Modello suburbano per il dopo-terremoto in Abruzzo

È suggerito dall’israeliana Dorit Mizrahi e dall’italiano Oliviero Godi dello studio Exposure Architects e consiste nel migliorare le condizioni di vita delle popolazioni colpite dal sisma e preservare il senso di comunità.
Il modello proposto utilizza il progetto Casa Concreta, abitazione antisismica ed ecosostenibile. Partendo dalle singole unità, gli architetti hanno sviluppato il master plan di un insediamento sub-urbano con trenta unità abitative, sparse in maniera apparentemente casuale, attorno a un nucleo di servizi alla comunità: nido, mini-market, lavanderia pubblica, bar/tavola calda, una piazza pedonale e un grande parco. Come caso di studio i progettisti hanno scelto il comune di Sant’Eusanio Forconese: 443 abitanti con 178 famiglie e 270 abitazioni.
Il modello vuole rispondere alla domanda: si può realizzare un edificio abitativo per una famiglia singola che unisca costo costruttivo limitato, elevate facilità e velocità di montaggio, eco-sostenibilità reale, piacevole da abitare e confortevole?

 

La parola ai progettisti.

“Vorremmo proporre per il dopo-terremoto un modello suburbano in cui nuovi insediamenti prefabbricati possano vivere in simbiosi con gli agglomerati esistenti, con l’obiettivo di rendere meno estraniante la vita quotidiana, mantenere un senso di comunità ed appartenenza e al tempo stesso garantire quella individualità che normalmente la standardizzazione della prefabbricazione preclude.
Il nome Casa Concreta tradisce l’origine del progetto. Concreta come concrete, il cemento armato in lingua inglese. Un esercizio di architettura per arrivare all’essenza dell’oggetto, al significato di abitare ecosostenibile e il più possibile green.
Quindi una costruzione prefabbricata, fatta di lastre in cemento armato unite dai piani di calpestato e dal solaio. Una struttura antisismica che garantisce la sopravvivenza dell’edificio ai terremoti più violenti. Un cemento che respira e che brucia inquinamento e pulisce l’aria circostante.
Le vetrate portano luce in abbondanza negli interni, così come la presa di luce, sopra il vano scale centrale, dà vita a spazi semplici nella realizzazione, ma sofisticati nel gioco di luce e ombre. Sul tetto pannelli fotovoltaici e solari, per una produzione combinata di energia e di acqua calda per rendere il più possibile autonomo l’edificio e abbattere l’emissione di CO2.
Le parti prefabbricate hanno un elevato indice di isolamento termo-acustico, mentre il riscaldamento/raffreddamento a pavimento garantiscono un elevato confort nelle varie stagioni e bassi consumi, grazie anche all’impianto a pannelli solari. Le ampie vetrate con vetri a bassa emissione e riempite con Gas Argon isolano dalle più severe condizioni climatiche. Ogni stanza ha un ampio terrazzo rivestito in legno, per ridurre l’assorbimento e le masse termiche creando contemporaneamente piacevoli zone d’ombre.
Interpretando i dati generali abbiamo ipotizzato che circa il 20% delle famiglie avesse perso la propria abitazione. Abbiamo perciò posizionato 35 case prefabbricate monofamiliari attorno al paese, collegandole al sistema stradale esterno e creando una circolazione pedonale che le unisse al nucleo abitativo originario con dei tragitti che rappresentano la naturale estensione delle vie esistenti. In situazioni di emergenza specie dopo eventi traumatici come un sisma, è chiaro che la tipologia costruttiva può anche essere adattata a esigenze particolari, come la necessità di creare abitazioni senza barriere architettoniche, oppure più unità prefabbricate unite in moduli abitativi”.

 
Il vecchio e il nuovo si fondono in una naturale estensione territoriale del paese pre-esistente, senza forzature stilistiche e con una razionalizzazione della circolazione e dei parcheggi.

 

 

Nell’immagine: Sant’Eusanio Forconese, L’Aquila (Fonte)

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