Mostre d’arte, le architetture temporali di Gabriella Benedini

Lo Spazio Oberdan rende omaggio a Gabriella Benedini, artista cremonese che da cinquant’anni lavora a Milano, con una mostra dal titolo “Non si riposa il mare”, curata da Martina Corgnati e aperta al pubblico sino al 4 novembre 2012.

 

L’esposizione, organizzata dalla Provincia di Milano e dall’Associazione “Cento Amici del Libro” con il patrocinio dell’Associazione Italiana Biblioteche, presenta oltre cinquanta opere e tre installazioni site-specific che evidenziano una spiccata predisposizione a costruire qualcosa di forte impatto scenografico. Il campo d’azione dell’artista è l’universo, anche se i lavori polimaterici presenti in mostra sono realizzati per lo più con materiali di recupero, raccolti sulle spiagge della Liguria, ai quali viene donata nuova vita.
Gabriella Benedini può essere considerata un architetto del tempo, capace di creare degli insiemi partendo da oggetti che hanno perso la loro identità nel corso degli anni. I suoi lavori assomigliano a “corpi vibranti aperti allo spazio” per usare le parole di Martina Corgnati, ponti verso l’imponderabile, fatti di tiranti, mezzelune e altro ancora.  Arpe marine, pendoli, barche, costellazioni, navigazioni, e persino la sua Bibliotheca con gli scaffali colmi di centotrenta libri polimaterici, libera e poetica interpretazione delle liriche di Maria Luisa Spaziani, intitolate Non si riposa il mare. Centotrenta libri realizzati in un anno, tutte opere uniche e diverse una dall’altra.
Di fronte a ogni suo lavoro ci si accorge che  la ricerca è paziente, che l’opera finita è una vera e propria invenzione architettonica, ove tutto è posizionato con  logica e funzione ben precisa. Chiodi, fil di ferro corrosi dal tempo, pezzi di legno, stoffe, corde, galleggianti di sughero, sono tutti frammenti di vite altre che sono stati raccolti dalla Benedini per poi amalgamarli e creare un’unica, grandiosa, sacra, opera pittorica o scultorea, “una visione unitaria grazie al mare del colore – in queste opere, bianco e blu, in prevalenza” come scrive Sandro Parmiggiani nel suo testo in catalogo.

 

Figure scomposte e geometriche nello stesso tempo, architetture decifrabili da alfabeti sconosciuti, mappe di navigazioni marine e celesti.
Il viaggio che l’artista chiede di intraprendere ai suoi visitatori è solo visivo se si vuole, perché in realtà è un itinerario che dall’opera rimbalza dentro di noi e ci riporta alla genesi della stessa vita. Osservare l’arte di Gabriella Benedini è rendersi conto di assistere a una deflagrazione poetica, dove l’incrocio con la poesia di Maria Luisa Spaziani non è casuale.
Nessuno più legge, nessuno più ascolta, nessuno più osserva con gli occhi della mente. Entrambe legate a un retaggio di una memoria lontana. Entrambe vive nel cuore e nella mente, autoironiche e sagge.

 

Così scrive Martina Corgnati, curatrice della mostra,  nella prefazione del libro d’artista: “Gabriella Benedini ama la poesia e ama il mare. Entrambi le offrono la suggestione di un universo aperto, illimitato… D’altra parte, il mare per Gabriella Benedini è anche una dimensione fisica, sorgente e risorsa di infiniti incontri con gli oggetti che esso continuamente restituisce, carichi di memorie, pregni di tutti i passaggi attraversati, intarsiati di madrepore, alghe e altri microrganismi preziosi”.
Le centotrenta copie del libro contenente sedici liriche inedite di Maria Luisa Spaziani, stampate da un tipografo d’eccezione come Enrico Tallone, hanno carta, legatura e caratteri d’altri tempi. Preziosi e unici come il lavoro d’intaglio della Benedini, come le poesie della Spaziani. Entrambe opere incomparabili.
Così come peculiare è l’installazione site-specific Bibliotheca che chiude la mostra, un vero e  proprio ambiente, costituito da una serie di scaffalature interrotte da false “porte”, ciascuna delle quali introduce virtualmente alle diverse discipline del quadrivium (aritmetica, geometria, astronomia e musica), le arti e i campi del sapere medioevali.

 

Per ciascuno dei centotrenta libri, ricorda ancora Martina Corgnati “Gabriella Benedini ha realizzato immagini differenti, invenzioni policrome e polimateriche, collages, in cui risplendono tutti i toni dell’avorio e del gesso, le pergamene, i blu sfavillanti, i goniometri, i sestanti, le parole, le stelle e le concrezioni che negli anni e nei decenni hanno reso il suo universo “poetico” così ricco e originale, così addensato degli umori della terra e tuttavia leggero, tanto da librarsi nelle vertigini più alte di un sempre nuovo cielo”.

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