Museo Nazionale dell’Ebraismo Italiano e della Shoah. Proclamato il vincitore

Con la conclusione del Concorso di Progettazione si è concretizzata una fase importante. Ha vinto un progetto che ha molte qualità: è permeabile, quindi rivolto alla città, flessibile e capace di forti contenuti simbolici. Si conferma la validità dello strumento del concorso che ha permesso alla giuria di valutare numerose proposte di alto livello provenienti da tutto il mondo”. Questo il commento, a conclusione dei lavori, di Carla Di Francesco, direttore Regionale per i Beni Culturali e Paesaggistici e presidente di giuria del Concorso Internazionale del Museo Nazionale dell’Ebraismo Italiano e della Shoah, bandito dalla Direzione Regionale per i Beni Culturali e Paesaggistici dell’Emilia Romagna in accordo con il Comune di Ferrara e la Fondazione MEIS.
Il concorso ha portato all’individuazione della migliore proposta progettuale volta a recuperare alla città di Ferrara il complesso delle ex Carceri di via Piangipane per farne un museo che divulghi la storia, il pensiero e la cultura dell’ebraismo e in grado di ospitare convegni e mostre sui temi della pace e della fratellanza tra i popoli. Il mondo dell’architettura nazionale ed internazionale ha partecipato numeroso: 52 sono stati i progetti esaminati dalla giuria costituita dal prof. Roberto Bonfil, dagli architetti Guido Canali, Margherita Guccione e Carlo Magnani e presieduta dall’architetto Carla Di Francesco.

 

La premiazione si è svolta il 26 gennaio scorso nella Sala dell’Arengo del Comune di Ferrara.
È risultato vincitore del primo premio lo studio Arco-Architettura di Bologna, rappresentato dall’ing. Mauro Checcoli, il cui progetto ha convinto anche per la sua forte espressività simbolica e l’equilibrio compositivo. La concezione architettonica della struttura “è aperta” e “il Museo è anche parco, limite, percorso, libro, piazza, strumento di comunicazione”; il vetro ne è protagonista e plasma lo spazio organizzato in una struttura trasparente permettendo uno scambio interno/esterno. Il museo, che si svilupperà con una superficie di 8000 mq circa, è “come un diaframma permeabile” che simbolicamente parla alla città con la narrazione incisa sulle pareti diafane. Al vincitore verranno assegnati 60.000 euro e conferita la progettazione della struttura museale che avrà un costo presunto di 30.000.000 di Euro e che occupa con i soli edifici  – di cui due terzi di nuova costruzione – un’area di 7.900 metri quadrati.
Il secondo premio, che prevede un assegno di 40.000 euro, è stato conferito alla società Ove Arup & Partners International Limited di Londra, rappresentata da Alain Robert Michel Marcetteau. Il terzo premio, a cui andrà la somma di 20.000 euro, è stato conferito alla Politecnica Società Cooperativa di Modena – capogruppo l’ing. Gabriele Giacobazzi.
La giuria ha inoltre assegnato 5 menzioni (dal quinto al nono classificato) e una menzione speciale, senza premio in danaro, al progetto classificatosi al quattordicesimo posto.

 

Premi e menzioni

Primo Premio | studio Arco-Architettura
Per la qualità della soluzione proposta che vede un intervento misurato e flessibile, di grande permeabilità urbana. Notevoli le potenzialità comunicative sul piano simbolico.
Ing. Mauro Checcoli con arch. Paolo Mezzalama, arch. Michael Isaac Gruber, arch. Kulapat Yantrasast, arch. Stefano Massarenti.

Collaboratori | prof. Ariel Toaff, prof.ssa Maricetta Parlatore, Luca Scarzella

 

Secondo Premio | Ove Arup & Partners International Limited
Per la potenza e l’originalità dell’interpretazione dell’edificio storico che viene risignificato con l’uso espositivo.
Ing. Alain Robert Michel Marcetteau con ing. Michele Maurizio Teora, arch. Lorenzo Degli Esposti, arch. Paolo Lazza

Collaboratori | prof. arch. Peter Eisenman, ing. Gabriele del Mese, prof. Dott. Francesca Trivellato, prof. Paolo Castagna, prof. Arch. Luciano Cupelloni 

 

Terzo Premio | Politecnica Società Cooperativa
Per l’interessante soluzione che rilega e valorizza la preesistenza in un intervento unitario particolarmente attento all’organizzazione e ai percorsi museali.
Ing. Gabriele Giacobazzi con arch. Luca Zevi, arch. Benedetto Camerana, ing. Davide Grandis, ing. Adolfo Alberto Torti, dott. Mario Massimo Cherido

Collaboratori | Giacoma Limentani, David Bilussa, Carlo Rambaldi, Giuseppe Cacozza, arch. Augusta Cyrillo Gomes, arch. Bruno Sammarco, dott. Manuela Rossi, Marcello Gusso, ing. Marco Vallieri, arch. Maximiliano Pintore, arch. Davide Marchetti, arch. Massimo Galletta, arch. Michela Assi, Ariela Bohm, arch. Ludovica Leone

 

Menzioni
Progetto interessante per la soluzione urbana riferita in particolare al giardino pensile e alla  caratterizzazione volumetrica dei nuovi inserimenti.
Arch. Lucia Celle con arch. Andrè Benaim, arch. Eugenio Vassallo, arch. Michele Dota, ing. Niccolò De Robertis, ing. Leopoldo D’inzeo

 

Progetto interessante per l’elemento architettonico continuo, anche a valenza simbolica, che produce un’organizzazione unitaria del complesso museale.
Ing. Mauro Sylos Labini con ing. Domingo Sylos Francesco Sylos Labini, arch. Angelica Sylos Labini, arch. Giovanna Sylos Labini

 

Per l’audace contrapposizione del nuovo volume, che gioca anche sulla relazione cromatica delle superfici, con la preesistenza storica.
Ing. Vate Fabio Filippetti con dott. Marcello Cipriani, ing. Fulvio Catalano, arch. Giovanni Manieri Elia, arch. Francesco Isidori, arch. Maria Claudia Clemente

 

Per l’approccio che privilegia l’istanza conservativa, nell’adeguare le preesisteze alla nuova destinazione museale del complesso.
Ing. Florindo Bozzo, ing. Luca Peralta, arch. Michele Balentini, arch. Michele Valetini, arch. Salvatore Gerbino

 
Per l’approfondimento e lo sviluppo dei percorsi espositivi articolati in una coerente sequenza di volumi che trovano il fulcro nella grande cavità centrale.
Arch. Maurice Kanah con ing. Egisto Grifa, ing. Stefano Camparo, dott.ssa Paola Gigli, ing. Stfao Campro

 

Menzione speciale
Per il carattere visionario della proposta che proietta il museo in una dimensione meta – temporale della città.
Arch. Valter Granzotto con arch. Renato Rizzi, dott. Fabio Arambese

 

Nell’immagine, vista del progetto di Studio Arco Architettura di Bologna, vincitore del Concorso Internazionale del Museo Nazionale dell’Ebraismo Italiano e della Shoah (fonte emiliaromagna.beniculturali.it)

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