Migliorare l’efficienza energetica degli edifici storici: focus sulla diagnosi

Il Mibact ha reso note Linee Guida di indirizzo sugli interventi di efficienza energetica edifici storici, per ridurre i consumi di energia nel patrimonio storico. Gli obiettivi delle linee guida di indirizzo (da prendere come tali) sono tre:
– colmare le lacune relative agli interventi riqualificativi sul patrimonio culturale;
– ridurre dei consumi energetici;
– fornire agli organi preposti alla tutela del patrimonio culturale criteri e metodi per una compiuta valutazione critica sia dei progetti presentati ai fini del rilascio delle autorizzazioni di legge, sia per quelli predisposti direttamente, perché tengano in considerazione anche gli aspetti della prestazione energetica degli edifici tutelati (in un’ottica di contenimento dei costi di gestione).

Scarica le linee guida del Mibact sull’efficenza energetica del patrimonio storico.

Sarebbe interessante approfondire alcuni aspetti delle Linee Guida di indirizzo sugli interventi di efficienza energetica negli edifici storici per ridurre i consumi di energia nel patrimonio storico.

Lo facciamo con alcuni estratti-focus dalle Linee Guida del Mibact: partiamo dalla diagnosi energetica degli edifici storici e da una proposta per valitare e migliorare l’efficienza energetica degli edifici storici.

 

Focus su diagnosi energetica degli edifici storici

La diagnosi energetica di un edificio storico non è un processo semplice. Il primo ostacolo è dato dalla mancanza di adeguate piante e sezioni, cui si aggiunge la non conoscenza dei materiali e delle stratigrafie delle pareti interne ed esterne. Questi problemi sono comuni a molti edifici esistenti, per i quali non è facile rintracciare piante e sezioni significative dal punto di vista termotecnico e nei quali non sempre è possibile operare carotaggi per l’individuazione corretta delle caratteristiche termofisiche delle strutture murarie.

Nel caso degli edifici storici il compito è ancora più arduo, perché, a meno che non si effettuino ricerche di archivio, non si riesce a risalire alla fabbrica originale e alle eventuali modifiche da questa subite nel corso degli anni o dei secoli. Dal punto di vista dei materiali, è talvolta possibile risalire alla stratigrafia delle pareti in modo non distruttivo o intrusivo, per esempio utilizzando tecniche endoscopiche applicate a passaggi o interstizi pre-esistenti nelle murature. Queste tecniche potrebbero però risultare costose e comunque non sempre danno conto di interventi subiti nel tempo dalle murature, che spesso sono nascosti sotto intonaci più o meno di valore e che non sempre sono individuabili con tecniche quali la termografia all’infrarosso.

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Proposta di procedura per migliorare l’efficienza energetica degli edifici storici

Per miglioramento energetico si intende l’esecuzione di uno o più interventi aventi lo scopo di ridurre l’indice di prestazione energetica senza modificare lo stato strutturale e architettonico del manufatto e cercando di migliorare le condizioni di qualità ambientale. In Figura 3 è riportato lo schema di flusso della proposta che AiCARR ha formulato per la procedura di miglioramento dell’efficienza energetica (LL.GG. AiCARR sull’Efficienza Energetica negli Edifici Storici, 2014). La procedura prevede alcune azioni preliminari, mirate a una corretta diagnosi energetica, a valle della quale deve essere calcolato l’indice di prestazione energetica Ep allo stato di fatto. La diagnosi deve essere anche utilizzata per valutare le possibili azioni di miglioramento, sulla base delle quali va calcolato l’indice di prestazione energetica Ep’ post operam. Evidentemente, se il miglioramento ha portato a risultati concreti si può procedere, altrimenti il processo va ripetuto approfondendo i livelli di diagnosi. Questa valutazione di confronto valutazione può essere effettuata utilizzando le schede tecniche per il calcolo dell’energia primaria risparmiata secondo l’Autorità dell’Energia Elettrica, del Gas e del Sistema Idrico (AEEGSI).

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La valutazione della prestazione energetica complessiva di un edificio storico

La prestazione energetica di un edificio è la quantità annua di energia effettivamente consumata o che si prevede possa essere necessaria per soddisfare i vari bisogni connessi con un uso standard dell’edificio, compresi la climatizzazione invernale ed estiva, la produzione dell’acqua calda per usi igienici sanitari, la ventilazione e l’illuminazione.
La valutazione della prestazione energetica deve tener conto di una serie di parametri, tra cui:
– gli aspetti climatici della località;
– il livello di isolamento termico dell’involucro;
– l’esistenza di sistemi di generazione propria di energia;
– le caratteristiche tecniche e di installazione dell’impianto;
– il microclima degli ambienti interni.

La prestazione energetica complessiva dell’edificio è espressa attraverso l’indice di prestazione energetica globale EPgl, che rappresenta il consumo di energia primaria riferito all’unità di superficie utile o al volume lordo ai fini del riscaldamento, del raffrescamento, della produzione di acqua calda a fini igienico–sanitari, per l’illuminazione e per l’eventuale ventilazione:

EPgl= EPci + EPacs + EPce + EPill

dove:

EPci = indice di prestazione energetica per la climatizzazione invernale;
EPacs = indice di prestazione energetica per la produzione di acqua calda sanitaria;
EPce = indice di prestazione energetica per la climatizzazione estiva;
EPill = indice di prestazione energetica per l’illuminazione artificiale.

Gli indici di prestazione sono espressi in kWh/mq anno o kWh/mc anno, secondo le indicazioni previste dalle norme europee e nazionali vigenti. Il valore ottenuto dal calcolo è un indicatore prestazionale che può essere confrontato con i valori derivanti dai calcoli effettuati su altri edifici solo se le ipotesi adottate sono congruenti.

A questo proposito, è opportuno precisare che la valutazione del fabbisogno energetico di un edificio, essendo appunto effettuata mediante un metodo di calcolo, non può che risentire delle diverse ipotesi che il progettista ritiene utile o necessario adottare. Il valore ottenuto può essere variato grazie all’adozione di soluzioni diverse, quali le migliorie nel sistema di produzione energetica o nelle prestazioni di elementi di involucro, che consentono di valutare la praticabilità energetica di una determinata operazione.

Come già detto, leggi e norme impongono il sistema edificio-impianto come un unico blocco: è tuttavia opportuno che, nella fase di valutazione delle prestazioni energetiche, vengano distinti i contributi energetici richiesti per il fabbisogno energetico dovuto al raffrescamento da quelli dovuti al riscaldamento, dall’energia richiesta dal sistema impianto e dall’energia primaria richiesta dall’intero sistema edificio – impianto. Tale determinazione consente di effettuare la diagnosi energetica in modo più comprensibile.

Per il calcolo degli indici di prestazione energetica dell’edificio si fa riferimento ai metodi riportati nelle Specifiche Tecniche UNI della serie 11300, tutte espressamente richiamate dalla legislazione italiana e quindi vincolanti.

Sempre estraendolo dalle Linee Guida del Mibact per l’efficienza energetica degli edifici storici, nei prossimi giorni parleremo di un esempio applicativo: una proposta d’intervento di restauro e efficientamento energetico per la Galleria Borghese, a Roma.

 

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