Materia Colore Luce, il ‘doppio sogno’

(di Marcello Balzani). Cosa succede quando guardiamo? Cosa succede quando intorno a noi appare la realtà con le sue forme e i suoi colori? Sembra incredibile ma non è facile rispondere a questa domanda.

 

L’esperienza comune racconta che tutto ciò che avviene è legato alla luce e al potere che le cose esprimono reagendo ad essa. Ma poi ci si accorge che il nostro essere all’interno di questa reazione alla luce non è uno stato passivo e banale. Come per il protagonista di Cervelli di Gottfried Benn, una delle raccolte più taglienti, sarcastiche e profonde del Novecento, esiste una grande azione selettiva che impegna la nostra mente e che si sforza di esprimere dal proprio interno un processo di coerenza. Sono apparenze quindi? Sono elementi e gradi di sostanza? Ad oggi si può affermare, con una certa sicurezza, che i colori sono dati emergenti: non esistono nella consistenza realistica che normalmente si attribuisce loro ma emergono in un determinato rapporto con la nostra condizione percettiva […]. Ma non soltanto. La nostra fotosensibilità, che ha origini antiche nel percorso evolutivo, si è integrata con una memoria cromatica strutturata dall’esperienza, dal desiderio, dai comportamenti e vive anche di colori.

 

È, in qualche modo, un doppio sogno.

 

Un doppio sogno che nasce e si riproduce nelle regole della materia e della luce come nel profondo del nostro cervello. Il risultato che ne deriva è uno straordinario percorso di concrete emozioni che formano ricordi, oggetti e luoghi dell’abitare.

 

Cosa succede quando guardiamo o pensiamo a un colore? […] Per semplificare il problema ci siamo posti alcune domande, partendo dall’assunto schematico (ma pratico) che nelle possibilità che un tecnico può avere di fronte alcune differenze sussistono già nella condizione di approccio:


Il colore esiste? Ovvero si ha di fronte una superficie cromaticamente caratterizzata? In questo caso il problema si declina con delle modalità che vagliano le scelte possibili (rilievo, diagnosi, integrazione, conservazione, interpretazione) attraverso un percorso che cerca di semplificare i modelli di indagine dal grande (il contesto, la scena urbana, le relazioni spaziali e compositive) al piccolo (dettaglio, superficie, lavorazioni, materiali).


Il colore è immaginato, progettato? Ovvero si sta progettando un risultato cromatico all’interno di un percorso di lettura e di indagine libero? In questo caso allora alcuni ragionamenti risultano altrettanto importanti per affrontare, con le tecnologie di cui oggi si dispone (foto camere digitali, riproduttori visivi e a stampa come i plotter), un consapevole approccio al progetto cromatico. Il colore viene applicato, inserito, gestito come un aspetto della superficie, come un carattere della forma, dimenticandosi, spesso, che anch’esso partecipa alla forma, esattamente come la luce e l’articolazione dello spazio. Anche dal punto di vista cronologico, sembra, nella prassi del processo ideativo, che colore venga dopo tanti altri passaggi monocromatici in cui pensare a colori può disturbare un’attenzione volta ad un formalismo autoreferenziale. Tutto ciò come se potesse esistere un mondo senza espressione cromatica! Ecco quindi insorgere altre domande…

 

Come fare per rendere, anche solo in parte, l’idea pratica di due colori, ovvero di due modalità di intendere, da tecnici dell’azione costruttiva (edilizia, architettonica, conservativa), l’approccio al colore?

 

Rimane evidente che per chi scrive il problema del colore non è scindibile dal progetto complesso, ovvero interrelato, cucito insieme […], in cui tutte le componenti dello spazio, dei modelli comportamentali, delle interazioni culturali agiscono ed operano simultaneamente e non stratificatamente, come se fosse possibile scindere il colore dalla luce e dalla materia, la materia dalla tecnologia, i processi percettivi da quelli psicologici e relazionali.

 

Ma è troppo difficile.

 

Il metodo selettivo ci può dare una mano, o meglio ci può offrire l’uso di un filtro, che metta a fuoco una problematica, accentuandone i caratteri ed evidenziandone le particolarità, ma è opportuno non dimenticare mai cosa può accadere al contorno, sui margini o negli altri (altrettanto importanti e strategici) livelli sovrapposti, lasciati spenti esclusivamente per non complicare il processo di sintesi selettiva. […] È quindi un’esperienza totale, fortemente connessa al modo di definire categorie e valori all’interno della nostra vita. Da un lato è vero che il colore sembra generarsi in alcune aree del cervello sotto una stimolazione, ma dall’altro è anche altrettanto vero che le connessioni che si diramano sono centinaia e non si può distinguere il colore dal ricordo, dalle aspettative, dai comportamenti, dai desideri, dalla disposizione mentale, dal potenziale culturale e artistico di ciascuno di noi.

 

[…] Esistono illusioni e apparenze che si coniugano con la nostra vita, che sono molto concrete nell’esperienza quotidiana e che ci rendono simili a tante altre espressioni viventi, ma che richiedono grande capacità progettuale.

 

Perché se la materia, il colore e la luce sono ingredienti coerenti capaci di alimentare il percorso progettuale dello spazio architettonico è anche vero che il loro potere si esprime nell’interrelazione, nella combinazione, nella capacità di saper governare molte regole del gioco che sono sia di ordine teorico, tecnico-tecnologico, ma anche artistico-culturali, con una forte spruzzata di psicologia e interazioni comportamentali.

 

Il testo integrale dell’editoriale è pubblicato nella e-zine n. 51 “Materia Colore Luce”

 

Nell’immagine, Girod+Anton Arquitectos, Nuno Nono nursery, scuola materna a Valencia, Spagna. Vista notturna di una delle aule. Foto © Mariela Apollonio

 

Marcello Balzani è Direttore di Architetti tabloid e Paesaggio Urbano

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