilizia, che pur tenendo conto delle minori risorse disponibili, sappia evitare l’eccessiva svalutazione di una fase fondamentale del processo produttivo.

Le parole sono sempre quelle giuste, ma il significato è sempre oscuro. Cosa significa ragionare su un nuovo modello di edilizia? Come deve essere fatto questo nuovo modello? Mi sembra che vengano sempre date risposte che non contengono le soluzioni richieste, ma solo fumo negli occhi.

Sul piano dei lavori pubblici, il nuovo codice degli appalti, sostiene Freyre, può essere un’opportunità di cambiamento purchè curi proprio queste tematiche.

Leopoldo Freyre: “Dopo anni di declino progettuale, con il Codice degli appalti attualmente in vigore si è dato il colpo di grazia alla progettazione, completando un processo di svuotamento della sua stessa funzione che è appunto quella di garantire la qualità delle opere che si vogliono realizzare. Con il Codice degli appalti si è costruito un complesso di regole e di norme che hanno relegato la progettazione a un fattore secondario, legittimando anche dal punto di vista normativo quanto avvenuto nella sostanza e nella quotidianità. Si è sancita la fine della progettazione svuotandola sul piano delle professionalità, definendo un modello procedurale basato sulla confusione dei ruoli anche attraverso un trasferimento nefasto delle competenze da un soggetto a un altro, dal progettista all’impresa. Attraverso una scelta che ha messo al centro del processo la logica del prezzo più basso, l’azzeramento dei concorsi, la totale incertezza dei tempi. Un meccanismo che invece di premiare chi sapeva e sapeva fare, ha di fatto premiato l’incompetenza. Con un solo risultato: la morte della qualità”.

Chi ha coinvolto le archistar e le archistar stesse, il Caso Fuksas su tutti direi, hanno dato il colpo di grazia alla buona progettazione, dando il via alla progettazione per la parcella alta, per progetti miliardari che poi non venivano seguiti in cantiere dal progettista e in alcuni casi non sono nemmeno stati portati a termine.

Il boom delle archistar, se ha fatto sì che oggi possiamo disporre di segni architettonici riconoscibili, di opere della modernità…”

Si, cattedrali nel deserto, solchi nel paesaggio, edifici segno del fallimento, ecco cosa sono spesso le opere delle archistar.

“ … ha tuttavia favorito procedure e meccanismi di selezione che hanno portato a una vera e propria schizofrenia della progettazione. Poche opere straordinarie e una marea di opere di bassissima qualità trasformate appunto in opportunità di business sulla pelle dei cittadini e dei contribuenti. Come dire, una bella copertina e dentro nulla o peggio. Nel segno delle varianti e degli sprechi di risorse, favorendo contenziosi e non ultima la corruzione”.

Tutti i soldi sono stati spesi per fare un’opera grande di un architetto famoso, per darsi lustro, prestigio, e tutte le atre opere sono di pessima qualità. Anche in questo caso si tratta di costruzioni che spaccano il territorio, rappresentando solo un business per pochi, a danno dei cittadini che devono abitare quel territorio.

La nuova legge sugli appalti pubblici, attualmente in via di definizione, dovrebbe avviare finalmente un processo contrario riportando al centro delle regole la qualità e la qualificazione degli operatori. Il nuovo Codice non può non prestare la massima attenzione alla questione delle competenze, sia avviando un processo all’interno delle amministrazioni pubbliche, sia riportando al centro la logica dei concorsi attingendo dalle professionalità offerte dai privati. È evidente che ciò deve coincidere con una rinnovata politica a sostegno delle opere pubbliche, il che significa risorse adeguate, ovvero strumenti in grado di sostenere una progettazione più qualificata. Oggi il mercato dei lavori pubblici rappresenta poco più dell’8% del mercato delle costruzioni. La scarsità di risorse ha determinato il ricorso sempre maggiore a modelli privatistici che oggi debbono comunque essere normati, in quanto di chiara rilevanza pubblica. È venuto il momento che lo Stato ritrovi il suo ruolo di guida del mercato delle opere pubbliche superando le criticità connesse al Patto di stabilità interno che ha ucciso i fondi per la progettazione, in quanto considerati debito nei bilanci degli enti locali. Con l’effetto drammatico di togliere risorse essenziali per consentire una qualità progettuale delle opere. Oggi questa strada va ripresa. Il ripristino del fondo di rotazione per la progettazione, avviato nell’ambito della messa in sicurezza del territorio per ridurre il rischio idrogeologico, costituisce la strada giusta per invertire questo trend negativo. Non va infatti dimenticato che una delle principali cause della incapacità del nostro Paese di utilizzare pienamente le risorse che provengono dai fondi europei riguarda proprio la scarsa qualità e capacità progettuale”.

Il fatto positivo, secondo il Presidente del CNAPPC è che: finalmente oggi la nuova legge sugli appalti si sta strutturando per avviare un processo di cambiamento volto a rivedere profondamente il quadro delle regole. Finalmente se ne sono accorti.

Insomma, Il Presidente del CNAPPC individua i problemi, spesso in termini vaghi e fumosi. Poi lo dice al legislatore in roboanti interviste e/o comunicati stampa. Ma non basta che il legislatore se ne accorga, bisogna che la legge sia fatta in collaborazione di chi sa come funzionano le cose e come devono funzionare, che sia mirata davvero a dare più importanza alle competenze dei professionisti coinvolti, cacciando le archistar succhia soldi e redistribuendo la spesa in opere che devono essere TUTTE di qualità e TUTTE devono fare l’interesse del cittadino, almeno per quanto riguarda il pubblico. Nel privato, forse manca l’educazione giusta ai progettisti, ma è necessario evitare che siano costretti a scendere a patti col diavolo della progettazione al ribasso. Ci vorrebbe l’educazione alla qualità, ma temo siano più utili leggi più severe. Altrimenti non andiamo da nessuna parte. Voi credete che succederà qualcosa?

E poi, molti architetti possiedono già questa educazione. Allora il modo giusto è quello di coinvolgere quelli con un curriculum più attendibile (che abbiano portato a termine progetti, che siano stati in grado di seguire i lavori, che abbiano dimostrato di sper progettare) e con una preparazione migliore, non quelli che costano meno.

 

di Enrico Patti

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