Milano, l’architetto Stefano Boeri è fuori dalla Giunta

La decisione era già considerata irreversibile e poche ore fa l’Agi ne ha battuto la conferma: l’architetto Stefano Boeri non è più assessore alla Cultura del Comune di Milano.

 

L’epilogo è arrivato dopo venti minuti di faccia a faccia nell’ufficio del sindaco Pisapia, che avrebbe così concluso l’incontro: “Non c’è più la fiducia, così non si può andare avanti”.

 

Il rapporto è tormentato sin dalle primarie per il candidato sindaco di Milano del 2010, per le quali i due erano avversari. “Sono amareggiato per una decisione che non mi è stata motivata, che mi è davvero difficile interpretare e che rischia di compromettere importanti progetti per il futuro della città”, commenta Boeri su Facebook. Proprio lui era l’uomo di Pisapia sin dall’inizio: a lui che Pisapia avrebbe voluto affidare le deleghe alla Cultura.
L’allontanamento di Boeri si colloca però in un contesto più generale di rimpasto: Francesca Balzani, deputata europea del Pd, prende l’assessorato al Bilancio; la capogruppo democratica a Palazzo Marino, Carmela Rozza, sarà ai Lavori pubblici.

 

Ma perché Pisapia ha “licenziato” Boeri?
Sembra che i motivi siano diversi: la scarsa attenzione alle periferie, i risultati insoddisfacenti per i teatri, il pasticcio dei permessi per l’Oca e l’assenza a diverse conferenze stampa. Boeri, sempre su Facebook, si difende: “In questi due anni ho fatto del mio meglio, insieme ai colleghi di giunta, ai dirigenti, ai consulenti e agli uffici del mio assessorato, per rilanciare la cultura a Milano. A Milano, oggi, si respira l’aria nuova di una città che ha riscoperto l’orgoglio di una grande capitale internazionale”.

 

Prima di arrivare alla decisione finale, Pisapia ha incontrato i vertici locali, che non hanno difeso a spada tratta l’assessore. Alcuni però l’hanno fatto: Gabriele Messina, del Pd, renziano, ha detto: “Quello di Pisapia è un gesto incomprensibile“; il presidente del Consiglio Basilio Rizzo ha dichiarato: “Se non ci sono ragioni forti è un danno politico. È un diritto del sindaco prendere queste decisioni, ma deve spiegarne pubblicamente i motivi”.

 

Boeri ha reagito subito. “Io sono del Pd, ma il Pd a cui credo non è questo che mi liquida, mi vende in una riunione di sabato mattina”, ha dichiarato in riferimento all’incontro di cui sopra, che si è svolto sabato mattina tra il sindaco e i vertici locali del suo partito (Maurizio Martina e Roberto Cornelli), definiti dall’architetto “un piccolo apparato di rancorosi” che porterà “verso un declino inarrestabile”. E aggiunge Boeri: “Non è un Pd fatto di calcoli e poltrone, non è un Pd che in Consiglio comunale è terrorizzato dalle politiche nuove e che per questo sacrifica una persona e una politica nuova, che ci ha fatto vincere nel 2011”

 

Nell’immagine di apertura, da sinistra, Boeri e Pisapia sulle poltrone del Consiglio Comunale di Milano.

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