Mobi Boom. L’explosion du design en France. 1945 – 1975

Il Museo delle Arti Decorative di Parigi presenta fino al 2 gennaio 2011 una mostra che racconta la rivoluzione del design in Francia tra il 1945 e il 1975, quando i giovani artisti fecero “esplodere” la loro creatività utilizzando nuovi materiali e introducendo forme originali in risposta alla grande espansione che caratterizzò quel periodo di forte cambiamento socio-economico.

 

1945 – 1975: durante tutto questo periodo, noto come “i Trenta gloriosi”, il design di mobili subì profondi cambiamenti, tanto nelle forme quanto nei materiali. Seguendo l’evoluzione dello stile di vita, questa rivoluzione fu affiancata da una democratizzazione della produzione, grazie allo sviluppo degli arredi in serie e alla creazione di nuovi circuiti di distribuzione.
Fu l’avvento del tavolino da salotto, del divano-letto, dei moduli di archiviazione, degli arredi multifunzione. Ma anche quello della Formica, della gommapiuma e della plastica, materiali che offrirono ai progettisti la possibilità di immaginare nuove forme. Dal Razionalismo degli anni Cinquanta alle utopie degli anni Sessanta, questi nuovi oggetti entrarono progressivamente a far parte della vita di tutti noi.
Questo fenomeno senza precedenti fu merito di una nuova generazione di designer e coraggiosi promotori di una nuova tipologia di distribuzione. Attraverso una selezione di oltre 150 oggetti che portano al firma di Pierre Guariche, Joseph-André Motte, Alain Richard, Charlotte Perriand, Jean Prouvé, Marcel Gascoin, Marc Held, Roger Tallon, Olivier Mourgue e Pierre Paulin, sono proprio gli editori e le aziende distributrici come Roche Bobois, Roset, Airborne, Huchers Minvielle, Prisunic, Mobilier International, Meubles TV, Steiner e Steph Simon ad essere messe in evidenza.

 

Un nuovo stile di vita
Il contesto economico, sociale e artistico del dopo guerra è segnato da diversi sconvolgimenti. Gli stili di vita cambiano e l’habitat subisce modifiche radicali.  Si assiste all’emergenza di nuove forme architettoniche connesse al tema della Ricostruzione.
Il rigore funzionalista che caratterizza gli anni Cinquanta arriva ad influenzare anche la produzione di elementi d’arredo. La nuova borghesia rifiuta i mobili in stile dei propri genitori e vive in appartamenti più piccoli. La razionalizzazione degli spazi è la vera preoccupazione di quest’epoca.
Designer come Charlotte Perriand, Pierre Jeanneret o Marcel Gascoin sono gli iniziatori di questa riflessione. Ma per rispondere al bisogno di attrezzare lo spazio domestico, i sistemi di immagazzinamento si industrializza e alcune aziende produttrici come Minvielle propongono, attraverso i loro cataloghi, mobili trasformabili e multifunzione autoassemblabili.

 

La nascita di nuovi materiali e di nuove tipologie di arredo
Ma più di ogni altra cosa, la nascita di nuovi materiali stimola la creatività.
Il metallo e i pannelli di truciolare sostituiscono le costruzioni in legno tradizionali, i polimeri e i derivati del legno, come il compensato laminato o il melamminico, consentono la realizzazione di nuove forme, la gommapiuma e il PVC fanno a poco a poco sparire tutte le strutture della sedia…
Le Joker, sedia disegnata da Olivier Mourgue per Airborne nel 1959, è possibile solo grazie alla messa a punto di uno ferro speciale, incredibilmente flessibile. Il Meuble Bar Télévision de Jacqueline Philippon Lecoq è il risultato del concorso Formica 1959. Il compensato sagomato utilizzato da Pierre Guariche, ad esempio nelle sue sedie Papyrus e Tonneau, consente di creare linee curve e di sviluppare forme confortevoli ed ergonomiche.
Le credenze sono sospese o allungate, i tavoli bassi fanno la loro apparizione nel centro del salotto, le lampade sono riprogettate in termini di forma e funzione: articolate e studiate in modo da privilegiare la riflessione della luce.
Jacques Dumond, Philippon-Lecoq, Etienne Fermigier o Joseph-André Motte sono alcuni dei nomi più rappresentativi di questo stile dalle linee essenziali ed eleganti.

 

Dal razionalismo del dopo guerra all’utopia degli anni Settanta
A metà degli anni Sessanta, questa visione minimalista dell’arredo si dissolve a favore di una visione più edonista, quasi impertinente. Linee morbide e sinuose, colori e trasparenze, interrompono l’ortogonalità ed il rigore del bianco e del legno naturale. Si acquistano meno tavoli e credenze e si preferiscono le sedute in cui è possibile sdraiarsi. Le creazioni più originali sono il risultato di una nuova equazione, in linea con lo spirito del maggio 1968 –  libertà e comodità -, come ad esempio il  Tapis siège o  la serie Djinn di Olivier Mourgue, Dos à dos, Face à face, Déclive, Amphis di Pierre Paulin, o ancora le sedie Asmara di Bernard Govin per Roset. La sedia assume per la prima volta la forma di una linea che si muove fluidamente nello spazio.
Questo cambiamento di stile a favore di un modello di vita più rilassato, diventa finalmente accessibile grazie alle creazioni di Michel Ducaroy per Roset, che a partire dal 1965 produce alcuni canapé interamente realizzati in gommapiuma, tra cui Adria, Kali e l’intramontabile Togo, oppure attraverso gli “ensemble” Lounge e Dromadaire disegnati da Hans Hopfer per Roche Bobois, nei quali il canapé è concepito come un gioco di elementi assemblabili. Posizionati al centro della scena, queste tipologie di sedute delimitano un nuovo spazio domestico: la zona soggiorno. Allo stesso tempo fanno la loro comparsa gli arredi gonfiabili, dai modelli ispirati a forme classiche di Chesterfield de Quasar alle strutture più futuriste di Bernard Quentin.
La plastica, materiale emblematico della produzione dei primi anni Settanta, offre un’infinta varietà di forme e colori. Marc Berthier caratterizza i numerosi modelli della sua collezione Ozoo attraverso tinte vivaci, mentre il letto disegnato da Marc Held per Prisunic conferma a pieno l’incredibile successo riscosso da questo materiale, con cinquecento copie ordinate al mese. Purtroppo lo shock petrolifero del 1974 finirà per arrestarne bruscamente la produzione, trasformandolo in un oggetto da collezione.

 

Edizione-diffusione: verso la democratizzazione del design
La creazione di quegli anni era profondamente stimolata da editori d’avanguardia come Roset, Steiner e Airborne per le sedute, Meubles TV, Huchers Minvielle, Charron per i mobili, Luminalite, Disderot per gli apparecchi illuminanti.
L’accesso alle nuove tipologie di arredamento era sostenuta dall’apertura di punti vendita e dallo sviluppo di una rete di distribuzione che coprivano l’intera area urbana parigina e la sua provincia.
La storia di Charles Minvielle è particolarmente rappresentativa di questa industria nascente. Assumendo di volta in volta il ruolo di editore e di distributore, egli riuscì a convincere numerosi titolari di imprese a gestione familiare a creare appositi corner riservati all’arredamento contemporaneo all’interno dei propri negozi, anticipando le strategie di alcune importanti altre aziende come Roche Bobois e Roset.
Allo stesso tempo, questi editori, sul modello della Boutique Knoll, aprirono diversi negozi ponendo grande attenzione nell’allestimento delle loro vetrine che suscitavano sorpresa ed interesse, assumendo il ruolo di manifesto. Negli anni Sessanta in ogni grande città (Tours, Nancy, Grenoble, Annecy, Bordeaux, Nice e Rennes…) c’era un’insegna Roche Bobois. Similmente si crearono altre reti di distribuzione attraverso la creazione di numerosi negozi, come Le Bihan a Parigi, Tomasini a Grenoble, Schmidt e La Casa a Metz; Angel a Nancy; Verhoeyen, concessionario di Mobilier International e Knoll a Lille; Arrivetz a Lyon, Galvani a Toulouse o ancora la Maison Grégoire a Marseille.
A cui fecero seguito i primi esempi di grandi magazzini: primo fra tutti Prisunic, che lanciò la vendita di arredi di design su catalogo, proponendo di volta in volta linee disegnate da Terence Conran, Olivier Mourgue, Gae Aulenti, Marc Held.

 

 

La mostra
L’allestimento curato da Pierre Charpin presenta la selezione delle opere accompagnate da un ricco apparato iconografico costituito da fotografie, manifesti pubblicitari e filmati di interviste che rievocano l’euforia dei francesi per questo nuovo tipo di arredo.
Apre il percorso espositivo, all’interno della “navata”, una composizione di oggetti disegnati da René Gabriel e Marcel Gascoin per le Havre, ricostruita da Auguste Perret. Rappresentativi dell’immediato dopo guerra, essi incarnano lo spirito razionalista dei designer, strettamente connesso ai bisogni emergenti della nuova realtà socio-economica.
Gli oggetti appartenenti a questo periodo sono riuniti per tipologia: sedute, contenitori, tavoli, lampade. Le utopie della fine degli anni Sessanta con alcuni mobili di cartone e gonfiabili concludono questa sezione.
Su entrambi i lati dalla sala, i grandi nomi che hanno contribuito a questo processo di democratizzazione del design sono presentati attraverso una selezione dei loro mobili più famosi ma anche mediante interviste ai principali protagonisti, che rievocano in successione gli straordinari universi di Mobilier International, Roche Bobois, Meubles e Fonction, Airborne, Ligne Roset, Prisunic, Steph Simon, Charron, Steiner, Huchers Minvielle, Meuble TV e Knoll.

 

Il libro
Pubblicato in occasione della mostra, l’opera spiega come, attraverso il processo di democratizzazione, l’arredamento moderno abbia fatto il suo ingresso negli “interni” dei francesi. Il suo approccio di ampio respiro – storia culturale, estetica, tecnica, economia – lo rende strumento indispensabile per la comprensione profonda i risvolti del design di questi anni di transizione, presentando analiticamente i designer e le loro realizzazioni più o meno conosciute, proiettandoli nei rispettivi contesti di appartenenza grazie a numerosi documenti dell’epoca. Il volume contiene inoltre un dizionario biografico con più di cento creatori e produttori di arredo, oltre a un DVD che include sedici interviste ai principali protagonisti dell’epoca.

 

a cura di Mirco Vacchi

 

 

SCHEDA EVENTO

Mobi Boom
L’explosion du design en France
1945 – 1975

 

Luogo
Museo delle Arti Decorative
107, rue de Rivoli, 75001 Paris

Periodo
Fino al 2 gennaio 2011

 

Allestimento
Pierre Charpin

Con la collaborazione di
CERMA Centre d’Expérimentation et de Recherche sur le Mobilier Actuel

 

Nell’immagine di apertura, Particolare de Le salon à géométrie variable, Catalogue Roche-Bobois, 1973, Collection Roche-Bobois

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