Mostra Internazionale di Architettura, Padiglione Italia: assalto al territorio e architetture del Made in Italy

Dopo la prima stagione, Adriano Olivetti. Nostalgia di futuro, la seconda e la terza stagione, le sezioni in cui è articolato il Padiglione Italia alla 13. Mostra Internazionale di Architettura della Biennale di Venezia, che quest’anno vede come curatore Luca Zevi, sono dedicate a “L’assalto del territorio e le architetture del Made in Italy”.

 

A partire dagli anni ‘80, nel fervore imprenditoriale diffuso seguito alla scomparsa delle grandi industrie dal nostro paese, si verifica una sorta di “assalto” al territorio italiano attraverso iniziative di grande vitalità sotto il profilo produttivo, ma altrettanto disinteressate a qualsivoglia forma di espressione architettonica, della comunicazione, del rapporto con il paesaggio (seconda stagione: assalto al territorio).
Negli ultimi quindici anni alcune imprese del Made in Italy – caratterizzate da una “tipologia olivettiana” quanto a dimensioni e produzione specializzata – hanno scelto di costruire i propri stabilimenti e i propri centri direzionali secondo un progetto architettonico d’eccellenza. Sono nate così strutture attente alla poetica dei luoghi e degli oggetti, alla vita delle persone, alla sensibilità ambientale, un crescente impegno degli imprenditori nel veicolare attraverso l’architettura i valori e l’immagine dell’azienda (terza stagione: architetture del Made in Italy).
Mentre fino agli anni ’60-‘70 del Novecento le grandi fabbriche erano concentrate nelle città maggiori (in contrapposizione al progetto di Adriano Olivetti che tentava di dare una prospettiva territoriale e sociale alla cultura industriale), nei decenni successivi si realizza un diffuso decentramento produttivo. L’industria manifatturiera si organizza in una pluralità di distretti industriali, in cui prevalgono filiere di piccole e medie imprese. È in questo contesto che si sviluppa l’economia del Made in Italy, del cui sviluppo il Padiglione Italia documenta una serie di architetture rappresentative.

 

Questo primo repertorio registra il complesso e fertile incontro tra imprenditori e progettisti.
Per la varietà e l’eterogeneità dei materiali raccolti, il repertorio è stato ordinato in cinque sezioni, in base alla funzione prevalente degli edifici, secondo un criterio inclusivo piuttosto che linguistico.
Nella sezione Architetture della fabbrica sono stati raccolti gli edifici dove prevale la funzione produttiva. Si tratta molto spesso di stabilimenti di piccole e medie imprese affermate da tempo, ma anche di aziende rappresentative della nuova imprenditoria. Parimenti, accanto a progettisti di fama, troviamo una pluralità di architetti meno noti ma ugualmente di grande interesse e spessore.
Nel Direzionale diffuso sono stati inseriti quegli edifici dove prevale la funzione dirigenziale, amministrativa ma anche creativa. Sono interventi realizzati al di fuori dei cosiddetti centri direzionali, nel territorio della dispersione urbana, piuttosto che nelle aree della città consolidata. La loro qualità architettonica li rende spesso landmark di una realtà territoriale altrimenti dispersa.
Nella sezione Architetture nel paesaggio agricolo troviamo una rassegna di interventi legati alle produzioni agroalimentari, dove è più forte il legame tra architettura e geografia del territorio. Sono realtà variegate dove il progetto di architettura oscilla tra mimetismo e rottura con il contesto.
Nella sezione Recupero e riconversione produttiva troviamo alcuni interventi di riqualificazione di complessi industriali dismessi e di recupero di borghi storici abbandonati con fini produttivi. Le iniziative non sono numerose, ma tracciano un percorso di grande rilievo strategico teso al contenimento del consumo di suolo e al sostegno dell’economia reale.
Chiude la rassegna la sezione Densificazioni ovvero parchi tecnologici e processi di riconcentrazione da parte di alcune aziende leader. I parchi tecnologici segnano un passaggio importante nella trasformazione del sistema industriale manifatturiero. La competizione internazionale, lo sviluppo tecnologico, la ricerca di innovazione di prodotto e di processo spingono gli imprenditori più avanzati e le istituzioni scientifiche pubbliche e private a coordinare le loro attività di ricerca e di sperimentazione. I nuovi insediamenti si pongono come vere centralità territoriali.

 

Le architetture del Made in Italy con la loro qualità testimoniano che nella diffusione produttiva è in corso un processo di riconcentrazione. Le aziende leader rinnovano architettonicamente sia gli uffici che gli stabilimenti realizzando veri e propri headquarters con caratteristiche e servizi aperti alla città e al territorio.


SCHEDA EVENTO
Padiglione Italia | 13. Mostra Internazionale di Architettura


Le quattro stagioni
Architetture del Made in Italy da Adriano Olivetti alla Green Economy

Curatore
Luca Zevi


II e III stagione: l’assalto al territorio e architetture del Made in Italy

A cura di
Rosario Pavia, Cristina Beccaria, Emanuela Guerrucci, Antonella Radicchi


Luogo 
Venezia, Tese delle Vergini all’Arsenale


Periodo
dal 29 agosto al 25 novembre 2012


Per ulteriori informazioni
www.labiennale.org/it/architettura

 

Nell’immagine di apertura, Architettura del paesaggio agricolo, Edoardo Milesi, Cantina Collemassari Cinigiano, Grosseto, 2005. Foto © Paolo Da Re

Scritto da

The author didnt add any Information to his profile yet



Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

News dal Network Tecnico