Trasparenza

(di Marcello Balzani) Da sempre la funzione trasparente della materia ha consentito di inventare dispositivi (nell’immaginazione come nella concettualizzazione simbolica) che permettessero di attraversare lo spazio/tempo. Se dal punto di vista del processo logico questa metafora (il vetro, lo specchio, il cristallo) nasce dall’esperienza quotidiana condivisa con le forme naturali (acqua, aria, minerali) e con le forme e le sostanze artificiali che l’uomo è stato capace di produrre, è anche vero che le proprietà relazionali che esse presentano hanno fortemente stimolato in ogni cultura e in ogni epoca le attribuzioni di poteri e capacità.

 

[…] Il corpo è parte del processo non solo come osservatore. Il corpo attraversa la trasparenza […] e ne rimane contaminato. La metamorfosi che regola la sostanza (naturale o artificiale) viene trasmessa e non c’è difesa o illusione di protezione.
Ma forse la contaminazione non è solo in un senso. Forse la trasparenza è attiva indiscriminatamente, come una membrana osmotica, per ogni elemento/componente del sistema. Il rapporto che intercorre tra lo spazio/luogo e il corpo/luogo è stato magistralmente descritto da Michel Foucault: “L’utopia è un luogo fuori da tutti i luoghi, ma è un luogo dove avrò un corpo senza corpo, un corpo che sarà bello, limpido, trasparente, luminoso, veloce, di potenza, colossale, di durata infinita, agile, invisibile, protetto, sempre trasfigurato. Può darsi che l’utopia primaria, quella radicata nel cuore degli esseri umani, sia precisamente l’utopia di un corpo incorporeo”.

 

[…] Se la coscienza dell’incorporeo, come scriveva Foucault, rappresenta un aspetto della condizione umana che travalica la limitazione dell’esperienza sensibile, si potrebbe anche ipotizzare il mito della trasparenza assoluta. Il sogno di possedere un corpo invisibile, immaginato nella dinamica magica fin dalle “Mille e una Notte” e per tutta la letteratura fantastica da Ariosto a Tolkien, solo con l’avvento dell’industrializzazione che sviluppa tecnologie su basi scientifiche si solidifica e da filtro diventa formula. La trasformazione si compie soprattutto nella letteratura del Novecento, un secolo in cui la scienza, quella buona e positivista dell’Ottocento, si confronta con le barbarie dell’umanità e passa ad essere, nell’immaginario collettivo, cattiva e distruttiva.

 

In tutta la Divina Commedia Dante adopera Trasparire (Trasparere)  forse solo tre volte e proprio nelle qualità di rendere diversamente visibile (completamente, diafano o traslucido) un corpo. […] Qualità delle cose che consentono di capire dentro, di “lasciar comprendere o far indovinare” cosa accade. Il contesto terminologico e lessicale in cui Dante inserisce la trasparenza è selettivo e coerente, sagomato sulla conoscenza del comportamento fisico della luce in similitudine percettiva.

 

Una similitudine che induce i poeti a distinguere le forme della materia in rapporto alle forme dello spirito. Una considerazione che vena il significato di quella componente etico-comportamentale che ne fa, soprattutto oggi, una qualità sociale e politica. È il liquido dalle doti doppie in cui il figlio di Mercurio e Venere viene rapito dalla ninfa Salmace […]. Trasparenza che conduce al riconoscimento (di se stessi ed oltre) in cui il transfer opera come crogiuolo alchemico per la fusione metamorfica. Ne uscirà un altro unico essere (donna e uomo assieme) e forse, qualche millennio più tardi ne uscirà anche un altro materiale dalle proprietà ibride tendenti al metamorfismo, come la materia plastica.

 

È quindi la proprietà della materia a rendere possibile (comprensibile) un’azione intima dello spirito e forse del progetto architettonico quando richiede sensibilità non comuni? […] Solo attraverso, solo per mezzo, solo durante il concepimento di una nuova adesione, di un contatto immersivo, le cose cambiano. Sono le stesse eppure cambiano, perché è la forza della luce che rende possibile la trasformazione. Immersioni possibili solo nella trasparenza.


Il testo integrale dell’editoriale è pubblicato nell’e-zine “Trasparenza”.


Marcello Balzani è Direttore di Paesaggio Urbano e Architetti tabloid

 

Nell’immagine, installazione temporanea al Padiglione Mies van der Rohe, Barcellona, 2008-2009, SANAA, Kazuyo Sejima e Ryue Nishizawa

Scritto da

The author didnt add any Information to his profile yet



Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

News dal Network Tecnico