È morto Carlo Aymonino

Un’architettura nuova è necessaria sola là dove altri strumenti – quali il restauro scientifico, il ripristino filologico o il recupero edilizio – non hanno senso operativo e tanto meno solutivo.  Il modo che ho seguito è stato sempre quello di far del nuovo intervento occasione di restauro e di recupero delle parti storiche preesistenti, in modo che il progetto nel suo insieme fosse effettivamente completamento del luogo urbano
Carlo Aymonino

 

Si è spento a Roma all’età di 84 anni Carlo Aymonino. Romano, nipote di Marcello Piacentini – uno dei massimi architetti ed urbanisti dell’Italia del Ventennio – è stato docente alla Sapienza e Rettore dell’Istituto di Architettura di Venezia. Tra le sue opere il complesso residenziale del “Gallaratese” di Milano, il Campus scolastico superiore e il Centro residenziale e commerciale Benelli a Pesaro e il progetto della sala che ospita la statua del Marco Aurelio ai Musei Capitolini. I funerali si terranno domani, 6 luglio, a Roma.

Quella che Carlo Aymonino ci lascia è una eredità imponente fatta di opere realizzate, ma anche di approfondimenti teorici che costituiscono, le une e gli altri, un pezzo fondamentale della storia dell’architettura italiana del ‘900”. – ricorda l’assessore alle Politiche culturali del Comune di Roma, Umberto Croppi – “È stato non solo un grande architetto e urbanista ma ha anche contribuito con il suo insegnamento, che lo ha visto Rettore dell’Istituto Universitario di Architettura di Venezia, alla circolazione di idee e pensieri nell’ambito dell’architettura e dello sviluppo delle città che restano fondamentali per chi è chiamato a occuparsi di questa complessa e affascinante materia”. – prosegue Croppi – “Il paesaggio urbano italiano è testimone delle sue realizzazioni e lo stesso Campidoglio conserva nel proprio cuore uno dei suoi segni più noti: la grande sala che ospita la statua del Marco Aurelio e contiene i monumentali resti del Tempio di Giove”.

Nato a Roma nel 1926, Carlo Aymonino intraprende fin da piccolo lo studio dell’architettura grazie all’aiuto dello zio Marcello Piacentini, imparando a disegnare scenografie per le feste familiari e sviluppando la passione per l’arte attraverso la conoscenza di Mafai, Scialoja, Melli, Guttuso.

Dopo aver conseguito la laurea in Architettura a Roma nel 1950, si forma come docente presso le Facoltà di Architettura di Palermo (1967), Venezia (dal 1963 al 1981), e Roma, dove diventa professore ordinario di Composizione Architettonica all’Università La Sapienza dal 1980 fino al 1993.
Dal 1974 al 1979 è Rettore dello IUAV di Venezia. I primi anni di attività sono caratterizzati dall’adesione al Neorealismo. Appartengono a questo periodo i progetti per la realizzazione della palazzina Tartaruga a Roma (1951-1954), con Ludovico Quadroni e per i quartieri Spine Bianche a Matera (1954-1957) e Tiburtino a Roma (1950-1954), sempre con Ludovico Quaroni e con Mario Ridolfi.

Alla fine degli anni Cinquanta la ricerca di Aymonino arriva a conferire al progetto il ruolo di risolutore delle complessità e delle contraddizioni esistenti alla scala urbana e nei dettagli architettonici: una profonda volontà di ricomposizione della modernità che si concretizza nel complesso residenziale Monte Amiata del Gallaratese a Milano (1967-1972). Realizzato in collaborazione con il fratello Maurizio Aymonino, Alessandro De Rossi, Sachim Messarè e con il contributo di Aldo Rossi, il progetto del “Gallaratese” rappresenta il culmine della ricerca sui fondamenti della nuova scienza urbana, la risposta concreta alla ricerca teorica che stava sviluppando con Aldo Rossi.

Tra le opere degli anni Settanta, caratterizzati da un linguaggio in cui interagiscono diversità tipologiche e rigore geometrico e cromatico, i progetti per l’Università di Firenze (1971), l’Università delle Calabrie (1973), il palazzo di Giustizia di Ferrara (1977-1984) e il Campus Scolastico Superiore di Pesaro (1970-1984).

Nel 1976 e nel 1985 è stato invitato a partecipare con le sue opere alla XIII e XV Triennale di Milano ed alla Biennale di Venezia. Dal 1981 al 1985 Aymonino ha ricoperto la carica di Assessore agli Interventi sul Centro Storico del comune di Roma, dando il via ad una serie di attività e di studi sulla città che segnano un momento di svolta nel modo di utilizzare e vivere il centro storico. Degli anni Ottanta sono i progetti per l’edificio residenziale alla Giudecca a Venezia (1984), il Centro residenziale e commerciale Benelli a Pesaro (1980-83), il Complesso residenziale Tor Sapienza a Roma (1981-1982), il sistema di piazze al centro di Terni (1985) i sistemi polifunzionali a Scandicci (1989), a San Donà del Piave (1990), in via Ostiense a Roma (1991); tra i suoi ultimi progetti la copertura del Giardino Romano all’interno dei Musei Capitolini a Roma.

È stato membro nazionale dell’Accademia di San Luca (dal 1976), di cui è stato presidente dal 1995 al 1996. Nel 1999 ha vinto la medaglia d’onore per Meriti della Scienza e della Cultura del Ministero della Pubblica Istruzione; è stato decorato del premio Hononary Fellow rilasciato dal The American Institute of Architects nell’anno 2000. Ha esposto le sue opere d’architettura in numerose mostre tenutesi in Italia, Austria, Germania, Belgio,Brasile, Stati Uniti, Canada, Giappone, Cina.

Cordoglio per la scomparsa del noto urbanista è stata espressa da Pio Baldi, presidente fondazione MAXXI, e Margherita Guccione, direttore del nuovo museo delle arti del XXI secolo di Roma, che dedicherà un tributo speciale al grande architetto. “Con la scomparsa di Carlo Aymonino – sottolineano – la cultura italiana perde una delle figure più significative, non solo per l’architettura. Alcuni dei suoi disegni sono nella collezione permanente del Maxxi e saranno presto presentati al pubblico in occasione dell’omaggio che il museo vuole tributare a Aymonino e alla sua opera“.

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