Milano Layout si specchia

Pubblichiamo un’intervista agli architetti Marco Claudi e Giuseppe Tortato di Milano Layout, studio milanese che ha progettato e realizzato negli ultimi vent’anni molti edifici residenziali e commerciali, ha riqualificato intere aree industriali ed è attivo sin dagli esordi nel campo dell’interior design e degli allestimenti.

 

[1] – Milano Layout: uno studio giovane ma dalla storia ventennale. Ripercorriamo insieme le tappe del vostro percorso professionale?
Lo studio nasce nel 1984 ad opera di Marco Claudi che, dopo aver maturato esperienze lavorative in studi milanesi nel settore del design e dell’interior design costituisce la Layout S.r.l., società specializzata nel settore della progettazione per l’industria (allestimenti fieristici, industrial design, punti vendita) all’idea aderisce un gruppo di professionisti con analoghe esperienze nel settore.
Nel 1990 Layout è diventata Milano Layout S.r.l. L’aggiunta del nome Milano è un tributo alla città che ha permesso la nascita e ha caratterizzato lo sviluppo dello studio. Nel 1995 lo società si trasferisce in una nuova sede ricavata all’interno dell’ex area industriale Richard Ginori – una vecchia fabbrica di porcellane – ristrutturata secondo un progetto dello studio stesso. L’area si trova lungo il Naviglio Grande, a sud-ovest di Milano. L’ubicazione della nuova sede si è rivelata per noi una scommessa vincente per il grande sviluppo che ha caratterizzato tutta l’area. In questa zona, fino agli anni ’90 c’erano le fabbriche di biciclette, ceramiche o le acciaierie, oggi ci sono atelier fotografici, di design, showroom di moda e ancora studi televisivi, web, l’editoria, e tantissimi locali; una grande, enorme fabbrica che ogni giorno produce immagine, cultura e anche divertimento. Oggi, le fabbriche sono rimaste ma sono state sottoposte a un recupero che ne ha modificato le funzioni mantenendone le strutture. Attualmente la vecchia fabbrica di Ceramiche Richard Ginori, accoglie numerosi operatori del mondo della moda, della pubblicità e ha contribuito a rinnovare il tessuto cittadino milanese. Una rinascita firmata Milano Layout. A partire dal 2000, a Marco Claudi si affianca Giuseppe Tortato stabilitosi professionalmente a Milano, dopo esperienze maturate in Italia e negli Stati Uniti nel settore dell’architettura sperimentale e bioclimatica. Giuseppe si inserisce nel nuovo corso di Milano Layout con un contributo di rigore ed entusiasmo decisivi nella crescita della società che, senza rinunciare alle proprie radici affondate nel retail e nell’interior design, si dedica con crescente interesse ad interventi su scala sempre maggiore di nuova edificazione e riqualificazione urbana.

 

[2] – Oggi come è organizzato lo studio e quale la filosofia di lavoro?
Negli ultimi anni siamo cresciuti molto, sia come dimensione sia come esperienza sul campo. Ma non abbiamo mai abbandonato la nostra filosofia “generalista”. I nostri interventi spaziano dal recupero di aree industriali dismesse alla nuova edificazione, dalla progettazione di show room e uffici alla progettazioine di hotel ecosotenibili. Abbiamo investito molto sull’organizzazione interna del lavoro, abbiamo creato vere e proprie “isole tematiche”, aree di specializzazione nei settori progettuali e normativi. Per garantire una maggiore flessibilità e competenza abbiamo deciso di mantenere comunque collaborazioni esterne di tipo specialistico.

 

[3] – Tra le realizzazioni più recenti vi sono diversi progetti di riqualificazione urbana. Qual è il vostro approccio al tema delle aree dismesse e del loro recupero?
Il nostro approccio alle aree industriali dismesse è finalizzato a rigenerare il tessuto urbano attraverso una valorizzazione, e non una demolizione totale delle strutture preesistenti che ne salvaguardi la ricchezza e la varietà. Questo avviene attraverso una operazione di recupero delle vecchie fabbriche, validamente supportata dall’apporto dell’architettura contemporanea. Contrariamente ad approcci progettuali che si basano sul rinnovamento aggressivo del territorio e che producono pezzi di città clonati, tutti uguali in tutto il mondo, la nostra filosofia prevede spazi gradevoli e vivibili, racchiusi in architetture raffinate e personalizzate. I materiali utilizzati sono generalmente vetro, cemento, acciaio e legno, ma elaborati in forme sempre differenti. Al centro dei lavori la luce naturale del sole svolge un ruolo fondamentale. Concetti semplici che non escludono però la ricerca e la sperimentazione. Realizziamo spazi che possano raccontare e rappresentare l’unicità dei loro utilizzatori, richiesta che caratterizza un po’ tutto il mondo della moda, dei creativi e del design con cui in genere operiamo.

 

[4] – Un esempio significativo?
La ristrutturazione del lotto della ex fabbrica di ceramiche Richard Ginori. A fronte di un intervento invasivo di demolizione dei vecchi edifici della fabbrica e costruzione di nuovi capannoni prefabbricati, abbiamo proposto al proprietario dell’area il recupero e la valorizzazione delle strutture già esistenti. Approccio che è diventato successivamente il modello di riqualificazione dell’intera Richard Ginori, sviluppata congiuntamente ad un gruppo ristretto studi di architettura. Oltre alla nostra sede, nel primo lotto di terreno abbiamo realizzato uffici e showroom per Strenesse, Dorn Bracht e Mdf Italia. Successivamente in via Morimondo 26 – il luogo del secondo step dell’operazione di riconversione dell’ex Richard Ginori, da poco conclusasi – abbiamo progettato la sede espositiva di Tombolini, lo studio dei pubblicitari di Milano Ad e del centro riabilitativo Isokinetic, gli showroom di Hugo Boss, Esprit, Orciani, Uniform, Mason’s, Fornarina e Andrea Mabiani.

 

[5] – Lavorate molto a Milano, una città che è al centro del dibattito architettonico in Italia. Che opinione avete delle trasformazioni in atto e come vive il vostro studio questo clima di fervore?
Ci riteniamo dei privilegiati ad operare in una città che consente di sviluppare sia architetture innovative dal punto tecnologico che formale. Il fermento attuale, solo in parte legato all’euforia per l’expo, ha portato molti progettisti internazionali a confrontarsi con la nostra città. Nel complesso riteniamo che la loro influenza sia assolutamente stimolante. Molti architetti nostrani sono stati costretti a rivedere l’organizzazione interna degli studi per renderli competitivi con l’offerta progettuale che viene dall’estero. Oltre alle luci però ci sono anche ombre. In particolare quelle di una burocrazia che non consente di operare con i tempi del mercato e che non offre sufficienti garanzie in termini di normativa urbanistica. Gli investitori stranieri spesso sono sconcertati dalla mancanza di coerenza e di tempi certi nelle normative e questo rende tuttora Milano e l’Italia una scommessa che molti non sono disposti a correre.

 

[6] – Come vi immaginate il vostro studio nei prossimi 10 anni? Vi specializzerete in qualche ambito particolare?
Il nostro obiettivo è quello di crescere ulteriormente e allargare i nostri orizzonti progettuali e le nostre specializzazioni. Ci piace innovare, sperimentare. Attraverso le nostre realizzazioni cerchiamo di migliorare la qualità della vita della nostra città e di chi trascorre quotidianamente l’intera giornata chiuso in ufficio. Spazi più vivibili, più a misura d’uomo. Progetti ecosotenibili, in cui la natura, il verde, hanno un’importanza fondamentale. Adottiamo soluzioni a basso impatto ambientale ma ad alto risparmio energetico. In questo senso il progetto delle “colline della moda”, il complesso urbanistico che sorgerà sull’area industriale dismessa ex La Forgiatura, in via Varesina rappresenta un valido esempio.

 

[7] – Siete tra i pochi studi di architettura dotati di un ufficio stampa, date quindi un valore importante alla comunicazione. Quanto conta essere presenti sul mercato con una immagine curata e riconoscibile?
Si tratta di un tema spesso sottovalutato dai professionisti. Molti colleghi ritengono che la buona professionalità “alla fine paghi”. Questo è vero se l’ambito d’azione professionale è limitato a piccole aree urbane, città minori. Volendo però confrontarsi con realtà nazionali ed internazionali, invece è necessario curare con attenzione la propria comunicazione. Non basta essere “bravi”, bisogna anche “raccontarlo”. Noi ci siamo organizzati ed i risultati sono stati confortanti. Certo, puntare sulla comunicazione significa anche un investimento economico che in tempi difficili come gli attuali non si può prendere alla leggera. Però riteniamo che comunicare la qualità del proprio lavoro sia fondamentale in particolare nelle situazioni critiche nelle quali solo gli studi più reattivi ed organizzati riescono a sopravvivere.

 

[8] – Infine, una piccola riflessione su questa crisi in atto…da liberi professionisti che strategie mettete in atto per non risentire troppo di questo momento poco favorevole del mercato?
La crisi c’è e si sente, anche se nel nostro caso in maniera meno evidente. Noi continuiamo ad investire in tecnologie e in professionalità. Questo per noi è il momento ideale per organizzare meglio il lavoro e aggredire il mercato con una progettazione carica di pragmatismo che consenta comunque di realizzare un prodotto innovativo di qualità. Risparmiare innovando, questa la nostra sfida per il futuro.

 

di Valentina Valente

 

Fonte: ARCHITETTI numero 3, Marzo 2009, p.18

 

Nell’immagine: il comparto Via Morimondo 23 nell’intervento di riconversione dell’ex area Richard Ginori

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