MAXXI e MoMA annunciano i vincitori di YAP Young Architects Program

Un arcipelago verde di isole mobili nella piazza del MAXXI. È il progetto Whatami dello studio romano stARTT, vincitore della prima edizione di YAP MAXXI, il programma per la promozione della giovane architettura istituito a New York dal MoMA nel 2000 che, per la prima volta, quest’anno coinvolge il MAXXI.

 

Due giurie con rappresentanti del MoMA e del MAXXI hanno selezionato in una rosa di cinque finalisti per ciascun museo sia il progetto vincitore per il MAXXI, sia quello della dodicesima edizione di YAP a New York: lo studio di Brooklyn Interboro Partners, con il progetto Holding Patterns.

 

Entrambi i progetti saranno realizzati e inaugurati a giugno 2011, insieme ad una mostra dedicata a tutti i progetti finalisti.

 

YAP (Young Architects Program) è rivolto a giovani progettisti (neolaureati, architetti, designer e artisti) ai quali offre l’opportunità di ideare e realizzare uno spazio temporaneo per eventi live estivi, nel grande cortile del MoMA PS1 a New York e nella piazza del MAXXI a Roma. I progetti, altamente innovativi, devono rispondere a linee guida orientate a temi ambientali, quali sostenibilità e riciclo.

 

Siamo particolarmente soddisfatti dei risultati di questo programma – ha sottolineato Pippo Corra, Senior Curator MAXXI Architettura – per tre motivi principali: per la collaborazione con il MoMA PS1, che si è dimostrata efficace e produttiva come auspicavamo, offrendoci una visione entusiasmante delle più recenti ricerche in architettura, spazio pubblico e paesaggio. Siamo inoltre riusciti a individuare una qualità particolarmente elevata nei lavori dei progettisti italiani ed europei under 35 impegnati nel progetto: tutti hanno infatti proposto idee affascinanti, innovative e ben articolate. Infine, siamo lieti di aver scelto un progetto che includa un approccio “MAXXI” a temi come ecologia, riciclo e spazio pubblico”.

 

YAP MAXXI – Whatami di stARTT (Simone Capra, Claudio Castaldo)
È un arcipelago immaginario composto da isole mobili, da disporre con configurazioni differenti a seconda delle necessità e degli usi. Whatami è la corruzione di “What am I” declinazione industriale del primo puzzle inventato nel Settecento e costituito da una mappa geografica. Un gioco compositivo che vuole essere anche un omaggio alle mappe geografiche di Alighiero Boetti, a cui è dedicato il piazzale del MAXXI.

 

Il progetto prevede la realizzazione di un arcipelago di colline artificiali, che creano una piccola area verde nella piazza del museo. Un giardino di isole di fronte al MAXXI, per accogliere i concerti e gli eventi della stagione estiva del museo, uno spazio in cui riposare e da cui si potrà ammirare la struttura fluida del MAXXI. Questo paesaggio artificiale sarà anche costellato da fiori giganti in grado di fornire ombra durante il giorno e luce di sera, ma anche acqua e musica.

 

L’allestimento prevede un doppio processo di riciclo: le colline saranno realizzate prevalentemente con materiali di riuso (paglia, membrana geotessile, plastica) e, dopo lo smontaggio, saranno donate al quartiere per essere riutilizzate, insieme con gli elementi luminosi.

 

La giuria – composta da Pio Baldi, Presidente Fondazione MAXXI; Margherita Guccione, Direttore MAXXI Architettura; Anna Mattirolo, Direttore MAXXI Arte; Barry Bergdoll, Chief Curator for Architecture and Design, MoMA; Pippo Ciorra, Senior Curator MAXXI Architettura; Maristella Casciato, Università di Bologna; Mario Nanni, Viabizzuno) – ha apprezzato l’alta qualità di tutti progetti e ha sottolineato come sia quelli del MAXXI sia quelli del MoMA abbiano proposto gli stessi temi e utilizzato tecniche simili: qualità degli spazi pubblici, economia di materiali e risorse, soluzioni formali innovative, attenzione al riciclo e all’interazione con la comunità locale.

 

La giuria ha scelto all’unanimità il progetto dello studio romano stARTT, per l’efficace interazione con l’architettura del museo, il contesto urbano e il programma delle attività estive; per la realizzazione di uno spazio verde per i visitatori del museo; per l’uso di materiali semplici e riciclabili.
La giuria ha inoltre assegnato una speciale menzione al progetto MAXXI Cloud del designer britannico Asif Kahn per la natura innovativa dell’idea e per la sua ricerca che coniuga architettura arte e scienza.

 

 

YAP MoMA – Holding Pattern di Interboro Partners (Tobias Armborst, Daniel d’Oca, Georgeen Theodore)
È un progetto finalizzato a stimolare il senso della comunità, e si compone di un’eclettica raccolta di panchine, specchi, tavoli da ping-pong, lampioni e funi tese dal muro del MoMA PS1 al parapetto sul lato opposto del cortile. Il fine è quello di creare un ambiente incentrato sul pubblico più che sulle performance, in cui uno dei temi chiave è quello del riciclo: come per il progetto italiano, al termine dell’estate, gli oggetti collocati nello spazio saranno donati alla comunità coinvolgendola attivamente e rafforzando il suo legame con il museo.

 

Il progetto vincitore è stato scelto da una giuria costituita da Glenn D. Lowry, Direttore del MoMA; Kathy Halbreich, Co-Direttrice del MoMA; Peter Reed, vice-Direttore Senior del MoMA per gli Affari Curatoriali; Barry Bergdoll, MoMA Philip Johnson Chief Curator, del Dipartimento di Architettura e Design; Klaus Biesenbach, Direttore del MoMA PS1 e Chief Curator at Large del MoMA; Peter Eleey, Curatore del MoMA PS1; Antoine Guerrero, Direttore Operativo e degli Allestimenti del MoMA PS1; Pippo Ciorra, Senior Curator del MAXXI Architettura.

 

È un risultato davvero importante riscontrare tante affinità tra i giovani progettisti in Nord America e in Europa, nonostante le condizioni di contesto molto diverse tra MAXXI e MoMA PS1 – afferma Barry Bergdoll –. Confrontarsi con la possente presenza architettonica del museo di Zaha Hadid rappresenta infatti una sfida ben diversa da quella lanciata ai partecipanti statunitensi nel cortile del MoMA PS1.
La maggior parte dei partecipanti a Roma, inclusi i vincitori, si è impegnata a introdurre elementi ludici, divertenti e di svago estivo nell’eroico spazio esterno del MAXXI. Il progetto vincitore di stARTT ricorre a elementi di natura artistica nel paesaggio in cemento, con ombrelli a forma di fiore, prati mobili e una vasca d’acqua, un giardino estivo nella nuova area della cultura contemporanea di Roma. Analogamente al progetto di Interboro Partners selezionato a New York, la proposta di stARTT incarna una nuova coscienza delle necessità del quartiere”.

 

Gli altri finalisti
Per l’Italia: Raffaella De Simone/Valentina Mandalari (Palermo); Ghigos Ideas (Lissone/Mi, Davide Crippa, Barbara Di Prete e Francesco Tosi); Asif Khan (Londra, Regno Unito); Langarita Navarro Arquitectos (Madrid, Spagna, María Langarita e Víctor Navarro).
Per l’America: FormlessFinder (New Haven, CT/Brooklyn, NY, Julian Rose e Garrett Ricciardi); MASS Design Group (Boston, MA, Michael Murphy); Matter Architecture Practice (Brooklyn, NY, Sandra Wheeler e Alfred Zollinger); IJP Corporation Architects (London/Cambridge, MA, George L. Legendre).

 

stARTT – nota biografica
stARTT (studio di ARchitettura e Trasformazioni Territoriali), nasce nel febbraio del 2008 da un’idea di Simone Capra (Roma 1978) e Claudio Castaldo (Latina 1978), con lo scopo di ideare e gestire, in ogni sua fase, i processi di trasformazione che interessano l’architettura e lo spazio per le attività umane, a partire da competenze specifiche sviluppate in sede o in rete con altre strutture a diverse esperienze disciplinari. stARTT si concentra sulle trasformazioni dell’ambiente antropizzato alle varie scale di intervento ed ai diversi gradi di complessità: paesaggio, territorio, città, progetto urbano, opere pubbliche, architetture private sono il campo di attività, ogni volta solcato ed attraversato con gli strumenti tecnici dell’attività professionale e della ricerca teorica metadisciplinare.

 

Per ulteriori informazioni
www.fondazionemaxxi.it

 

 

Nell’immagine di apertura, MAXXI Museo nazionale delle arti del XXI secolo. Foto di R. Galasso

 

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